Note a margine n. 675

MEGALOMANI/MEGALOMINI

Mi chiedo se possa ragionevolmente sostenersi che ogni epoca abbia avuto i suoi ‘geni’, magari, a partire dall’ambiente degli ominidi neanderthalensis o altro. Chi inventò la ruota, chi il modo di accendere artificialmente il fuoco, e poi, la leva, l’energia elettrica, etc. non doveva essere persona più dotata rispetto agli altri? Per identificare correttamente il ‘genio’ si può prescindere dalle risorse già disponibili per via di natura o per opera e ricerca di chi ci ha preceduti? Si può pensare che l’amor novi, sia pure in misura diversa, sia una inclinazione scritta nel nostro codice e ci spinga alla ricerca e faccia di noi degli ulissi megalomani/megalomini? Quanto – forse tutto – l’Umanità deve a coloro che non si sono accontentati? Non è vero che ogni epoca è figlia della precedente e madre della successiva? Nella Storia che conosciamo, ogni ‘genio’ non ha cominciato mai da zero, né a mani nude.

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Note a margine n. 674

FEMMINISMO

Femminismo. A occhio e croce, mi sfiora il pensiero che il movimento sia in mano a donne mal riuscite o a donne ob torto collo; comunque, a femmine scontente di ciò che la natura ha dato loro; che, perciò, vogliono altro, vogliono di più: la chiamano parità. In questo caso, non mi è chiaro l’esatto significato di ciò che intendono, ma mi è chiaro che, qualunque cosa essa sia, la vogliono da noi maschi.
Mi chiedo, invano, se non esistessero gli uomini, queste donne che cosa e da chi la vorrebbero. Ma non fa niente. A domanda difficile, risposta difficilissima. Non m’azzardo.
L’affare, già abbastanza grosso, sembra tendere asintoticamente all’ infinito, con conseguenze imprevedibili. Perciò, per amor di pace, auspico il meglio per loro e che tutti gli uomini siano a loro a favore e collaborativi.
Esortazione per le persone che si stanno facendo il culo per i mille problemi della vita: A tutte quelle che vogliono ‘uominizzarsi’ date tutto ciò che concretamente potete e subito. Tanto, l’avranno a prescindere. Perché, siate certi, in mancanza, non smetteranno mai di romperci il cazzo.
E, per lo stesso motivo, e per amor del cielo – c’entri o non c’entri – tanto per non sbagliare, e non far torto a nessuno, fate la stessa cosa per i maschi che vogliono ‘donnizzarsi’, facendo o non facendo lo stesso casino. Per la serie ‘quote a tutti’. Suum cuique.
Dal settimo corollario della legge di Murphy.

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Note a margine n. 673

SCUOLA E PARETI DI TESTO

In effetti, vista così, da fuori, e vissuta così, da dentro, la scuola appare essere l’agenzia che, attraverso programmi e corsi predeterminati dalla classe dominante del momento, tende a confezionare (informare + conformare) fanciulli e giovani ammaestrati secondo schemi prefabbricati di pensiero a questi adattandoli. Altro che formare futuri, liberi cittadini! Per preciso progetto di conservazione dello status quo o per indolenza colposa che indulge al passivo trascinamento del precostituito. Le menti poco brillanti, in genere, a scuola ‘vanno bene’. L’Università – almeno lei, dal suo canto – dovrebbe, invece, dare spazio continuo allo sviluppo evolutivo: agli studenti più che alle carriere accademiche. Tuttavia, accade che la cultura e la maturità di chi non si allinea con la pubblicazione del Docente che ha trovato la dritta di farne una cattedra e una materia (sartoriali) ad hoc, anche qui vengano represse. Basta questo perché una carriera studiorum sia osteggiata o compromessa fino allo stroncamento. Da parte degli studenti è molto più conveniente far parte degli staff di giulivi portatori d’acqua orbitanti attorno ai prof. in facoltà e alla loro vis gravitazionale di star, rampante o datata che sia, che, spesso, non disdegna di attingere materiali per questa via. Con naturalezza, quasi una ‘manus’ scontata. Conosco per lunga frequentazione diretta modelli di questo tipo. L’utente che non si allinei o che risparmi sulla piaggeria, inciampa, viene disconosciuto, a volte è costretto a migrare. Altro che formare futuri, capaci, liberi professionisti! Oggi, tristi figuri, vagolanti teste di cazzo, innescate di spocchia paracula e spregiudicatezza strazzana, esponenzialmente più pericolose di mine antiuomo o anticarro, in numero crescente, sono legalmente autorizzate dal proprio diploma di maturità o di laurea a danneggiare anche in modo esiziale singoli utenti o intere collettività. Secondo un malinteso senso di uguaglianza, spacciato per velleitaria equivalenza assoluta. Ricordo il pensiero di Giovanni Papini: “ Se c’ é ancora un po’ di intelligenza nel mondo bisogna cercarla tra gli autodidatti o fra gli analfabeti.
La scuola è così essenzialmente antigeniale che non ristupidisce solamente gli scolari ma anche i maestri. Ripeti e ripeti anni dopo anni le medesime cose, diventano assai più imbecilli e immaleabili di quel che fossero al principio – e non è dir poco.
Poveri aguzzini acidi, annoiati, anchilosati, vuotati, seccati, angariati, scoraggiati che muovono le loro membra ufficiali e governative soltanto quando si tratta di aver qualche lira di più tutti i mesi!
Si parla dell’ educazione morale delle scuole. Gli unici risultati della convivenza tra maestri e scolari è questa: servilità apparente e ipocrisia dei secondi verso i primi e corruzione reciproca tra compagni e compagni.
L’ unico testo di sincerità nelle scuole è la parete delle latrine.”

