Note a margine n. 682

LATTE ALLE GINOCCHIA


E’ notoria la nullafacenza di certi personaggi che ormai si ritrovano in cassa integrazione, a margine rottamazione, a sgomitare per apparire in cronaca e a fare la faccia seria, zompettando dalla politica all’etica, passando dal ridicolo velleitarismo lessicale. Con la forza della disperazione che accede alla vana ricerca del tempo perduto, essi tentano di scrollarsi di dosso il fetore dell’ orrore museale, di recuperare qualche centimetro fuori dalla fossa del salvifico oblio. Che, per molti di loro, è invece una vera zona provvidenziale di ricovero e di riparo dalle intuibili conseguenze del loro malo pregresso. Gli italiani – si sa – sono campioni del mondo in amnesia.
Nella speranza di farsi prendere ancora in qualche considerazione nel limbo dei vacui, nonostante la propria irrilevanza osti a farlo anche i più misericordiosi immemori, i più fancazzisti di loro non demordono e si sforzano a cercare di ideare il ‘casus’ da eco, raspollando gli avanzi di attenzione tra i cumuli dei rifiuti umidi del politically correct e i fetori del giornalismo rampante/lecchino.
E’ davvero inquietante il solo immaginare quanta di questa insana vacuità fosse già presente nelle menti di certi soggetti che ieri ‘potevano’ spocchiosamente e che oggi ‘tentano’ impudentemente con una ossessiva serie ininterrotta di cazzerie e paraculerie.
E così veniamo al recente pubblico ‘inginocchiamento contro il razzismo’, l’indecente siparietto che si tenta di imporre subdolamente alla squadra nazionale in campo, negli stadi di calcio. Dove chi non asseconda questa novella forca caudina cacio e pepe viene subito stigmatizzato come razzista tout court. Conseguenze intuibili, partendo da uno show paraculo e scalcagnato.
Un ricatto di merda come quella accumulata in certe scatole craniche.
Presto seguiranno altre genuflessioni, prosternazioni ed inchini, autoflagellazioni, leccate di mani e di piedi. E di culo; perché no? Comme d’habitude. Affanculo.

Pubblicato in Uncategorized | 2 commenti

Note a margine n. 681

LA PAROLA AL CITTADINO ASPECIFICO

Non è volgarità, ma necessità di essere chiarissimo, diretto. Considerato che una norma giuridica serve a dare al cittadino le ‘istruzioni per l’uso’ delle sue facoltà comportamentali (intendo dire divieti ed obblighi) – cittadino a carico del quale, peraltro, grava il pericolo derivante dalla pregiudiziale presunzione di conoscenza (e di comprensione?!) della legge – essa deve assolutamente essere semplice, trasparente, facilmente accessibile, chiara, nella sua letteralità e nei concetti. Per averne un’ idea basta leggere qualche norma del codice penale, specialmente in forma originaria e tuttora in vigore. E invece.

E invece. Oggi, al cittadino generico – pardon, comune – ma tuttavia, ugualmente ‘presunto consapevole’, non bastano tre o quattro riletture per capire quell’ intricato mannello, quel garbuglio surrettizio tecnico-giuridico che, tra aggettivi ed avverbi, egli tenta di dipanare avendo sotto gli occhi il testo del ddl Zan. Una legge che nasce per essere tutrice delle situazioni sessopersonali ma che – diciamolo subito – così come è formulata, avrà di certo un sicuro effetto: quello di soffocare, ammutolire, confondere. Peraltro, il terrore dell’interpretazione giudiziale – che verrà accresciuta a dismisura dalle opacità e dalle ridondanze della legge – aumenterà col conseguente aumento del potere del giudicante; così come accade ogni volta che debba venire in considerazione una legge impervia, nella lettera e nella ratio, dove anche la dottrina e la giurisprudenza si spaccano di corna. Mi chiedono, “scusa, tu che sei un giurista, ma se dico ‘stronzo’ a uno che chiaramente, de visu, non è il tipico prodotto fecale, sarà la stessa cosa che dire ‘frocio’ a uno che ‘frocio’ non è? E se invece, quello lo sembra; o lo è a mia insaputa perchè non ha fatto outing e non porta un distintivo? Se dico cicciona ad una falsa magra? O se dico cazzone a uno qualsiasi o a uno ce l’ha grosso. Che mi accade? Varrà la presunzione di conoscenza? Di quali e quanti reati risponderò?” Boh. Cambio discorso, mi ricordo che ho un appuntamento urgente. Devo correre via.

