Note a margine n. 665

ITALIA NOSTRA

Mentre Berlusconi invita tutti ad abbassare i toni e si sta giocando la reputazione politica per dare un’ ultima chance al Paese per uscire dai guai cagionati dal letale binomio covid/governo, dando a quest’ultimo una mano in Parlamento, ieri sera in tv, il cinquestellato polpetta Manlio Di Stefano sottosegretario agli affari esteri, noto gaffeur, ha avuto l’ improntitudine di affermare – tout court – che il partito Forza Italia fu fondato dalla mafia (sic!). Nel campo della stessa facciaculagine, era stato preceduto, qualche giorno fa, da un suo compagno di movimento, un tizio – a dir poco pittoresco – portato dallo stesso stile eticodemocratico e, presumibilmente, dalla personale competenza escrementizia, ad affermare quanto a Berlusconi, tra l’altro, “mai col letame”. Oltre – un abietto precedente, non c’è che dire – al recente abominio in oltraggio della sofferente e fresca defunta Jole Santelli e di tutti i calabresi per bocca di un altro pentastellato, tra l’altro, messo a presiedere la Commissione antimafia, forse per via dei suoi personali requisiti di umana probità e di serena, equilibrata saggezza. Per così dire. Per ritagliarsi posizioni di spicco nel pentastellato movimento in replezione, fondato alla picaresca da uno le cui gesta portarono in giudizio e a condanna penale, e che oggi ci ha i noti seri e brutti cazzi familiari per la testa, gli adepti fanno a gara a chi sputa sul centro del piatto nel quale intendono continuare a mangiare grazie proprio al pronto soccorso del sig. Berlusconi. Il quale ancora una volta volta mostra la propria differenza di misura al confronto dei pidocchi e manco gli risponde. Li caca; tout court. Non credo, tuttavia, che i milioni di italiani, loro pagatori di stipendio ed elettori di Forza Italia, abbiano la stessa forza d’animo e motivi per mandare giù questo particolare tipo di ingiurie che col concetto di libertà e dialettica democratica hanno poco o nulla a che vedere. Ingiurie stronze, tanto per usare lo stesso idioma tematico di personaggi dai risvolti più che discutibili e che – non solo loro – hanno fatto precipitare la politica nelle cloache di una morale depravata e paracula.

P.S. Notizia dell’ultima ora di oggi stesso. Al Parlamento hanno preso di buon grado i voti di pronto soccorso dati del centrodestra compatto. Solo così la legge sullo scostamento di bilancio è potuta passare e il Governo ha salvato il culo. Speriamo che sia davvero utile al Paese. E i soliti noti? Col letame ci sono andati a nozze, sguazzando. La puzza di merda esce persino dalla bocca. C.v.d. Urge una doppia sanificazione ambientale extra strong.



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Note a margine n. 664

ESTERNAZIONI DI MERDA


Almeno a certi livelli – intendo quelli istituzionali, ancora oggi, nonostante la diffusa e notoria bassezza scaturita dal vaffarismo – non si dovrebbe mai dimenticare il motto “noblesse oblige” che fa da freno alle esternazioni becere, volgari, da trivio. La rappresentanza del Popolo sovrano è un’investitura impegnativa che comporta oneri particolari, maggiori e ben più rigorosi dei quelli che incombono sul cittadino comune. Anche il cafone o il vastaso che l’abbia ricevuta in sorte per via di una di quelle misteriose vicende della vita che prescindono dai meriti e premiano il cozzalo, il ruttomane, il buzzurro, la prima donna dell’étoilette, etc., prima o poi imparano ad adeguarsi, alla men peggio, alla civile sacralità del ruolo ricoperto. Ovviamente, esistono le eccezioni; casi in cui l’oscenità e l’indecenza hanno attecchito con radici profonde, nascoste allo sguardo che si fermi, incautamente, al colletto bianco. E perciò, una nomination speciale ai mascalzoni. In questi giorni, per bocca di qualcuno di questi personaggi di spicco, travestiti da ‘signori’, ne ha risentito pesantemente persino il comune senso del pudore, già al minimo sindacale. Casi che, in tempi non molto lontani, sfociavano nelle immediate dimissioni e che oggi, invece, si manipolano ex post con logorroica impudenza e si giustificano con funambolica camurria da parte dei manutengoli che operano di buona lena a favore dell’amnesia e dell’acrisia. Due diffuse patologie italiane. Resta, tuttavia, che soltanto sul campo di battaglia, all’opera, si capisce se sei nobile cavallo o solo asino bardato.
La parola che tu trattieni in te è tua padrona; quella che tu dici è tua padrona”. Factum infectum fieri nequit. Chi ha rubato è ladro, chi ha profferito un suo pensiero scellerato è infame. Per non scendere ai suoi livelli, rinunciamo a rispondergli alla sua stessa stregua, tanto per essere certi di trasmettergli sulla sua stessa lunghezza d’onda e di farci capire. Il vocabolarietto delle logoabiezioni non ci è ignoto, e la fantasia creativa per accocchiarle assieme non ci manca, come incautamente il nostro laido campione potrebbe pensare. Ma, almeno, si ravveda. Non a chiacchiere zaraffe. E per farlo per davvero, lasci il posto per il quale non è assolutamente all’altezza, si faccia dimenticare, invochi pure il diritto all’oblio; ma se ne torni a casa; sempre che in famiglia lo accettino ancora. Al netto dell’ opulenta busta paga che, ovviamente, compra anche l’asilo domestico. Ma che schifo di gente è?!

