Note a margine n. 661

CARRO DI TESPI


Forse, farebbero ancora in tempo; fino a prova contraria potrebbero essere ‘brave’ persone. Magari sfigate. Il problema sorge quando la prova contraria c’è, testata e ritestata, epperò non la si vede o non la si vuole vedere. O non lo si può dire. Perché la banda bassotti non perdona e il potere inebria, si fa sentimento d’onnipotenza, vendicativo, ritorsivo. Magari, presi in disparte, uno per uno, sono qualcosa tipo scappati di casa; e se si risale sino ad un momento prima della investitura, emerge distintamente l’umana, patetica compilation di maschere dei poveri a lui, dei mantienimi che ti mantengo, degli sfilazzi, degli sfridi, dei fox trop, dei cape alla sciocque, degli stupiditacco e di punta, dei refusi, degli errata corrige, dei disguidi, dei rimandati a settembre, dei dispersi scolastici, dei virgolettati, dei declinati ad libitum, dei perdenti di concorso, dei petomani, dei poliastinenti in crisi, dei p.s. e delle n.b. A, vabbè, pure qualche figlio di mamma free e di famiglia a statuto speciale. Insomma, una ruspante carovana guitta e cantimbanca che porta in scena un insulso cartellone variabile a chiacchiere, all’ impronta, alla picara, zeppo di pataccherie e tralallerie. Ai crocicchi ci si assembra per un ballo non in maschera. Uno stragicomico carro di Tespi che trascina a fatica le pesanti ruote nel fango, con tutti che vogliono restare a bordo e nessuno di loro che scenda a spingere. O soltanto per mettersi in disparte, per alleggerire il carico. Pubblico in sala – pardon, in piazza – quello che resiste, abbozza e tritura tra i denti le peggio parole, che non ne valeva la pena scomodarsi, confidando in chissacchè. Al netto degli scettici, il confidare è un delirio ideologico. Ma, come per incanto, non c’ è il divertimento, la gente s’è rotta il sollazzo. L’atmosfera è senza vita. Ma la covida è la covida. Il faut.
Oggi, lungo la strada, un paio di buffoni seri professionisti ci sono passati accanto. Hanno guardato a lungo il carriaggio, avviliti in silenzio, e hanno scosso con gravità la testa. Ho udito qualcuno di loro commentare sottovoce e all’indirizzo di quell’accozzo: “Dio, che tempi!”. Affrettando il passo, hanno tirato avanti e, facendo le corna scaramantiche, si sono portati appresso nenie di borbottii inconfondibili e irripetibili. Agli avi e ascendenti dei traccaballeri investiti devono aver fischiato pesantemente le orecchie. Dio non ha risposto, che quello sa già tutto e fa finta di niente, come se non esistesse; egli altri non hanno diritto di parola. Titoli di coda. A’ vous.


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Note a margine n. 660

SALUTE E LIBERTA’

La necessità di nutrirsi e dissetarsi, a certi livelli di limite, si radica nel bisogno naturale di far cessare la sofferenza non sopportabile della fame e della sete cui dobbiamo assolutamente provvedere, per istinto di conservazione. Restare in vita è priorità assoluta, condicio sine qua non, per l’esercizio di ogni altro diritto. Invece, la libertà è concetto del tutto relativo, mutevole nel tempo e nello spazio. E’ più libero un inglese o un americano? un italiano di oggi o uno di cento anni fa? E’ più schiavo uno schiavo afroamericano del 1700 o uno schiavo nell’antica Roma?
Non credo che sia logico mettere a raffronto due entità eterogenee come il diritto alla libertà e quello alla vita.
Venendo a noi e al ciambotto che sta facendo il potere che si è spinto a cincischiare persino nella nostra vita privata – con mezzi impropri, l’inattaccabile dpcm invece del decreto legge – perché é debole, quindi, autoritarista, paternalista, in affanno e fortemente omissivo. I contagi sono diffusi da chi non ha rispettato le tre prioritarie e precedenti regole fondamentali, a partire dall’ uso della mascherina e dal divieto di assembramenti; regole che sono state apertamente violate senza concrete e davvero dissuasive sanzioni. Adesso il potere fa il feroce perché non ha fatto il suo dovere prima, quando ha tollerato che incoscienti e sprezzanti hanno liberamente aggredito la nostra salute. I rimedi raffazzonati oggi sono una pezza a colore. Ma servono. Meglio di niente. Per le libertà sospese, prendiamocela con i veri responsabili, i mascalzoni farabutti – spregiudicati parcheggiatori abusivi e in doppia fila – che, col loro comportamento trasgressivo, hanno messo e mettono a repentaglio la nostra salute e il nostro diritto a vivere liberamente, sia pure con qualche sostenibile cautela. Paghiamo e pagheremo tutti per loro colpa. E per colpa aggiunta dei cazzari, a rotelle o a gamba fissa. Perché la situazione è davvero stragicomica. Anche a nome dei morti, a loro vada il nostro maledetto ringraziamento.




