Note a margine n. 531

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DI 28 CE N’E’ UNO!

Ieri, 28 dicembre 2017, è stato il giorno che il Capo dello Stato, fermo super partes, ha detto no all’ inverecondo piagnisteo della sx parlamentare che gli chiedeva – non si sa a quale titolo – la proroga di due settimane, giusto il tempo di fare un’altra legge cazzara e invisa alla maggior parte degli italiani. Che, a scioglimento delle Camere avvenuto (anche per mancanza di Presidenti occupatissimi a schierarsi), hanno provato la prima, immediata soddisfazione in tempi reali: stop alla cazzata dell’ appellativo di onorevole. Che – quanto ai componenti di quello diffusamente considerato il peggior Parlamento italiano di tutti i tempi – era una vera improprietà lessicale e millantato credito. E non ci stava in misura inversamente proporzionale alla qualità e alla quantità di spocchia e di arroganza di soggetti che saranno citati come esempi negativi nella storiografia politica del nostro Paese. Che ha avuto la forza impensabile di resistere alle angherie, alle presunzioni, alle oppressioni, ai privilegi, ai balletti da ‘changez de place’ di quadriglia, alle fiducie, agli attacchi alla Costituzione, alle leggi cazzare fatte e alle leggi urgenti e necessarie non fatte e affossate (v.legittima difesa), quelle fatte a cazzo di cane e quelle fatte impropriamente dal Governo (circa un terzo della produzione normativa): e tanta altra robaccia attiva e omissiva, come le ricostruzioni per i terremotati promesse al vento e i cinque milioni di italiani sotto la soglia di povertà sostanzialmente ignorati. Che sarà molto meglio non dimenticare unitamente ai nomi e cognomi di personaggi pronti a darsi una sciacquatina e ripresentarsi con la faccia da culo o da sirenetta per chiederci un’ altra volta di affidargli il nostro destino e mollarci un nuovo giro di patacche e sole ad ampio raggio: dal campo bancario via via sino a quello paraletterario sotto forma di programma. Che non sarà scritto solo nella bieca retorica parolaia dei loro proclami velleitari di s/partiti last minute e di frattaglie residue, ma anche nelle riserve mentali di infiltrati occupatori, di presuntuosi spregiudicati arrampicatori, spesso ignoranti, scarsi di grammatica, di sintassi; così come sono indigenti di senso della storia, di trasparenza, di vergogna, di ravvedimento, di affidabilità. Che, tutte assieme, sono condicio sine qua non, sono la base essenziale per nutrire la speranza di scrollarci dal peso dell’ oppressione e ritornare ad essere cittadini in un Paese, ospitale sì, ma italiano, libero e democratico. Che, prima di tutto, necessita del voto di tutti quelli che lo hanno davvero a cuore e sappiano vincere il senso dello sgomento, della frustrazione, della rassegnazione, della ignavia. Ieri, un 28 dicembre speciale. Una liberazione. Ma, memento: di 28 ce n’ è uno!

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