Già in altri Paesi hanno sperimentato questo tipo di legge tendente a ostacolare la diffusione dell’ odio verso i diversamente orientati (i dior, li abbrevierò così, con tutto il rispetto)). Ottenendo effetti del tutto opposti a quelli voluti dal legislatore, laddove la mira era, invece quella di vietare tutto – ripeto – ciò che sia idoneo alla diffusione dell’ odio verso i dior.

Non credo che si accetti di buon grado, in effetti, una legge che, in pratica, ci imponga ciò che dobbiamo farci piacere, di annuire malgrado un diverso pensiero; ci vieti severamente di manifestare il non gradimento e ci costringa a dirne soltanto furtivamente, al buio, mascherati, in disparte, senza possibili testimoni, in catacombe, all’ insegna dello storico “silenzio, il nemico ti ascolta”.

I presunti beneficiari di questa legge, tenderanno a superarne i limiti (abbastanza fumosi) con l’assist del giudicante che si sentirà Crociato alle Crociate, autorizzato persino ad indagare sulle intonazioni, sulle mimiche facciali e gestuali di accompagnamento delle parole, sulle intenzioni di ciò che – a loro parere – avevamo davvero in testa, sulle percezioni. Ogni nostra parola potrà essere ritenuta empia, criminale. La fantasia e l’ideologia non hanno limiti. Satira? Manco a parlarne. Quella, come il nero, va su tutto, pure sul Padreterno, ma non sul dior non si scherza, siamo all’ ebdolivello.

E noi? Sin dai primi casi, dalle prime condanne, dalle prime motivazioni che leggeremo, ci scopriremo sempre più insofferenti, umiliati e rancorosi per l’insostenibile onere della mordacchia e per la pubblica esposizione dei nostri pensieri, veri o solo presunti da qualche irresponsabile supponente. Arriveremo al ridicolo delle perizie mimico-semantiche. E così, l’odio e la sua diffusione che si volevano evitare con l’improvvido mezzo della sanzione giuridica, potrebbero davvero nascere dove non ci sono, ed espandersi ed esplodere, violentemente o surrettiziamente dove già esistono sia pure in nuce. Con gli intuibili mille possibili paraventi di dissimulazione. E fare molti più danni di quel che non si creda. Specie tra gli innocenti. Processi veri o processi inventati, processi giusti e processi aggiustati. Pensa un po’ tu che ancora onori “il padre e la madre”.

Pubblicato in Uncategorized | 2 commenti

Note a margine n. 680

MAGISTRATO VS CITTADINO

Il Popolo sovrano chiede ancora a gran voce la riforma della Giustizia. Ecco cosa scrissi sull’ argomento e pubblicai nel febbraio 2010

Abbiamo un problema: 4 premesse, 10 domande e 1 domandone finale di Michele Lamacchia (mio articolo pubblicato sul quindicinale Meridiano Sud nel febbraio 2010)

Prima premessa:

a) La Carta Costituzionale afferma che la sovranità appartiene al popolo;

b) Il popolo sceglie democraticamente (elezioni a maggioranza) i suoi rappresentanti (il Parlamento) che, in suo nome, esercita la sovranità (la volontà/potere superiore) attraverso l’approvazione di leggi (norme che regolano la vita del nostro Paese);

