Note a margine n. 651

COME I PIDOCCHI

Penso che anche l’età possa essere fattore ostativo ad una consistente quantità di conoscenze che noi vecchi, invece, conserviamo nella memoria. Fatto naturale; ma non sufficiente a giustificare certi vuoti paurosi – e socialmente dannosi – che infestano come i pidocchi ‘patrimoni culturali’ e ‘ capacità di discernimento’ di buona parte dei figuri, spregiudicati e disinvolti, occupanti le nostre Istituzioni. Mi rivolgo ai noti pezzenti mentali, analfabeti e semialfabetizzati armati di improntitudine e/o di mira di fotterci quel poco di democrazia che ci rimane. Ci hanno già recentemente provato e per fortuna il popolo referendario li ha sgamati e sfanculati opponendogli un NO grande quanto una casa. Ora ci riprovano, sotto mentite spoglie; dicono che è per risparmiare sulle spese, tagliamo il Parlamento: un’ economia di un caffè a testa ogni anno. Ci costa davvero molto e molto di più la disastrosa improntitudine di un Ministro incapace. O ci considerano coglioni o lo sono loro. Il taglio è alla Democrazia. Non ci stiamo. Non abbocchiamo.

Umberto Terracini – gli ignoranti si servano di internet per saperne qualcosa – mentre presiedeva la seduta del 18 settembre 1946 della 2a sottocommissione dell’Assemblea Costituente, ebbe a dichiarare, tra l’altro: “…la diminuzione del numero dei componenti la Camera repubblicana sarebbe in Italia interpretata come un atteggiamento antidemocratico, visto che, in effetti, quando si vuole diminuire l’importanza di un organo rappresentativo s’incomincia sempre col limitarne il numero dei componenti, oltre che le funzioni…”. La sua tesi venne approvata dagli altri presenti, tutti simboli di straordinaria cultura e fede democratica. Gente che passò alla grande Storia del Paese.

E non è un caso, anche, che, attualmente, il Governo – che, peraltro, come Esecutivo non fazioso dovrebbe restare neutrale nella contrapposizione popolare tra i Si e i No – stia già provvedendo a limitare le naturali ed essenziali funzioni del Parlamento mettendolo continuamente alle strette e costringendolo al silenzio col sistema del voto di fiducia.

Terracini, storico gigante della democrazia. Ricordatelo bene.

E memorizzate molto bene anche quanto è scritto nel segreto ‘Piano di Rinascita Democratica’ elaborato da Licio Gelli per la Loggia massonica P2, ritrovato e sequestrato il 4 luglio 1981 e poi pubblicato negli atti della Commissione parlamentare d’inchiesta – gli ignoranti si servano di internet per saperne qualcosa – dove, tra l’altro, si programmava, come punto essenziale e prioritario, la riduzione del numero dei Parlamentari. Vedi caso.

I veri democratici si tappino il naso e vadano a votare. Sappiano che gli altri ci andranno tutti. Per fotterci un altro pezzettino di Costituzione democratica. Poi non dite che non siete stati avvisati.

