Note a margine n. 228

mano tesa

FRANCESCO E IL PATITO DEI VALORI

Bastava conservarsi un’ umile Croce di ferro, improvvisare a braccio qualche parola di saluto alla folla esultante, poi andare con gli altri in pullmino a ritirare personalmente i propri bagagli dall’ alloggio occupato a Roma per le operazioni del Conclave, saldare il conto con soldi propri, e passare la difficile soglia della storia. Della Chiesa e del mondo laico.
Sprigiona fascino quest’ uomo che s’ è portato appresso l’atmosfera dei più poveri barrios bonaerensi, attaccatasi addosso tra i più bisognosi dove usava andare, con mezzi pubblici, a condividere aria e desco. Non mi sembra artificioso, quindi, questo stile di Francesco, il patito dei valori. Non possiamo onestamente escludere che egli sia veramente così: che dovrebbe fare allora, temere di piacere e sforzarsi di fare il contrario? Lo sa che rischia di sbagliare, e allora? Organizzare scientificamente prima ogni gesto, ogni parola? Rompa pure i piatti questo solerte servo del Signore addetto a lavarli.

Non so bene cosa vi portasse, oltre se stesso e la sua protesi fissa della Croce del Cristo, ma, a prima vista, mi sembra uno che andasse a prendere per rifornissi di umanità, di amore, di speranza. E di forza.
Spero che questo pastore continui – come ha fatto sino ad ora – a non discettare di ‘valori’ nei suoi interventi secchi, diretti, semplici. Abbiamo piene le tasche di sentirli nominare e di vederne sempre meno.
Sofferente, patito di amore, sento che rassoderà la buona terra, rivolterà a fondo zolle indurite e seminerà parole che fioriranno e frutteranno. La misericordia che lui si aspetta da noi tutti che l’ abbiamo dimenticata da tempo sarà il segno vincente di questo Francesco chiamato da molto lontano a chiederci d’ essere da noi benedetto.
Io non so se, al momento della sua indulgenza plenaria, i miei peccati fossero già tutti caduti in prescrizione; e tuttavia, l’ ho accolta di buon grado; e, a mio modo e per quel poco che vale, io l’ ho benedetto. Come lui ha chiesto.

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