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Note a margine n. 663

L’EDUCAZIONE NAZIONALE

“Gli italiani vanno educati a…” sentenziava una ‘singolare’ tizia in carica – elegante a suo modo – che mandava gli uomini della sua scorta a ritirare gli abiti dalla modista, con raccomandazione di occultare i bustoni con la costosa griffe. Roba da irritazione; tuttavia…Condivido quando sento sostenere che sarebbe necessaria una “una maggiore quantità di pubblicità in grado di stimolare consapevolezza esistenziale, senza continuamente fare riferimento a fasulli divertimenti e svaghi”. Ecco, va bene; si proceda non per odioso editto – data la notoria insofferenza nazionale all’osservanza delle regole imposte dall’alto – ma ricorrendo ad un mezzo uguale e contrario a quello corrente: la propaganda. Quella stessa arma subdola – chiassosa o subliminale, reiterata – che suggestiona, crea emuli, stimola e consolida egoismi ed escapismi, persuade occultamente; una propaganda che, al contrario, proponga modelli opposti a quelli oggi ammanniti dai più modesti ai più efficaci mezzi di comunicazione, tv e social in testa. La propaganda – ce lo ricordano, in negativo, gli studi del dr. Goebbels e, in altro modo, Marx, etc. – ha una forza travolgente che, se ben condotta e diffusa, converte diffusamente il popolo, ad ogni livello culturale, critico ed economico. Quante conversioni ai principi religiosi e ideologici, quanti eventi storici sono frutto di opere adeguate e finalizzate ad hoc? Perché, dunque, non ricorrere a questo mezzo per seminare e coltivare tra la gente la “consapevolezza esistenziale” cui sento accennare? Ma… e la libertà? si chiederebbe, giustamente obbiettando qualcuno. Risponderei – chiedendo a mia volta – ma la libertà esiste davvero? E che cosa è esattamente? Una domanda che riproposta a più persone, in territori e tempi diversi, otterrebbe svariate risposte e soggettive definizioni.
“E’ certo che un uomo può fare ciò che vuole, ma non può volere che ciò che vuole”, disse Schopenhauer sfatando il mito della felicità. Non credo che sbagliasse di molto. Ananke, divinità della necessità, governava gli uomini e persino gli dei. Peraltro, la propaganda, s’intende, necessita di esempi e uomini credibili, in linea col messaggio. E questo complica molto le cose. Ahimè.

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Note a margine n. 662

RIVOLUZIONE CULTURALE?

