Note a margine n. 16

Note a margine n. 16

ECCO

A proposito di alcune curiosità, tanto per dirla tutta, ecco due mie vecchie poesie tratte da: Correnti d’aria (in tutti i versi) – Ed. Dal Sud 1996…nel frattempo non ho fatto progressi apprezzabili.

DESIDERI

Tu vorresti linee perfette,
donne da schianto trent’anni in meno;
lei sogna lussi eccessivi
gioielli faraonici perle orientali;
lui insegue visi d’angelo
isole lontane
cavalli arabi cani di razza.
Loro vogliono pollice verde
pennelli fiamminghi scalare montagne;
quell’altro pretende
vittorie a catena
in campionato del mondo
volare senz’ ali
un trionfo assicurato.
Voi volete essere importanti
interpellati per primi
somigliare a qualcuno
leggerci nel pensiero prenderci in giro
fregarci sul tempo tirarci un bidone
farci invidia ed averne ragione.
Io non ci penso neanche:
mi basterebbe soltanto
un po’ più di quel che merito
disobbedire ogni tanto
e uscirne indenne
con colonna sonora permanente
in stereofonia interattiva.

DIARIO

Per le mie crisi d’estravaganze
da repressione sociale
terrei un diario quotidiano
che latitante vada per strade sue
in direzioni eccentriche
a partire dal punto d’equilibrio
e dalla sua forza di attrazione.
Come per rompere la monotonia
gli indugi ed il silenzio stampa.
In effetti, si chiacchiera poco ancora
di me e della mia insignificanza;
sola soddisfazione di sostegno:
mi detestano in molti
ma non quanto ne vorrei.
Terrei un diario promozionale
nemmeno tanto falso
buono per la pubblicazione
ma che almeno sia da fuga di notizie
quanto basta per richiamare l’attenzione
di quelli che non mi odiano abbastanza
rassicurare quelli
che già ne hanno smodatamente ragione
e cristianamente levare d’impaccio
chi del dubbio ancora mi benefica.

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5 risposte a Note a margine n. 16

  1. ledy ha detto:

    Oh ! ma quante cose ci ha insegnato Helena !Grazie
    Da noi non esistono, come dolci di carnevale, “le orecchie di Amman “, pensare
    che sono cose che si mangiano,mi fanno un certo effetto (anche nella forma,sembrano proprio orecchie) Forse sarebbe stato meglio non tradurre e lasciare il nome originale
    “Oznei Amman ”
    Io conosco solo:” le frappe,i limoncini,le castagnole,gli strufoli,le rose de deserto ecc,ecc”
    Veramente,come dice Helena,tutto questo non c’entrava con le ” deliziose poesie ”
    andiamo troppo sul prosaico,mi sembra.
    Ciao,ciao

    • helena ha detto:

      Vedo che Internet a volte aiuta poco. o meglio ci riempie di un conoscere fine a se stesso, che soddisfa una voracità malsana, e ci offusca la mente e ci confonde le idee. Il Purìm non lo si va a cercare su Google, lo si vive “in diretta” e con grande rispetto e partecipazione. Quanto da me pòrto , non voleva certo fare immaginare a nessuno quanto sia gustoso mangiare orecchie (in lingua originale “o s n à i m ” con la S dolce come in Rosa), quasi provando un piacere cannibalesco. Conoscendo bene il Carnevale per ovvi motivi, e che poi è vissuto in modo alquanto diverso da città o da regione a regione, ho voluto riandare a quello delle nostre infanzie, che non aveva ancora subìto le trasformazioni dovute al tempo trascorso e del quale sempre e tanto ci lamentiamo – e così anche per il Natale e tutte le feste comandate – e senza volere sono arrivata nel dolce paese delle malinconie, e proseguendo, i tasti
      PC niani, mi hanno portato a fare un confronto con il Purìm, con i suoi “obblighi” , religiosamente parlando, così semplicemente umani, e lontani dagli schiamazzi esagerati e da cose anche peggiori, vedi Carnevale di Rio, che già i media e le televisioni ci portano in casa. Spaziare nel Pianeta è ormai cosa da poco, perfino a buon mercato. E invece quei buonissimi e modestissimi dolcini, proprio quelli si sono andati a notare, trasformandosi in terribili Orecchie da addentare. A loro favore faccio notare che non sono neanche fritte e piene di grasso, mi riprometto di farle assaggiare. Comunque Terenzio Mauro, come il colto e da me amato poeta e illustre giurista Michele ci ha fatto notare , ha perfettamente ragione anche dopo secoli e secoli: Pro captu lectoris habent sua fata libelli.
      Buona notte anzi da qui làila tov !

  2. helena ha detto:

