Note a margine n. 450

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PIETOSO SILENZIO

“IL BURKINI:IL VELO CHE DIVIDE L’ EUROPA”, titolano senza più un minimo di ritegno giornali e tivvù. Come se non avessero l’assillo di veri problemi incombenti, drammatici, tragici.
Interviste a gogò a donnette che, col sorrisetto di sufficienza, sostengono che è una loro libera scelta a tutela della loro dignità.
Non volendo, stanno lanciando una moda tra le annoiate stronzette italiane sempre in cerca della novità per mettersi in mostra. Vedremo alle prossime sfilate dei profeti delle sfilate.
Certo, il burkini può servire: a mascherare inguardabili gambe prosciuttate, storte, pelli setolate, culi appesi e striscianti, pance a doppia piega, doppi menti, celluliti impresentabili, seni piallati o penzolanti straccetti, alopecie e tigne inguardabili, orecchie a sventola, forfore seborroiche, e a soffocare patologici afrori ascellari e inguinali. O a nascondere una cintura esplosiva, per la qual cosa sarebbe sufficiente vietare l’ ingresso in alcuni luoghi senza dover scomodare il Parlamento, almeno fino a quando non passa ‘sto momento di allarme.
Filosofi, sociologi fancazzisti, presidenti e capi di stato e papi ne stanno discutendo animatamente e stanno facendo una réclame a zero costi a questa moda che passerà dall’ abito alla mentalità tra giovani psicolabili c alle prese con i vuoti a perdere quotidiani. Studentesse e maîtresse-à-penser, provocatoriamente si presenteranno in massa a scuola in autunno. Nelle aule scolastiche, nei consigli di classe d’ istituto e nei collegi docenti faranno casino come da copione, vorranno l’ ora ‘musulmanica’. Via gli ultimi crocifissi che offendono la vista dalle pareti dove sono sopravvissuti. Via l’ insulto dei panini al prosciutto, mortadella e salame dal bar scolastico e quello portato da casa che offendono l’ offendibile. Nelle aule giudiziarie, tra le toghe dei magistrati e degli avvocati la cosa s’ ingarbuglia. Tra burka e burkini si procede a fantasia.
Lottare per una grande e giusta causa come questa è sempre meglio che studiare dal banco o lavorare dalla cattedra. Il tutto con l’ arrendevole compiacenza generale ed il silenzio dei pavidi in nome della democrazia inzoccolata e introiata tra i microcefali italioti. Circolari ministeriali ad hoc e massima attenzione ai programmi, epurati in tutta fretta a cominciare dagli Inni Sacri manzoniani; e accese discussioni sulla Divina Commedia. Meglio qualche sura e ayãt.
Ma la questione sul burkini è solo una stronzata: esplosivi a parte, ogni femmina nasconda i propri difetti fisici come vuole; poi, tra quelli costretti a passare sotto la doccia prima di immergersi, ognuno è libero di tuffarsi in una piscina maleodorante dove stanno sciacquando i panni sudacchiati e stazzonati le dignitose indossatrici di questo simbolo/rimedio, ovviamente, previa pretesa del poco cloro in acqua. Che stinge e altera i colori dei tessuti. Meglio una bella infezione. E’ più democratica. Un velo, sì; di pietoso silenzio.

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2 risposte a Note a margine n. 450

  1. Jeep ha detto:

    Questi tiranni al governo stanno per occupare le caserme nei centri cittadini distruggendo vivibilità ed economie e gli scemi ci rimbambiscono di chiacchiere con la questione burkini. Sono veramente arrabbiato..

  2. Martina ha detto:

    Sì, un velo di pietoso silenzio sarrebbe molto più serio in questa situazione di buffoni…

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