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Note a margine n. 673

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Note a margine n. 673

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Note a margine n. 672

COERENZA

Mi riesce difficile davvero addentrami nell’argomento ‘coerenza’ e tentare di darne una definizione.. Ancora più ardua mi è una sua valutazione etica, se – intendo- essa sia una virtù o un difetto. O né la prima né il secondo. Forse, in parole povere, si tratta di un automatismo correlativo che intercorre tra premessa e azione. Non so altro. Tuttavia, ho conosciuto persone che ne hanno fatto una regola ferrea, una ragione di scelte o di comportamenti, per sé e per altri.

Certo é che la storia è piena di nomi che, per coerenza, furono vittime o furono carnefici, stupidi o intelligenti, liberi o servi. Per quel che può significare, posso dire che conservo in memoria diversi casi di imbecilli; tutti con un comune denominatore: erano coerenti.

Personalmente, temo che nella mia vita i peggiori errori li ho commessi anche per coerenza, una specie di inflessibilità cognitiva. Eppure, “Bisogna essere di un’irrimediabile nullità per sostenere un solo ruolo nella vita…per significare sempre la stessa cosa…” (Pasternak)

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Note a margine n. 671

LA SPERANZA

Di un noto bloggista che leggo e commento su un giornale, mi aveva attratto il titolo, la speranza; abbastanza nazionalpopolare da suscitare curiosità, e scrivere nel mio piccolo qualche banalità, rasoterra, alla propria portata. E sì, perché io non ho letto tutto il ben di Dio che se ne è scritto nei tempi e nemmeno i prodotti d’autore che qui vengono citati. Devo restare al mio posto. E ciò che potrei aver letto in passato potrebbe essere caduto nella indifferenziata del dimenticatoio senile che, per ognuno, ha i suoi tempi. Anche se lo volessi, a me mancherebbe persino il tempo per rimettermi in carreggiata, previo progetto di concreta fattibilità. Ah, la speranza! Che aiuti, che conforti, che soccorsi! Altro che aiuti Erp, altro che piano Marshall è stata e, in qualche modo, ancora è la speranza!. Che mi piace immaginare ancora come la dolce Dea che chiude la fila che la precede e, passando, a tutti lancia uno sguardo, persino un sorriso a mezz’asta. Persino ai vecchiacci avvizziti come me, col vizio incorporato di prenderne impudicamente di nascosto, di contrabbando, ma senza toglierla a nessuno. Di speranza ce n’è per tutti; scavando e rivoltando, la si trova della nostra taglia finanche nei cassonetti gialli degli indumenti dismessi. Poca roba e malconcia; e sì, anche le speranze si abbandonano come inservibili. In molti se ne fanno una nuova; pochi quelli che riescono a rinunciare del tutto. Si spera per abitudine, per istinto di conservazione. Anche senza aver letto e studiato. Senza avere a disposizione – all’ occorrenza – citazioni di sostegno dialogico. La speranza, questa cenerentola che cura il focolare della casa del cuore. Sperano anche quelli che non ne hanno bisogno e quelli che non sanno cosa sperare o perché sperare. Siamo naturali devoti alla dea speranza. Anche se pochi eletti ne conoscono il vero nome e i precisi dati anagrafici. Persino atei ed agnostici nel cuore hanno un posto per la speranza, dea per gli ultimi e per i penultimi come me, da tempo in nomination. Ora che il tempo di sacrificare a Kairòs è remoto.