Seconda premessa:

a)  Il Parlamento approva una legge;

b) La predetta legge, una volta, approvata, può essere impugnata di incostituzionalità presso la Corte Costituzionale, organo non eletto dal popolo, ma semplicemente nominato, ad libitum, per un terzo dal Presidente della Repubblica (organo politico), per un terzo dalle supreme magistrature ordinaria ed amministrative, e solo per un terzo dal Parlamento (che rappresenta il popolo) in seduta comune;

c) La Corte Costituzionale ha il potere di dichiarare incostituzionale e, in pratica, di abrogare, privandola di ogni effetto, ogni legge emanata dal Parlamento, senza limiti e senza responsabilità, con decisione inappellabile;

d) Il Parlamento che si vede giudicare una propria legge, in genere, non è mai lo stesso che ne ha nominato la sua quota di Giudici Costituzionali, perché ciascuno di questi ultimi dura in carica nove anni dalla propria nomina, mentre il Parlamento deve rinnovarsi in toto ogni cinque anni;

Terza premessa:

a) Al Consiglio Superiore della Magistratura Organo Costituzionale cui  (Art.105 Cost.) spettano “secondo le norme dell’ordinamento giudiziario, le assunzioni, le assegnazioni ed i trasferimenti, le promozioni ed i provvedimenti disciplinari nei riguardi dei magistrati”, e (in forza del sopravvenuto art. 10 della L. 24 marzo 1958 n. 195, comma 5) “dà pareri al Ministro sui disegni di legge concernenti l’ordinamento giudiziario, l’ amministrazione della giustizia e su ogni altro oggetto comunque attinente alle predette materie”. In pratica, su ogni e qualsivoglia legge, considerato che la legge, proprio in quanto legge, può finire nell’ amministrazione della giustizia, atteso che questa amministra le leggi e si occupa di “…ogni altro oggetto comunque attinente alle predette materie”.

b) Da un po’ di anni a questa parte, inoltre, il CSM si esprime anche senza richiesta del Ministro e prende pubblicamente posizioni durante l’iter parlamentare di un disegno di legge in formazione, in tal modo preannunciando quale sarà il proprio atteggiamento nel caso in cui venga approvata una legge contro il proprio parere. Ciò influenza e condiziona la libera determinazione delle forze politiche nel Parlamento e lo stesso voto dei singoli Parlamentari.

Quarta premessa:

a) Dalla riforma del 1993, è consentito sottoporre ad indagini i Parlamentari senza richiedere l’ autorizzazione della Camera di appartenenza, arrestare il Parlamentare in presenza di una sentenza irrevocabile di condanna e mettere in arresto il Parlamentare nel caso in cui sia colto nell’atto di commettere un reato per cui è previsto l’arresto obbligatorio in flagranza;

b) In tal modo, è concretamente possibile incidere sulla consistenza e sul libero comportamento delle forze parlamentari, modificandone gli assetti espressi democraticamente dall’elettorato o perseguendo giudizialmente i rappresentanti del popolo di orientamento politico avverso a chi può avviare indagini o arrestare, o facendoli sparire per lunghissimi tempi dalla scena politica o screditandoli presso l’elettorato, in campagna elettorale e dopo l’elezione?

c) Un processo, in Italia, ancorché, alla fine, si concluda con l’ assoluzione dell’imputato, può durare, infatti, anche una ventina d’anni circa, tanto è vero che il nostro Paese è stato più volte denunciato e condannato per questo. Forse, per questo è più che giustificato il “difendersi dai processi’ prima che il “difendersi nei processi”. Essere sottoposti a processo, in Italia, è già di per sé una rovinosa condanna per chiunque; esiziale, addirittura, per l’innocente, perché, a lui e alla famiglia, tutto  viene loro tolto e nulla può essere veramente loro restituito. Sempre che l’innocente abbia i mezzi per difendersi bene e che la sua innocenza venga riconosciuta da un giudice senza pregiudizi. Ma le statistiche delle condanne in primo grado e delle assoluzioni nei grado successivi indicano, purtroppo, il contrario. Per non dire dei danni irreversibili della custodia cautelare in attesa di giudizio. Ma poiché non ne risponde nessuno, è facile immaginare …