Qualche ottimista ci invita vivere questa esperienza pandemica con la prospettiva che a questa conseguirà una ‘rivoluzione culturale’ – già in fieri – consistente nel miglioramento degli umani rapporti valoriali. Forse, ottimista non è il termine più appropriato, ma, al momento, non me ne viene uno più acconcio.
Anche la maxipandemia della “spagnola” suscitò e alimentò in qualcuno aspettative di ‘rivoluzione culturale’, nel senso indicato. Eppure, cinquanta, forse, cento milioni di vittime insegnarono poco o niente sul piano etico-antropologico. Un fallimento della scienza e della medicina che non trovò i rimedi adatti; l’ inizio dell’appartheid in SudAfrica; l’insorgere di pratiche di riti esoterici apotropaici; aumento dell’alcolismo, in quanto considerato l’alcool come neutralizzatore del virus; spostamenti disordinati e privi di ogni controllo di grandi masse che, tentando di sfuggire al virus, concorsero, così, a diffonderlo; colpevolizzazione e persecuzione dei ceti sociali più poveri; gettò le prime basi per lo scoppio della seconda guerra mondiale, per Hiroshima e Nagasaki. E lo sfiduciamento delle istituzioni, nazionali e internazionali, in tutte le sue forme dirette e derivate, che ancora oggi caratterizza fisiologicamente la gran parte degli essere umani.
Faccio fatica, infatti, a immaginare che una tempesta di fulmini che cadono ovunque e in ordine sparso, e non sai mai dove, quando, chi e che cosa colpiscono, possa avere altro effetto dominante che non sia la paura, il fatalismo, l’ineluttabilità del male e degli egoismi, e l’ inanità dello sforzo necessario ai fini della progressione della cultura della solidarietà. Ogni epoca è figlia della precedente e madre della seguente. In natura non c’ é iato In fin dei conti, forse, accade ciò che deve accadere. Anche se le regole e gli algoritmi ci sfuggono, ad onta delle nostre presunzioni cognitive e speculative. Fatalismo? Forse, ma per il resto, in sintesi, ho molti dubbi. “Rivoluzione culturale” in atto”? Non ne vedo segni; ma forse mi sfuggono.

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Note a margine n. 661

CARRO DI TESPI


Forse, farebbero ancora in tempo; fino a prova contraria potrebbero essere ‘brave’ persone. Magari sfigate. Il problema sorge quando la prova contraria c’è, testata e ritestata, epperò non la si vede o non la si vuole vedere. O non lo si può dire. Perché la banda bassotti non perdona e il potere inebria, si fa sentimento d’onnipotenza, vendicativo, ritorsivo. Magari, presi in disparte, uno per uno, sono qualcosa tipo scappati di casa; e se si risale sino ad un momento prima della investitura, emerge distintamente l’umana, patetica compilation di maschere dei poveri a lui, dei mantienimi che ti mantengo, degli sfilazzi, degli sfridi, dei fox trop, dei cape alla sciocque, degli stupiditacco e di punta, dei refusi, degli errata corrige, dei disguidi, dei rimandati a settembre, dei dispersi scolastici, dei virgolettati, dei declinati ad libitum, dei perdenti di concorso, dei petomani, dei poliastinenti in crisi, dei p.s. e delle n.b. A, vabbè, pure qualche figlio di mamma free e di famiglia a statuto speciale. Insomma, una ruspante carovana guitta e cantimbanca che porta in scena un insulso cartellone variabile a chiacchiere, all’ impronta, alla picara, zeppo di pataccherie e tralallerie. Ai crocicchi ci si assembra per un ballo non in maschera. Uno stragicomico carro di Tespi che trascina a fatica le pesanti ruote nel fango, con tutti che vogliono restare a bordo e nessuno di loro che scenda a spingere. O soltanto per mettersi in disparte, per alleggerire il carico. Pubblico in sala – pardon, in piazza – quello che resiste, abbozza e tritura tra i denti le peggio parole, che non ne valeva la pena scomodarsi, confidando in chissacchè. Al netto degli scettici, il confidare è un delirio ideologico. Ma, come per incanto, non c’ è il divertimento, la gente s’è rotta il sollazzo. L’atmosfera è senza vita. Ma la covida è la covida. Il faut.
Oggi, lungo la strada, un paio di buffoni seri professionisti ci sono passati accanto. Hanno guardato a lungo il carriaggio, avviliti in silenzio, e hanno scosso con gravità la testa. Ho udito qualcuno di loro commentare sottovoce e all’indirizzo di quell’accozzo: “Dio, che tempi!”. Affrettando il passo, hanno tirato avanti e, facendo le corna scaramantiche, si sono portati appresso nenie di borbottii inconfondibili e irripetibili. Agli avi e ascendenti dei traccaballeri investiti devono aver fischiato pesantemente le orecchie. Dio non ha risposto, che quello sa già tutto e fa finta di niente, come se non esistesse; egli altri non hanno diritto di parola. Titoli di coda. A’ vous.


