Note a margine n. 316

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EUROPA

Europa? è il caso di dire: “NONDUM MATURA EST”. Concordo, ovviamente, con quanti sostengono che la stessa debba prendere spunto da una diffusa convinzione e condivisione dei singoli. Ma se questa manca o non è ancora avvertita se non in minima parte, non potrà esservi rimedio alternativo vicariante. L’ entusiasmo con cui fu accolta la realizzazione di una idea da tempo auspicata fu asincrono e ingiustificato, direi, quasi ludico. E molti restarono scettici. Non si può ragionevolmente fondare una entità giuridica senza una preventiva e precisa analisi funzionale, degli scopi e delle competenze da sostituire a quelle sperimentate e consolidate nazionali. Qui mi pare che si sia puntato su un numero attendendo che sia quello vincente, si sia giocato d’azzardo con superficialità, approssimazione e dilettantismo, lasciando il resto al caso o al ‘poi si vedrà’, ci vorremo bene, saremo fratelli. Basterebbe considerare le quotazioni di cambio monetario negoziate per esprimere un fondato giudizio negativo. E che in Italia siamo in mano ad un gruppo di inconsapevoli dilettanti allo sbaraglio, lo dimostra, peraltro, il fatto che, da un lato abbiamo perso con noncuranza identità giuridica e sovranità, e dall’ altro, si lavora per riformare la Carta Costituzionale che non serve più.

Accetto e condivido l’ analisi esecutiva che prenda le mosse da siffatta spinta iniziale, ma la ritengo soltanto un mero esercizio accademico. Premessa essenziale e condicio sine qua non per la elaborazione di un contratto è la concorde volontà dei contraenti sull’ an e sul quantum. Una volontà senza un preciso e ben definito contenuto comporta la nullità e la inefficacia dell’ atto concluso e, nella migliore delle ipotesi, potrebbe indurre soltanto ad un accordo preliminare, ad una reciproca dichiarazione di intenti. Qui, invece, hanno operato tutto al contrario. L’ Europa? Tutto da rifare ex novo, dunque, sempre che le negative vicissitudini sperimentate e le prospettive non risolutive non inducano a più consapevoli e realistiche rinunce, per intempestività e per vaghezza dei contenuti. Il destino di un popolo merita più attenzione e cautela.

 

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Una risposta a Note a margine n. 316

  1. helena ha detto:

    A quanto pare l’uomo non sa fare tesoro delle proprie esperienze, tutto spreca e butta nel sacco, rinunciando perfino ad una raccolta differenziata del proprio vissuto: niente da recuperare. Ed un vuoto dilaga nella sua casa e gli invade cervello ed anima: inutili spazi da riempire soltanto di cose che non servono a niente.
    L’usignolo e l’avvoltoio, la formica e la cicala, la volpe e l’uva, Fedro ed Esopo, tutto in un sacco che pesa di gemme; e beh! che fa, tanto erano tutte favole vecchie. E intanto l’Europa unita scricchiola, non e’ stata ben calcinata, la malta era scadente; e gemiti si odono provenire dal sacco fuori la porta, …nondum matura est, nolo acerbam sumere, nolo, nolo, nolo !
    Sono soltanto scricchiolii.

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