Tutto ciò premesso, ecco alcune domande facili-facili:

1) La separazione dei poteri è veramente compiutamente definita dalla nostra Costituzione? 2) I limiti della Carta Costituzionale ed una cattiva legislazione hanno creato aree di pericolose sovrapposizioni fra i diversi livelli di potere? 3) Si ha qualche ragione di temere dell’ autoreferenzialità del C.S.M.? 4) Si ha qualche ragione di temere che oggi (in contrasto con i Principi Costituzionali) stiamo vivendo una rischiosa sproporzione di potere/funzione tra gli Organi eletti direttamente o indirettamente dal popolo sovrano e la Magistratura, non eletta e non soggetta, in pratica, ad alcun vincolo di terzietà, in quanto si autogiudica mediante il suo stesso C.S.M e basta? 5) Con tale sistema è possibile che una ristretta minoranza di persone comandi il Paese esautorando e ribaltando de facto la volontà popolare? 6) E’ mai credibile che chi esercita tale comando sia davvero disposto ad accettare una qualsiasi riforma che possa ridurne il potere sull’ attività del Parlamento, sulla vita, sulla libertà e sulla morte (civile e non solo) dei cittadini, sugli elettori, sulle sorti di un Paese? 7) Chi ha davvero interesse a rimediare alle falle della nostra Costituzione? 8) Chi ha davvero interesse alla riforma della Giustizia e chi ha interesse, invece, a conservare lo status quo? 9) Cui prodest la situazione attuale? 10) Si ha qualche ragione per ritenere quanto meno inopportuno che un numero crescente di magistrati in carica, senza dimettersi prima e definitivamente, si candidi per una carica politica, a favore di una parte e contro un’altra, ed entri addirittura in competizione (intuibilmente squilibrata e intimidente) con un avversario sul quale egli abbia indagato da magistrato e sia fornitissimo di notizie di ogni genere e sconosciute ai più? Di conflitto di interessi non se ne parla. Anzi, non manca il placet del C.S.M. Manco a dirlo.

Domandone

Allo stato delle cose, chi ha, in concreto, il comando del nostro Paese?

Rispondete, in nome della legge: ci sono i mezzi per farvi parlare! (e per ascoltarvi).

Nel frattempo, i superstiti creduloni della democrazia le intonino il de profundis.”

Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento

Note a margine n. 679

NEMMENO PANDORA

Dopo il fetido scoperchiamento pandorico passato alle cronache e alla Storia unitamente ai nomi Palamara, Amara e &, c’era ragionevole speranza che la parte più degna della magistratura ritrovasse un sussulto di sano orgoglio e reagisse per riaccreditare l’ intera categoria, e che cercasse e trovasse lei stessa – per prima e con decorosa autonomia – il recupero di quanto perduto quanto a stima, a fiducia, ad onorabilità e ad affidabilità che i cittadini devono necessariamente e fideisticamente potere nutrire verso gli operatori di Giustizia.

Devo ammettere, tuttavia e assolutamente mio malgrado, di non avere potuto cogliere nemmeno minimi segnali in tali sensi. Parlo di segnali seri, non di polveroni. Anzi.