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Note a margine n. 660

SALUTE E LIBERTA’

La necessità di nutrirsi e dissetarsi, a certi livelli di limite, si radica nel bisogno naturale di far cessare la sofferenza non sopportabile della fame e della sete cui dobbiamo assolutamente provvedere, per istinto di conservazione. Restare in vita è priorità assoluta, condicio sine qua non, per l’esercizio di ogni altro diritto. Invece, la libertà è concetto del tutto relativo, mutevole nel tempo e nello spazio. E’ più libero un inglese o un americano? un italiano di oggi o uno di cento anni fa? E’ più schiavo uno schiavo afroamericano del 1700 o uno schiavo nell’antica Roma?
Non credo che sia logico mettere a raffronto due entità eterogenee come il diritto alla libertà e quello alla vita.
Venendo a noi e al ciambotto che sta facendo il potere che si è spinto a cincischiare persino nella nostra vita privata – con mezzi impropri, l’inattaccabile dpcm invece del decreto legge – perché é debole, quindi, autoritarista, paternalista, in affanno e fortemente omissivo. I contagi sono diffusi da chi non ha rispettato le tre prioritarie e precedenti regole fondamentali, a partire dall’ uso della mascherina e dal divieto di assembramenti; regole che sono state apertamente violate senza concrete e davvero dissuasive sanzioni. Adesso il potere fa il feroce perché non ha fatto il suo dovere prima, quando ha tollerato che incoscienti e sprezzanti hanno liberamente aggredito la nostra salute. I rimedi raffazzonati oggi sono una pezza a colore. Ma servono. Meglio di niente. Per le libertà sospese, prendiamocela con i veri responsabili, i mascalzoni farabutti – spregiudicati parcheggiatori abusivi e in doppia fila – che, col loro comportamento trasgressivo, hanno messo e mettono a repentaglio la nostra salute e il nostro diritto a vivere liberamente, sia pure con qualche sostenibile cautela. Paghiamo e pagheremo tutti per loro colpa. E per colpa aggiunta dei cazzari, a rotelle o a gamba fissa. Perché la situazione è davvero stragicomica. Anche a nome dei morti, a loro vada il nostro maledetto ringraziamento.




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Note a margine n. 659

SIMPATIA

Oggi, mi è occorso di riflettere, en passant, sulla vita delle persone al potere. Quelle già accomodate e quelle in attesa di accomodarsi. Diciamo, pertanto, i politici in genere. Pensieri-sensazioni di tutti i colori, forme e dimensioni; e con varianti del tutto marginali, spesso meno che irrilevanti. L’idea che me sono fatta, al netto delle diversità – spesso soltanto apparenti – che contraddistinguono i campioni di questa categoria, è che le tipologie di questi pensieri-sensazioni, tutti o quasi, hanno il comune denominatore di essere poco o assai poco edificanti. In diversa misura e per una serie di variabili imputabili al caso più che alle reali capacità del politico last generation, il quale sopravanza di una falcata antropologica l’ homo sapiens sapiens e si fa homo capiens capiens.
Il va sans dire che, a parte i sottopancia, i gregari, i porta borsa e aspiranti tali, gli infetti mentali ideologisti di sostegno, gli autoscrotomizzati, a volte ci si mette pure il caso. Guardate, p.e., l’ effetto del Covid19 sulla costruzione o sulla decostruzione dell’ immagine di un capo del governo. Non vi viene nulla? Poco male; per uno spunto, un aiutino, ricorrete a Camus: “La simpatia … un sentimento da presidente del consiglio: si ottiene a buon mercato dopo le catastrofi.”

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Note a margine n. 658

MIGLIORI


Penso che la maggior parte delle energie e delle risorse della classe al potere sia da questa impiegata per ottundere il senso critico dei governati ai quali, pertanto, sfugge la reale consistenza della propria sudditanza mentale e non percepisce gli effetti della erosione continua della vera libertà, sostituita via via dal libertinaggio.