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Note a margine n. 670

La consistenza della complessiva situazione, quanto a gravità, è talmente fuori dall’ordinarietà che sorprende non poco l’anaelasticità di certi assunti e il danno che certe pregiudiziali cui si ancorano diffuse valutazioni sociali, politiche e antropologiche, apportano ai tentativi mirati al rimedio. Ancora si gioca ‘ai veti’ e ci si spaccia per statisti. Gli insulti indecenti all’ indirizzo della Meloni, di Salvini, etc. sono oltremodo eloquenti sulla natura della risma di gente da cui stiamo tentando di prendere le distanze.
A fronte dei valori aggiunti ‘incapacità, incompetenza’ dei carichiachiacchiere installatisi al potere, non trovo un minimo di ragionevolezza nel voler trascinare trite conflittualità, anche a livello personale, che già hanno pregiudicato oscenamente il quadro politico, economico, sanitario ai danni del Paese. Una esperienza da dimenticare, rammentandone, però, gli insegnamenti che obbiettivamente se ne possono trarre. Da gente incapace e capace di tutto bisogna guardarsi; e difendersi, anche riponendo – solo per una giusta pausa – le armi: la litigiosità politica e parapolitica involgarita come non mai è l’arma migliore che gli avversari hanno contro chi tenta la salvezza. Che non è Draghi per assioma, ma può esserla. Chi ha un nome migliore e più affidabile, lo faccia subito. E, magari, ce ne parli.

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Note a margine n. 669

Draghi, Presidente incaricato. Deus ex machina? O.k., ma non si aspetti di trovare una compagine di gran signori o che siano capaci di apprezzarne le qualità. Se lo tolga dalla testa, anzi. Sara dura, molto. Forse, una mission impossible. E, per altro verso, non si sorprenda se, quando parlerà, si accorgerà ad horas che in molti non lo capiranno nemmeno. O capiranno fischio per fiasco. Le cose stanno come ormai sappiamo, per averle udite e viste direttamente accadere, anche nei momenti clou dell’indecenza. Per molti cammellieri della carovana sarà visto come la sabbia negli occhi. Ghibli. Un brutto guastafeste per chi s’era invaghito innamorato pazzo del posto. E per chi “si era annientato di lavoro…”, vale a dire aveva svolto un’enorme mole toninelliana di lavoro. E che farà, che dirà questa volta quello che all’insediarsi di Conte, come benvenuto gli gridò ” studi, studi, studi, professore, e non sia il pupazzo dei partiti…”. Alla fine, opportunisticamente, però, si girò la giacchettella e fu amore conclamato.

E mo? Con tutta la caterva dei mutui da pagare, gli ordini diffusi dagli impresari delle scuderie sono di non votare la fiducia. Altro che aprire i seggi elettorali; ora si aprono i tavolini da grattachecca di strada. La cosa è cosa nostra. Pussa via!

Tutti faccia al muro. Pernacchie a volontà. Alle spalle, come si suole.

Draghi, cave canem! Hic sunt leones.

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Note a margine n. 668

UN GIUDICE

In natura non rileva che la maggior parte della gente – come si usa ripetere litanicamente in queste occasioni – sia formata da brave persone; perché l’incidenza dei farabutti e assimilati, dolosi e/o colposi, a scendere nelle scale valoriali dell’etica e della capacità, ancorché costoro fossero davvero numericamente minoritari, è talmente agguerrita e diffusa da reagire egemonicamente in danno delle diverse ed intere collettività. Si che le sorti di un Paese, che si ritrovi deprivato, con effetto domino e per via di una esiziale reazione a catena, dell’audacia e dell’impegno dei capaci e degli onesti, per confisca, aggressiva e surrettizia, fattane dai più spregiudicati avventurieri e rampanti lestofanti utilmente organizzati, si allineano asintoticamente verso il basso fallimentare e lo zero.

Per effetto dell’assedio ostinato e delle incursioni concertate e pianificate con prezzolati corrispondenti interni – nemmeno tanto segretamente – entro le mura, la Città alza le braccia, china e scuote la testa, come al cospetto di un Destino che la vuole rudere di civiltà e terra di conquista. Sparsi, separati e appartati, silenziosi e intimiditi sono gli ultimi, sporadici sussulti di libertà, persino di pensiero e di parola. Che ognuno vuole e non sa di averla. La frode e l’inganno, d’imperio stabiliscono il bene e il male, possono avere la meglio. Ma non è per sempre. C’è sempre il momento del risveglio. E servirà cercare e trovare un Giudice. A noi spetta di conservarne buona memoria.

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