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Note a margine n. 659

SIMPATIA

Oggi, mi è occorso di riflettere, en passant, sulla vita delle persone al potere. Quelle già accomodate e quelle in attesa di accomodarsi. Diciamo, pertanto, i politici in genere. Pensieri-sensazioni di tutti i colori, forme e dimensioni; e con varianti del tutto marginali, spesso meno che irrilevanti. L’idea che me sono fatta, al netto delle diversità – spesso soltanto apparenti – che contraddistinguono i campioni di questa categoria, è che le tipologie di questi pensieri-sensazioni, tutti o quasi, hanno il comune denominatore di essere poco o assai poco edificanti. In diversa misura e per una serie di variabili imputabili al caso più che alle reali capacità del politico last generation, il quale sopravanza di una falcata antropologica l’ homo sapiens sapiens e si fa homo capiens capiens.
Il va sans dire che, a parte i sottopancia, i gregari, i porta borsa e aspiranti tali, gli infetti mentali ideologisti di sostegno, gli autoscrotomizzati, a volte ci si mette pure il caso. Guardate, p.e., l’ effetto del Covid19 sulla costruzione o sulla decostruzione dell’ immagine di un capo del governo. Non vi viene nulla? Poco male; per uno spunto, un aiutino, ricorrete a Camus: “La simpatia … un sentimento da presidente del consiglio: si ottiene a buon mercato dopo le catastrofi.”

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Note a margine n. 658

MIGLIORI


Penso che la maggior parte delle energie e delle risorse della classe al potere sia da questa impiegata per ottundere il senso critico dei governati ai quali, pertanto, sfugge la reale consistenza della propria sudditanza mentale e non percepisce gli effetti della erosione continua della vera libertà, sostituita via via dal libertinaggio.

Il metodo – oltremodo capzioso – è quello dell’illusionismo, della persuasione occulta, della messaggistica subliminale, del lavaggio del cervello, etc. Una subdola strategia con cui ci deprivano ogni giorno di fondamentali diritti – a partire da quello di opinione e di parola – e mistificano come nuovi diritti le pretese più capricciose e discutibili.
Al netto di sapere che cosa deve intendersi esattamente per ‘migliori’, io non credo che noi sappiamo quali sono i migliori, migliori di noi, come, a volte ho udito sostenere. Noi siamo fraudolentemente indotti a creare miti. E a creare mostri. E siamo tanto persuasi ad amarli o a detestarli, che, poi, non ci accorgiamo di quelli reali, e siamo convinti a desiderarli intensamente tanto da ritenerli assolutamente veri. Una specie di wishful thinking made in Italy.

