Note a margine n. 690

ODIO RAZZIALE? NO GRAZIE

La sperequata distribuzione delle risorse sui territori della Terra e delle consistenze delle popolazioni che li abitano ha avuto, nella Storia dell’ Umanità, situazioni di tensioni, scontri, aggressioni, odi. Il problema irrisolto dei bisogni e delle necessità di procurarsi i mezzi di soddisfarli, a cominciare da quelli più elementari collegati alla sopravvivenza, è concreto e reale e ha inciso e incide fortemente. Intere popolazioni sono scomparse per via di lunghe e sanguinose guerre intentate per strappare (o non farsi strappare) il necessario ad altre, vuoi per non averci nemmeno provato e per essere rimaste allo stremo della indigenza sino alla fine della estinzione.

Le pagine della Storia raccontano di orrori e di sangue, di odi epocali gemmati all’ insegna dell’ homo homini lupus. Tragicità che, tuttavia, trovano la ‘spiegazione’, causa-effetto, nella realtà delle cose sopra richiamate. Etica a parte.

Ed è per questo che, per quanto mi sia inutilmente sforzato sinora di venirne a capo, devo riconoscere che trovo che l’antico odio razziale antisemita – che, purtroppo, pare stia in forte e diffusa ripresa anche in ambienti dove, per cultura e benessere, o perché i veri problemi sono altri, non si dovrebbero avvertire le spinte surrichiamate – sia una perniciosa idiozia, stupidamente gratuita, una goffa tradizione ideologica, una pericolosa irrazionalità alimentata e rinfocolata per fini artificiosi e diversivi.

Sono convinto che, per odiare tanto una “razza”, per generazioni e generazioni, e mirare persino alla sua distruzione totale, debba sussistere un adeguato riferimento razionale. Un perché chiaro, comprensibile, inequivocabile.

Ma, per il momento non ci arrivo ancora. Non trovo nulla. Su questa strada dei perché, mi sono fermato, tuttavia, al fenomeno dell’ antimeridionalismo italiano. Che, nel suo piccolo, studiato a fondo, considero una cosa da teste di cazzo.

E perciò non mi dispiace se, da grande, ho voluto fare il meridionale. Anzi.

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