Ho potuto percepire – con la sensibilità di vecchio operatore nel campo e che ha visto e vissuto ben altre realtà e stature professionali, umane ed etiche – un massivo e vasto campionario di diffusissime espressioni di arroganza e di sprezzo che da ogni parte di quest’Ordine sono state scagliate, più o meno direttamente o con artificio di capziosi arzigogoli, contro il Popolo italiano. Ostilmente considerato rozzo, da tenere sottomesso, ignorante, e immeritevole – perché non ha studiato abbastanza per chiedere un referendum – che a gran voce invoca, tramite sei quesiti referendari presentati in questi giorni, una equanime riforma della Giustizia. Che da troppo tempo ci abbisogna come l’aria e da altrettanto troppo tempo ci viene denegata e ci tiene ostaggi. Prepotenze e viltà? Un rifiuto trincerato, generalizzato tramite menate e lezioncine per tutti, oltre che per il Popolo bue, scartato, estromesso, spogliato della sua sacrosanta funzione di democrazia diretta: la Cassazione, la Corte Costituzionale debitamente avvisate con avvertimenti di indirizzo. Non sappiamo ancora tutto, ma sappiamo già abbastanza. Anzi, fin troppo.

Sento una brutta puzza di ‘Giustizia è cosa loro’. Ho potuto leggere che qualcuno di grande spicco, senza mezzi termini, abbia persino chiamato la categoria a “reagire”. E questo – considerati i possibili mezzi di “reazione” – è ignominiosamente inaudito, e davvero disperante. D’altro canto, non speriamo in un miracoloso cambio delle cose; non sarà nemmeno sufficiente una equilibrata riforma normativa della Giustizia che – nel migliore dei casi – potrebbe avere qualche esito positivo solo per arginare i casi ‘patologici’, se, invece, certe pericolose mentalità, più o meno surrettiziamente, sopravvivranno indisturbate. A cominciare dall’idea che indipendenza equivalga a insindacabilità.

Nel totale silenzio delle Istituzioni.

Povera Patria mia. Amara terra mia.

Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento

Note a margine n. 678

DEL PADRE E DEL FIGLIO

O.K. Grillo, almeno per questa volta, non ha recitato; è andato davvero fuori di testa e fuori dai denti ha sputato – con tutta la veemenza possibile – la sua angoscia di padre disperato per i fattacci che vengono attribuiti al figlio e compagnia bella in danno di una ragazza svedese. Il ragazzo e tre amici. Da privato cittadino, si è servito di face book per diffondere il suo messaggio in difesa del figlio che, per lui, è innocente dei crimini di cui in cronaca. Si parla di stupro di gruppo. Da padre, dubita visceralmente della versione della donna-vittima. Bypassando gli accertamenti pendenti, Grillo innocentista, interloquendo con nessuno in particolare, sostiene che fossero tutti consenzienti. Forse; forse tutti e quattro.

M’ha fatto persino pena, sentirlo straparlare quest’uomo giustizialista che, a priori, per anni ha massacrato a destra e a sinistra, senza pietà né un minimo di garantismo, ipnotizzando le piazze. Memoria corta. Ci è andata per sotto la magistratura; e, dalla parte del Movimento, pure i suoi affiliati e compari che non hanno preso la distanza e hanno dovuto abbozzare, minimizzare, sorvolare, bizantineggiare.

Brutta storia. Un’altra a sé. Che si aggiunge alla prima.

Non so, poi, su quale rete nazionale, ha fatto seguito, sia pure in tutt’altro tono e stile leggiadro, una dura reprimenda di Elena Boschi a difesa delle donne (come è giusto che sia) e della magistratura; gliene ha cantate a dovere, prima al Grillo padre e poi alla mamma del ragazzo, intervenuta a gamba tesa a difesa e assoluzione del proprio piezz ‘e core. La tesi e conclusione della Boschi sono state riabilitative della magistratura in cui avere piena fiducia, ché spetta solo alla magistratura stabilire colpe e innocenze, non certo ai genitori del Grillo jr.