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Note a margine n. 657

IL SILENZIO E’ D’ORO, LA RETICENZA E’ LORO


A proposito delle guerriglie in corso in seno alla Chiesa Cattolica, recentemente ho avuto occasione di leggere, tra l’altro : “Forse, questi prelati dovrebbero condurre le loro battaglie, con maggiore discrezione e fare del silenzio il loro stile di vita”. Forse si, ma anche forse no. Un Pontefice come Bergoglio che si pone ed espone così apertamente e confidenzialmente – almeno così mi sembra – di fronte ai credenti, ha instaurato una posizione improntata alla trasparenza. Se sia un bene o un male non mi spetta di giudicare. Non sono né un vaticanista, né un teologo, né campione della Gnosi, e come credente valgo meno del due di picche. Penso, tuttavia, che se il principio regolatore da lui indicato è questo, mal si coniugherebbero nascondimenti a scapito della verità. La quale, anche se non viene conosciuta subito, oppure, mai, lascia comunque dietro di sé un scia di vuoto che finisce col riempirsi di mille ipotesi, sospetti, dubbi, che reagiscono negativamente sulla solidità essenziale della fede. I fedeli sono esseri emotivi ma pensanti, più o meno razionali, oggi vogliono sapere, hanno assoluto bisogno di riscontri, di quelli che non smentiscono il progetto del fondatore della Chiesa. E anche di quelli truffaldini, ambigui, equivoci, interni ed esterni, denunciati dalla stessa Chiesa che, quindi, solo così può riscuotere e recuperare parte della credibilità e dell’affidamento erosi o perduti. Alterum non datur. A occhio e croce, naturalmente.

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Note a margine n. 656

FAMOLO STRANO

Lo scandalo dello scandalo a cazzo. Al netto di non sapere su richiesta o iniziativa di chi – che si dovrebbe conoscere per ragioni di trasparenza – lo stipendio annuo del presidente INPS Triddico è stato aumentato da E.62.000,00 a E. 150.000, annui in forza di un decreto interministeriale del 7 agosto 2020 dei ministri del Lavoro Catalfo e dell’ Economia Gualtieri. Che non ci dormivano la notte da quando, tra una cosa e l’altra, quel pensiero – sua sponte e uguale uguale ad entrambi – gli era venuto in testa contemporaneamente a tutti e due. Lo stesso decreto ha fissato anche: uguale stipendio di 150mila euro all’anno al già infortunato Bettoni, ora presidente dell’Inail; 40mila euro ai vicepresidenti dei due Istituti (60mila in caso di deleghe), ai consiglieri di amministrazione di Inps e Inail, invece, un emolumento di 23mila euro ciascuno. L’aumento ha effetto retroattivo, “con decorrenza dalla data di nomina del Presidente, del Vice Presidente e dei consiglieri di amministrazione Inps e di Inail”. Le grida dello scandalo mandato in scena da un po’ di giorni, però, si sono concentrate solo su Triddico. Sarà perché, forse, è il figlio della serva. Per la serie: lo scandalo? famolo strano.

E per la serie ‘Cuius incommoda eius et commoda’, così capovolto, Casalino, ho letto, prenderebbe circa E. 170.000,00 annue, vale a dire circa E.60.000,00 più di Conte e E. 20.000,00 più di Triddico e Bettoni. Valore del lavoro. Lasciatemelo dire: e che cazzo! E ho detto tutto. Minus dixi quam volui. Ovviamente.

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Note a margine n. 655

IPSE DIXIT

L’egopatia, nelle sue diverse forme, nel nostro Paese si è diffusa e ambientata in particolari contesti che vanno oltre quelli politici. Sono ben note le categorie che in Italia peccano di eccesso di autostima, sino alla schizofrenia. Sarà che noi italiani siamo diventati un po’ panciacentristi, e, per guida gregale o istinto spontaneo, spietati hater o fan portati alla idolatria e a creare miti trasformando persone in personaggi; ciò costituisce humus utile per la coltivazione di autoreferenze spocchiose da ipse dixit. Anche là dove non fanno altro che mettere assieme una serie di pure affermazioni categoriche, draconiane, che tanto impressionano la gente comune. Un po’ pour épater le bourgeois, un po’ Cicero pro domo sua. L’assist dei social e della tv salotto a cachet fanno il resto. Ma altra cosa è l’argomentare e seguire, senza pregiudizi o mire utilitariste, concatenazioni logiche; è capacità di pochissimi, ed esprimerlo in lingua italiana facendosi capire, al netto dei titoli qualificanti, sovente pneumoqualificanti, è cosa molto più seria. Da pochi. Soltanto una generica considerazione.