Il metodo – oltremodo capzioso – è quello dell’illusionismo, della persuasione occulta, della messaggistica subliminale, del lavaggio del cervello, etc. Una subdola strategia con cui ci deprivano ogni giorno di fondamentali diritti – a partire da quello di opinione e di parola – e mistificano come nuovi diritti le pretese più capricciose e discutibili.
Al netto di sapere che cosa deve intendersi esattamente per ‘migliori’, io non credo che noi sappiamo quali sono i migliori, migliori di noi, come, a volte ho udito sostenere. Noi siamo fraudolentemente indotti a creare miti. E a creare mostri. E siamo tanto persuasi ad amarli o a detestarli, che, poi, non ci accorgiamo di quelli reali, e siamo convinti a desiderarli intensamente tanto da ritenerli assolutamente veri. Una specie di wishful thinking made in Italy.

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Note a margine n. 657

IL SILENZIO E’ D’ORO, LA RETICENZA E’ LORO


A proposito delle guerriglie in corso in seno alla Chiesa Cattolica, recentemente ho avuto occasione di leggere, tra l’altro : “Forse, questi prelati dovrebbero condurre le loro battaglie, con maggiore discrezione e fare del silenzio il loro stile di vita”. Forse si, ma anche forse no. Un Pontefice come Bergoglio che si pone ed espone così apertamente e confidenzialmente – almeno così mi sembra – di fronte ai credenti, ha instaurato una posizione improntata alla trasparenza. Se sia un bene o un male non mi spetta di giudicare. Non sono né un vaticanista, né un teologo, né campione della Gnosi, e come credente valgo meno del due di picche. Penso, tuttavia, che se il principio regolatore da lui indicato è questo, mal si coniugherebbero nascondimenti a scapito della verità. La quale, anche se non viene conosciuta subito, oppure, mai, lascia comunque dietro di sé un scia di vuoto che finisce col riempirsi di mille ipotesi, sospetti, dubbi, che reagiscono negativamente sulla solidità essenziale della fede. I fedeli sono esseri emotivi ma pensanti, più o meno razionali, oggi vogliono sapere, hanno assoluto bisogno di riscontri, di quelli che non smentiscono il progetto del fondatore della Chiesa. E anche di quelli truffaldini, ambigui, equivoci, interni ed esterni, denunciati dalla stessa Chiesa che, quindi, solo così può riscuotere e recuperare parte della credibilità e dell’affidamento erosi o perduti. Alterum non datur. A occhio e croce, naturalmente.

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Note a margine n. 656

FAMOLO STRANO

Lo scandalo dello scandalo a cazzo. Al netto di non sapere su richiesta o iniziativa di chi – che si dovrebbe conoscere per ragioni di trasparenza – lo stipendio annuo del presidente INPS Triddico è stato aumentato da E.62.000,00 a E. 150.000, annui in forza di un decreto interministeriale del 7 agosto 2020 dei ministri del Lavoro Catalfo e dell’ Economia Gualtieri. Che non ci dormivano la notte da quando, tra una cosa e l’altra, quel pensiero – sua sponte e uguale uguale ad entrambi – gli era venuto in testa contemporaneamente a tutti e due. Lo stesso decreto ha fissato anche: uguale stipendio di 150mila euro all’anno al già infortunato Bettoni, ora presidente dell’Inail; 40mila euro ai vicepresidenti dei due Istituti (60mila in caso di deleghe), ai consiglieri di amministrazione di Inps e Inail, invece, un emolumento di 23mila euro ciascuno. L’aumento ha effetto retroattivo, “con decorrenza dalla data di nomina del Presidente, del Vice Presidente e dei consiglieri di amministrazione Inps e di Inail”. Le grida dello scandalo mandato in scena da un po’ di giorni, però, si sono concentrate solo su Triddico. Sarà perché, forse, è il figlio della serva. Per la serie: lo scandalo? famolo strano.

E per la serie ‘Cuius incommoda eius et commoda’, così capovolto, Casalino, ho letto, prenderebbe circa E. 170.000,00 annue, vale a dire circa E.60.000,00 più di Conte e E. 20.000,00 più di Triddico e Bettoni. Valore del lavoro. Lasciatemelo dire: e che cazzo! E ho detto tutto. Minus dixi quam volui. Ovviamente.

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