Eppure, mi si apre un cassetto della memoria. 18.12.2015, Camera dei deputati, la parola a lei, proprio lei, la Boschi, che prende la parola in qualità di Ministra per le Riforme Costituzionali e per i rapporti col Parlamento, in piena funzione istituzionale e in pieno contesto istituzionale, telecamere aperte, interloquendo con i massimi rappresentanti del popolo, bypassando gli accertamenti pendenti, parla, parla del suo caso, della sua famiglia e, tra l’ altro, da figlia, si sofferma a difendere suo padre da certe brutte notorie storie bancarie, e a sostenere fermamente “...mio padre è una persona per bene e sono fiera di lui…” . Ma questo non doveva stabilirlo la magistratura e non lei, la figlia, lì, in quella sede e in quella veste? Tutto mandato in onda più volte. Così come, in questi giorni, le dichiarazioni della Boschi.

Viene spontaneo il paragone dei due casi difensivi, strettamente familiari, entrambi interpretati fideisticamente ad adiuvandum di una persona cara. Parole, toni, ed enfasi diverse. Ma l’animus?

Non credo, perciò. che la Boschi fosse oggi la più adatta come portavoce censoria. Memoria corta?

Un’altra storia, un’altra a sé. Chi, tra il personaggio privato e quello pubblico, ha fatto di peggio? Nisi caste…

Pubblicato in Uncategorized | 1 commento

Note a margine n. 677

IL DENUNCIANTE

Tra i diversi Codici, testi unici, leggi e assimilati, non saprei precisare quante sono le molte volte che il legislatore abbia sino a oggi usato il termine “denuncia”. Termine che, secondo tutti i migliori dizionari italiani, sta ad indicare, nel settore penale, l’atto con il quale chiunque può portare a conoscenza dell’autorità – pubblico ministero o ufficiale di polizia giudiziaria – un reato perseguibile d’ufficio del quale ha notizia, consumato o in via di consumazione, ai danni dello stesso denunciante o di altri. Normalmente la denuncia è facoltativa ed è obbligatoria nei casi espressamente previsti dalla legge. Il legislatore mette a disposizione del cittadino questo strumento onde evitare che quest’ultimo possa o debba prendere privatamente iniziative per ottenere riparazioni o cessazioni di arbitri, per dissuaderlo dal reagire individualmente con intuibili conseguenze sul piano privato e su quello dell’ ordine pubblico. Lo Stato conosce fin troppo bene gli esiti di rappresaglie, ritorsioni, rivalse, rivincite, autodifese, faide, vendette dirette e per conto terzi; e i contesti dove, invece, vale il principio omertoso di emarginare i tutori della legge, sì che il denunciante – secondo l’etica mafiosa, ma, in genere, cultitaliana, – viene persino additato allo biasimo pubblico e indicato sprezzantemente come delatore, spione, invece di essere apprezzato per il suo senso civico. Cose nostre. La vittima subisce e continua subire, si adegua e china il capo, a tutto favore e alimento dei prepotenti, degli incivili, dei bulli, così il testimone, campione di reticenza. Ecco le conseguenze tragiche del silenzio: un non denunciante, da vittima, diventa utile idiota e persino complice del violatore di legge. I termini gratuiti, come delatore, spione, se li ficchino nel culo i popoli bue, diano lezioni di morale ai loro figli che erediteranno alte dosi di civismo. Imparino a denunciare. Magari, a cominciare dai propri redditi.

 

Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento

Note a margine n. 676

TEORISMO

Pare che oggi, più che mai, vada in auge il teorista, vale a dire il confezionatore di teorie, con tanto di impianti, architetture, nomenclature, neologismi, citazioni (spesso, a cazzo) di nomi da suggestione. Pare proprio assurto prepotentemente alla ribalta il teorista, questo faccendiere che a tutti e ad ogni occasione ha da proporre il suo richiamo e spesso riscuote attenzioni per il suo sorprendente nulla seriosamente spiegato.