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Note a margine n. 654


UN VIZIO ITALIANO

Mario Cervi, gigante del vero giornalismo nostrano, in un indimenticabile articolo pubblicato sul Giornale il 22.07.2007 col titolo TODOS CABALLEROS. UN VIZIO ITALIANO, raccontò l’aneddoto di Carlo V che, pressato da impellenti necessità fisiologiche e accerchiato da numerose vocianti richieste di assegnazione di titoli nobiliari, se la cavò proclamando erga omnes «Estad todos caballeros», siate tutti cavalieri. Tra l’altro osservò il Cervi “…l todos caballeros è stato ed è la parola d’ordine di politici, generali, burocrati, sindacalisti. Si è assistito alla moltiplicazione cartacea dei garibaldini, dei partecipanti alla marcia su Roma, dei partigiani”. Aggiungiamoci pure i ‘l’avevo detto io‘ e i “vincitori”; tutti contenti. Oggi, a papocchio e croce, primo giorno post voto, a metabolismo residuale in corso, tutti i partiti e i sommovimenti si dicono felici e contenti, soddisfatti vincitori, persino gli sfagiolati de visu, i mantienimi che ti mantengo. E i perdenti? Si impone la necessità di individuarli, tanto per completare logicamente il trionfante annuncio di ciascun Partito, comune denominatore della paraculerie politicasciara. Potremmo dire che il perdente, forse, è l’elettorato, autoscrotomizzato, forse meritevole di qualcosa di meno fumoso, di più netto, di più decifrabile; di più serio. E, ciò che è peggio, è che non se ne accorge nemmeno. Anzi. Il Popolo democraticamente ha scelto di autodepotenziarsi la democrazia a favore della casta, sfoltita ma ancora più forte, più concentrata. A pudenda ancora scoperte e malconce, il ‘peana’ urlato è uno solo: Abbiamo vinto! Stipsi dixit.

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Note a margine n. 653

VIS MAIOR…

E’ inopponibile la forza dell’ istinto di sopravvivenza e ciascuno a suo modo mira a cercarsi la scorciatoia – per il principio massimo rendimento col minimo sforzo – per raccogliere utilità e soddisfare le proprie esigenze e/o ambizioni. Il fenomeno politico attuale, in Italia, nella sua complessità quantitativa e qualitativa, è un inguacchio doc e rivela che è in atto un forte stimolo indecentivante per una pletora indistinta di gente vaffarista, tufagna e fattacciuccio, armati di una faccia tosta più dura della macina di sotto, forte, soprattutto, delle diffuse debolezze culturali e mentali altrui col tossico corollario dell’ideologismo, vizio più o meno occulto degli affetti da mancanza di idee. A da passà a nuttata…

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Note a margine n. 652

LUI

Votare. Mancano le condizioni minimali per attendersi qualcosa di buono. Si va a votare solo per la vaga speranza di non attendersi qualcosa di peggio. Che verrà certamente se dovesse trionfare l’espressione dell’insipienza e della arroganza dei Cacasenno (figlio di Bertoldino, figlio di Bertoldo), delle carampane, gonadimorfi, lobotomiranti, maranzi, sfilazzi etc. Ci ficcheremo pollice ed indice sotto la mascherina e in apnea entreremo in cabina. E li i credenti si faranno il segno della croce, tracciandone una copia anonima su carta; gli altri pregheranno a loro modo il loro Dio tracciando una ics atea o agnostica. Il quale Dio, così sconosciuto nelle sue scelte arcane, pur qualcuno dovrà aiutare, pur qualcuno dovrà affossare. A norma di Provvidenza secondo alcuni; di Destino o Fato secondo altri. Diamogli una chance; poi, come il solito, non diciamo che ha fatto tutto Lui.

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