    E mo’ ? e mo’ forse ‘pasta’ ! Meno male che qui non c’è, e che posso continuare a portarlo nei miei ricordi di una ingenua quanto dolcissima infanzia, quando insieme alla sorellina ed alle nostre due amichette Ninni e Nennella, vestite da “galletto”, abbiamo vinto il primo premio . Era carnevale, un carnevale sabino di Poggio Mirteto, dove mio padre, giovanissimo magistrato in funzione di Pretore, ci faceva trascorrere dei giorni così sereni, che più sereni non si può ! Mah, almeno, i ricordi sono sempre così, meno male però, ci aiutano a vivere meglio anche quando siamo diventati grandi.
    Tutta questa bella pagina di deliziose poesie, non avrei voluto che terminasse così. Ed allora questa mia aggiunta, per cambiare, almeno per il momento, pagina.
    Esiste qui un carnevale molto diverso, che cade sempre nel mese di Adar, giorno 14, secondo il calendario lunare, e che si chiama Purim, seguito il giorno successivo, 15 di Adar, da Shoshàn Purìm – metto l’accento tonico per non sciuparne il suono – e che cade quest’anno il 20 e 21 di marzo. Questa piccola e modestissima festività, commemora il salvataggio dei lontanissimi avi dallo sterminio deciso da Ammàn, grazie all’intervento di Esther presso Assuero, forse Serse I di Persia. Ma questo che c’entra con la poesia, beh facciamo finta che c’entra, i racconti con la poesia, ci stanno sempre bene, specialmente ora che stiamo attraversando tempi bui, quasi da raccapriccio, cronaca, politica, clima, geologia. Certo che tempi ‘chiari ‘ non ce ne sono mai stati, da quando questo bel pallone ha cominciato a girare, solo che non ne ha memoria neanche la nostra memoria storica. In fondo siamo povera cosa. Contentiamoci, anche se non ci consola. Tornando al Purìm, volevo elencare quello che è d’ “obbligo” fare:
    1) Kriàt ha meghillà – lettura della meghillà di Esthèr
    2) Mishlòach manòt – invio di almeno due doni alimentari agli amici
    3) Matanà le evionìm – doni ai poveri
    4) Seudàt Purìm – pranzo di Purìm che deve essere festoso, e rallegrato anche da
    musiche, balli e sberleffi ad Ammàn che non è riuscito a portare a termine il suo
    malefico progetto. Il dolce tipico del periodo , sono le tradizionali “Orecchie di
    Ammàn” quadrati di ca. 5 centimetri di impasto simile a quello della crostata, che
    chiusi a triangolo dopo essere stati imbottiti di una crema a base di datteri, noci
    tritate, o pasta di cioccolata, o semini di papavero, si mettono al forno, e sono
    veramente squisiti. Per fortuna si vendono anche già confezionati nei supermarket,
    nei Caffè o pastticcerie. Adesso lo scherzo di Purìm, o Carnevale, è finito . Un saluto
    affettuoso a tutti.

  3. ledy ha detto:

    Salve,professore,Lei è una persona schiva, lo so,ma spero che mi permetterà , dato il periodo,di far conoscere anche questa sua poesia.
    Carnevale sta per finire,i carri allegorici,con i loro giganti di cartapesta,ritorneranno
    nei loro cantieri e spariranno per far posto ai nuovi personaggi del prossimo carnevale.
    Per le strade non vedremo più maschere carnevalesche,ma rimarranno le maschere permanenti,quelle che sono difficili da identificare, perchè ,come dice il poeta Montale
    “viso e maschere coincidono”
    Il mondo ne è pieno. Alla larga.
    Cordialmente

    Da “Soltanto venti”

    Maschere

    Vanno i carrozzoni
    guidati dall’allegoria
    tra schiamazzi volgari
    e le metafore violente
    Per la via
    l’attenzione è per le maschere
    che sfilano in processione
    lungo il grande Corso della vita
    tra gli incroci con strade secondarie
    tribune d’onore,posti in piedi
    e posti a pagamento.
    Cadono abbondanti coriandoli policromi
    che segnano il percorso
    per quelli che seguono.
    I vecchi ricordino,imparino i fanciulli.
    Accorre anche chi non vuole
    la folla spinge in una sola direzione.
    Esplode e colpisce impietosa
    l’euforia che niente risparmia
    soltanto le apparenze
    si salvano sempre

    Michele Lamacchia

  4. helena ha detto:

    Ed ecco ancora: da Silenzi – Poesie edizioni dal sud

    IL PRIMO CAFFÈ

    Anche stamane il primo caffè nero
    non m’ è venuto bene; lo zucchero
    gli giova poco e quella stilla di latte
    aggiunto ne peggiora il sapore. Sarà
    forse per il palato da notte insonne o
    l’ effetto della bocca velenosa; a lungo
    fitte parole dolciamare hanno percorso
    nei due sensi il cavo del telefono come
    una sacra processione di insoddisfatte
    scolopendre all’ attacco scaraventate
    per mordicchiarci all’ orecchio: noi così
    vicini lontani avvinti quasi sempre per
    un mutuo sopraffarci, intenti alle ragioni
    p[ersonali e di attenta sordità agguerriti.
    Anche oggi il tempo del levarsi al mattino
    è l’ unica opinabile pausa da un allarme
    quotidiano di ventiquattrore. A mia rivalsa
    e suo dispetto scriverò soltanto d’erotico
    d’osceno; non foss’altro che per sozzare
    col mio rosso indecente gli spazi bianchi
    del siparietto del suo inaffidabile candore
    adusto e di seconda mano armata. Certo
    così più fragranza avrà il mio primo caffè.

    LUCE

    Quanta luce di luna stanotte
    bianca di gesso tra queste case
    che più a lungo si trattengono
    per via e piano tra loro bisbigliano
    di cose antiche e segrete.
    Oggi che da tardi anni esuli
    qui ritorno, parole al ricordo
    sfuggite attento raccolgo
    e gesti senili che nella notte
    si stanno sugli usci socchiusi
    scambi di carezze mimando
    con la primavera precoce.
    I vecchi sanno accarezzare
    davvero; lenti cauti senza fretta
    mai ad altra stagione rimandano
    l’opera di un altro giorno vissuto.
    Sanno che a lungo saranno stelle.

    Michele Lamacchia

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