Per il cazzaro di turno, zero i rischi. Vantaggi a iosa, sotto forma di titoli: dal socialpopolare prêt-à-porter ‘intellettuale’ introdotto nei salotti tv, alla pubblicazione di ‘studi e ricerche’ raccolte in una pubblicazione sul già venduto, a volte, sino alla cattedra sartoriale, fatta, cioè, a sua misura, sempre super ambita prêt-à-manger.

Materiale: hai voglia! E che ne direste del “Criptocosmo del sopra pensiero”, “Fatiscenza del postumo”, “Ingordigiazione dell’ antropo”, “Metabalietà dell’antropologia intellettuale”, “Posologia dialogica e l’homo capiens”, “Il senso del sapere a passi felpati”, “Il prestigio della sensorialità e ingannevolezza”, “Fotofania della sintesi nel sociale”, “Il tempo come materiale di largo consumo”, “ Parusie e mentalismo”, “Fenomenologia dei reflussi migratori”; “Anatomia dell’obesità onirica”, “Unità e pluralità dell’antropologismo cosmico”; “Antropologia dell’anima altrove”; “Gli ossimori degli impulsi istintivi nella micromimica”; “Cause ed effetti del deperimento concettuale”; “Religiosità dell’ateo”; “Il rimorso operoso”; “ Filosofatalismo e polemion: il filosoformat”; “ Religioneria e agnosticosmosi”; etc.

La materia che più duttilmente si presta alle tastiere dei teoremi dei giocazzari è nell’ambito dello psichismo; l’offerta è ricca e si attesta al primo posto nella classifica del cazzarume anatomentale costruito attingendo al lessico tradizionale ammodernato e rivisitato nei significati, neologismi q.b., con una passata nella pastella dell’ esoterismo surrettizio e con la magagna finale dell’ insaporimento nell’aria indorata e fritta. Un filone di criptosupercazzole da acchiappo. Chi potrebbe smentirle? Ed è ciò che conta..

Teorismo.

Meteorismo.

Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento

Note a margine n. 675

MEGALOMANI/MEGALOMINI

Mi chiedo se possa ragionevolmente sostenersi che ogni epoca abbia avuto i suoi ‘geni’, magari, a partire dall’ambiente degli ominidi neanderthalensis o altro. Chi inventò la ruota, chi il modo di accendere artificialmente il fuoco, e poi, la leva, l’energia elettrica, etc. non doveva essere persona più dotata rispetto agli altri? Per identificare correttamente il ‘genio’ si può prescindere dalle risorse già disponibili per via di natura o per opera e ricerca di chi ci ha preceduti? Si può pensare che l’amor novi, sia pure in misura diversa, sia una inclinazione scritta nel nostro codice e ci spinga alla ricerca e faccia di noi degli ulissi megalomani/megalomini? Quanto – forse tutto – l’Umanità deve a coloro che non si sono accontentati? Non è vero che ogni epoca è figlia della precedente e madre della successiva? Nella Storia che conosciamo, ogni ‘genio’ non ha cominciato mai da zero, né a mani nude.

Pubblicato in Uncategorized | 1 commento

Note a margine n. 674

FEMMINISMO

Femminismo. A occhio e croce, mi sfiora il pensiero che il movimento sia in mano a donne mal riuscite o a donne ob torto collo; comunque, a femmine scontente di ciò che la natura ha dato loro; che, perciò, vogliono altro, vogliono di più: la chiamano parità. In questo caso, non mi è chiaro l’esatto significato di ciò che intendono, ma mi è chiaro che, qualunque cosa essa sia, la vogliono da noi maschi.
Mi chiedo, invano, se non esistessero gli uomini, queste donne che cosa e da chi la vorrebbero. Ma non fa niente. A domanda difficile, risposta difficilissima. Non m’azzardo.
L’affare, già abbastanza grosso, sembra tendere asintoticamente all’ infinito, con conseguenze imprevedibili. Perciò, per amor di pace, auspico il meglio per loro e che tutti gli uomini siano a loro a favore e collaborativi.
Esortazione per le persone che si stanno facendo il culo per i mille problemi della vita: A tutte quelle che vogliono ‘uominizzarsi’ date tutto ciò che concretamente potete e subito. Tanto, l’avranno a prescindere. Perché, siate certi, in mancanza, non smetteranno mai di romperci il cazzo.
E, per lo stesso motivo, e per amor del cielo – c’entri o non c’entri – tanto per non sbagliare, e non far torto a nessuno, fate la stessa cosa per i maschi che vogliono ‘donnizzarsi’, facendo o non facendo lo stesso casino. Per la serie ‘quote a tutti’. Suum cuique.
Dal settimo corollario della legge di Murphy.

