Note a margine n. 17

MA, PERCHE’, PORCA MISERIA!?

Accade, oramai, quasi ogni giorno, che ci colpiscano notizie di fatti del malcostume dilagato e dilagante persino negli anfratti più nascosti del pianeta politica. La continuità pare la costante ineluttabile che caratterizza il compimento di atti posti essere a disdoro del comune sentire della società sempre più emarginata dalla classe chiamata, per fiduciosa speranza, a governare la cosa pubblica, incidendovi, per quanto di rispettiva ragione, in funzione di maggioranza e di quella, altrettanto determinante, di minoranza oppositrice. Qualcuno riesce ancora ad indignarsi, altri scuotono la testa, altri fanno i difensori d’ ufficio o gli accusatori per amor di giustizia. Altri prendono esempio e invidiano, auspicando per sé o prole carriere di pari utilità.
Il naturale deterrente del rigore morale ha spostato indietro il limite di demarcazione allineandolo giustapposto a quello del “penalmente rilevante”, sì che, ormai, non se ne distinguono più le diverse consistenze etiche. Ma non tutto ciò che è giuridicamente ammesso è, al contempo, moralmente lecito, o politicamente consentito e corretto in rapporto alla gestione dei pubblici interessi e del danaro pubblico.
Eppure, il cittadino comune riporta il puntuale convincimento che nell’ecosistema in cui orbitano i pianeti e i satelliti della politica, si sia radicata e sviluppata l’ autopersuasione che il concetto del lecito abbia spostato i suoi naturali confini, quelli che restano, invece, validi per tutto il resto della società.
La disinvoltura con cui personaggi di ogni parte parte politica continuano ad abusare del loro potere e della loro funzione, per interessi che con la cosa pubblica hanno poco o nulla da spartire, suggerisce, tra l’altro, due idee.
La prima – che concerne i fatti penalmente rilevanti – è che l’ effetto deterrente e dissuasivo della pena è, per costoro, pari a zero, ancora meno, cioè, di quanto potrebbe avvertirsi da parte di un soggetto disperato e/o bisognoso che delinque noncurante della sanzione che subirà. E questa considerazione induce a pensare che il desiderio del “di più”, del lusso, del vantaggio superfluo sta diventando un input compulsivo estremamente più determinante del vero bisogno, della disperazione, della esasperazione da mancanze di risorse umanamente essenziali. Diremmo, un vizio con relativa assuefazione e un diritto a soddisfarlo.
La seconda – che concerne fatti penalmente o non penalmente rilevanti – è che la gestione del potere e la inadeguatezza di sistemi di controllo preventivo e successivo (che, per tempestività, siano efficaci ed efficienti) producano effetti perversi in soggetti non solidamente preparati sì da convincerli a che a loro possa lecitamente spettare ciò che ad altri è lecitamente negato. Una specie di tributo extra dovuto ad una risorta aristocrazia legibus soluta di stampo medievale e che, massimo della ipocrisia, non perde occasione per aizzare con l’insulto giornaliero il proprio seguito cianciando di democrazia e di sacrosanti diritti violati, sempre all’ordine del giorno. E’ il loro ossigeno. Varie ed eventuali, mai. Il segreto dell’agitatore? Basta rendersi stupido quanto i suoi ascoltatori affinché costoro si credano intelligenti come lui, lo affermava Karl Kraus. Condivido.
Rammentate gli anni di “tangentopoli”? La ultima difesa giuridico-politica (coraggiosa per la unicità della sua ammissione ma non giuridicamente apprezzabile) si concretò nell’ammissione della “normalità” del pagamento di “tangenti” distribuite a tutti i partiti, di maggioranza, “per fare”, e di opposizione, per “lasciar fare”, nella esposizione della esistenza di un ben radicato sistema che non lasciava spazio ad alternative a chi avesse inteso non allinearsi. Il tutto, secondo l’equazione: immorale + continuità + abitualità + diffusione + potere = morale. Il prodigio del piombo che diventa oro. Paradosso? Eresia? Il fatto è che molti giustificarono; e molti giustificano e praticano ancora.
Questo non si può non pensare quando si sentono enfatiche dichiarazioni rilasciate anche dai più impensabili politici colti con le dita nella marmellata e che non trovano di meglio che affermare: “ non c’è reato”. E la vergogna? La responsabilità politica? Il tradimento della fiducia? L’inganno del gioco delle parole che nascondono tutt’altri fatti? Ma la loro coscienza è orientata diversamente e dà risposte diverse da quelle valide solo per i governati.
Ma il dramma si prepara in casa, nelle famiglie, dove padri e madri, indigenti della benché minima responsabilità genitoriale, insegnano ai figli soltanto a cercare le “dritte”, ad essere “furbi”, perché solo quelli, nella vita, vanno avanti. Scuola e maestri, poi, stiano al loro posto, perbacco! E i risultati sono quelli che sappiamo dalle cronache quotidiane, a cominciare da una parte crescente della gioventù inferocita, disorientata, alla deriva.
E noi? A noi ben ci sta: che cos’altro ci serve per spingerci ad essere popolo in dignità e non solo nel nome, e a non restare, come purtroppo siamo, soltanto una gridanciana accozzaglia di agitate e aggressive tifoserie da stadio, buona solamente ad esaltare personaggi di squadra, creare miti e fargli perdere contatto con la realtà?
Si, ben ci sta. Ma, perché, porca miseria!?

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Una risposta a Note a margine n. 17

  1. lela ha detto:

    C’era una volta, non troppo tempo fa, un paese detto delle continue polemiche e degli scontenti perenni dove si riusciva , comunque, a discutere tra persone ed esisteva un minimo di partecipazione alla vita sociale.
    Nel paese delle polemiche, una volta, si poteva offrire ai propri figli, per volere di pochi, s’intende, un tenore di vita decente e giornate di riflessione per tutti,
    e anche lo svago otteneva , a volte, momenti fruttiferi. Oggi non è più così vista l’apatia che si respira nell’aria del paese delle polemiche … perchè?
    I giovani sono rintronati da televisioni spazzatura e da comportamenti spesso non proprio edificanti dei genitori ma anche di chi dovrebbe più di altri dare il buon esempio, e proprio per il ruolo importante che nella società ricopre, e poi c’è sempre il bla-bla-bla della crisi economica, e la politica che, tra le altre mancanze, si ostina a considerare i ragazzi come puro e semplice serbatoio di voti , e … e … e … molto semplicemente così va il mondo, il nostro mondo.
    Non mi sento di criticare chi in buona fede prova a migliorarlo …
    Magari esistesse! Nel paese delle continue polemiche …

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