Pubblicato in Uncategorized | 1 commento

Note a margine n. 673

SCUOLA E PARETI DI TESTO

In effetti, vista così, da fuori, e vissuta così, da dentro, la scuola appare essere l’agenzia che, attraverso programmi e corsi predeterminati dalla classe dominante del momento, tende a confezionare (informare + conformare) fanciulli e giovani ammaestrati secondo schemi prefabbricati di pensiero a questi adattandoli. Altro che formare futuri, liberi cittadini! Per preciso progetto di conservazione dello status quo o per indolenza colposa che indulge al passivo trascinamento del precostituito. Le menti poco brillanti, in genere, a scuola ‘vanno bene’. L’Università – almeno lei, dal suo canto – dovrebbe, invece, dare spazio continuo allo sviluppo evolutivo: agli studenti più che alle carriere accademiche. Tuttavia, accade che la cultura e la maturità di chi non si allinea con la pubblicazione del Docente che ha trovato la dritta di farne una cattedra e una materia (sartoriali) ad hoc, anche qui vengano represse. Basta questo perché una carriera studiorum sia osteggiata o compromessa fino allo stroncamento. Da parte degli studenti è molto più conveniente far parte degli staff di giulivi portatori d’acqua orbitanti attorno ai prof. in facoltà e alla loro vis gravitazionale di star, rampante o datata che sia, che, spesso, non disdegna di attingere materiali per questa via. Con naturalezza, quasi una ‘manus’ scontata. Conosco per lunga frequentazione diretta modelli di questo tipo. L’utente che non si allinei o che risparmi sulla piaggeria, inciampa, viene disconosciuto, a volte è costretto a migrare. Altro che formare futuri, capaci, liberi professionisti! Oggi, tristi figuri, vagolanti teste di cazzo, innescate di spocchia paracula e spregiudicatezza strazzana, esponenzialmente più pericolose di mine antiuomo o anticarro, in numero crescente, sono legalmente autorizzate dal proprio diploma di maturità o di laurea a danneggiare anche in modo esiziale singoli utenti o intere collettività. Secondo un malinteso senso di uguaglianza, spacciato per velleitaria equivalenza assoluta. Ricordo il pensiero di Giovanni Papini: “ Se c’ é ancora un po’ di intelligenza nel mondo bisogna cercarla tra gli autodidatti o fra gli analfabeti.
La scuola è così essenzialmente antigeniale che non ristupidisce solamente gli scolari ma anche i maestri. Ripeti e ripeti anni dopo anni le medesime cose, diventano assai più imbecilli e immaleabili di quel che fossero al principio – e non è dir poco.
Poveri aguzzini acidi, annoiati, anchilosati, vuotati, seccati, angariati, scoraggiati che muovono le loro membra ufficiali e governative soltanto quando si tratta di aver qualche lira di più tutti i mesi!
Si parla dell’ educazione morale delle scuole. Gli unici risultati della convivenza tra maestri e scolari è questa: servilità apparente e ipocrisia dei secondi verso i primi e corruzione reciproca tra compagni e compagni.
L’ unico testo di sincerità nelle scuole è la parete delle latrine.”

Pubblicato in Uncategorized | 1 commento