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Note a margine n. 650

FURBETTI E FURBONI


O.K. È stata una brutta cosa, bruttissima: i deputati che hanno fatto domanda per avere il sussidio di circa 600\1.000 euro. Da stigmatizzare senza se e senza ma. Tuttavia, vanno fatte alcune considerazioni.
1) Ai moralisti chiedo di ascoltare le risposte date da chiunque (di provenienza pubblica o privata, magari senza mai aver fatto un beneamato), senza ombra di vergogna o di pudore, percepisce una o più pensioni/vitalizi stratosferici: ‘mi spettano per legge e me le prendo’, spiegano.
2) A quelli che invocano il cosiddetto conflitto di interessi rispondo che, in questa storiaccia, i deputati del Parlamento d’oggi non contano un fico: il provvedimento-genialata si è fatto altrove. Dove si preannunciano provvedimenti con esiti in Borsa. Quando riavremo un Parlamento più legisl attore e meno legis latore. ne riparleremo.
3) A quelli che invocano il conflitto di interesse chiedo di andare a vedere i sistemi delle grandi istituzioni dove, notoriamente, sono gli stessi organi che – furboni, altro che furbetti – si autodeterminano i ricchissimi stipendi e le laute prebende.
4) A quelli che, inorriditi, invocano le dimissioni dei cinque deputati che hanno usufruito del sussidio de quo, dico che, in proporzione, dovrebbero chiedere almeno il suicidio degli autori del provvedimento abborracciato e fatto a cazzo di cane che ha consentito a tutti di goderne indiscriminatamente, dimostrando un analfabetismo normativo senza pari. Oppure…
5) A quelli che si scagliano contro i cosiddetti 5 furbetti chiedo: ma chi o cosa vi assicura che siano soltanto questi 5 e che non ve ne siano altri, tra parlamentari e tra alti ricchi burocrati e dintorni parlamentari. Prima di tutto, prima del crucifige, dovete fare un controllo generale e completo nell’ambiente; non potete affidarvi ad un riscontro fatto, miratamente ad personam o a campione, intenzionalmente o casualmente, e comunque, abusivamente, dall’INPS (incompetente a farlo e che, sovraffaticato, non riesce ancora a fare ciò che dovrebbe) chissà perché e chissà da chi, in che modo e su committenza di chi. E senza alcuna responsabile certificazione o valenza ufficiale.
6) A quelli che gridano allo scandalo: ma almeno, vi siete informati di quanti deputati e senatori, loro collaboratori e alti burocrati dell’entourage, loro congiunti hanno chiesto ed ottenuto il bonus monopattino e bicicletta? Bonus facciate, bonus vacanze, etc. Covidiozia? Che differenza c’ è, ipocriti?
7) A quelli che gridano allo scandalo, dico: vi siete mai chiesti nulla sulla ristorazione, bagni, saune, massaggi, barbieri, parrucchieri, sarte, etc. di cui usufruiscono a quattro soldi deputati, senatori, ex, e funzionari e impiegati di quel contesto che, certamente, non sono dei morti di fame o dei bisognosi? Sempre per legge. Non si dovrebbero vergognare?
8) Ben altro che poche centinaia di euro.
9) Brutta la storia; schifosa la morale dello scandalo gridato e indecente la sua provenienza. Nisi caste, caute! Faciteve accattà da ci non ve canosce!

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Note a margine n 649

L’ESPRIT DE LOIS


Categorie protette: mutilati, reduci, orfani di guerra, invalidi, portatori di handicap, incapaci, etc. etc. Posti riservati (dai mezzi pubblici ai concorsi) e altre provvidenze. Ora, per via delle progressiste aperture mentali correnti, hanno aggiunto altre categorie. Le chiamerei categorie sostenute, blindate, agevolate. Alla base: una idea comune. La deminutio. Uno status bisognoso di aiuto particolare rispetto agli altri. Individui che, per loro condizioni e qualità, sono – secondo il legislatore – in difficoltà sociali, affetti da una deminutio. Da soli non ce la possono fare. Ergo, normative di sostegno; indirette (particolari sanzioni aggravate a carico dei loro ‘attentatori’, (vedi trans e diversamente sessorientati, etc.) o dirette (particolari agevolazioni utili al loro livellamento con gli altri). La donna non si batte nemmeno con un fiore. Archeologia antropologico-mentale. Quella della donna è ancora considerata una categoria bisognosa di sostegno. Da sola non ce la può fare? Ergo, va sostenuta. Ecco i posti riservati in politica. Li chiamano quote rosa. Se io fossi una donna vera, la considererei una umiliazione: accettandole, sarebbe riconoscerne la giustezza, la fondatezza fattuale del presupposto. Se io fossi donna con un minimo di decoro e orgoglio, mi farebbe incazzare di brutto. Sarebbe mio diritto non negoziabile farmi valere per ciò che sono e so fare, e non per grazia ricevuta. E ci terrei davvero a poter rivendicare solo a me stessa tutti i miei successi ‘Sti burini, ‘sti tamarri e ‘sti cozzali mentali. Vorrei guardarli in faccia ‘sti sfanculati che hanno avuto questa genialata. Un tuffo nel retroterra della cultura socioantropologica. Ritorno al passato. Non dei migliori.
Se io fossi una prezzolata, un’ opportunista, una sgallettata, una mercenaria, invece, accetterei di buon grado, e fregandomi le mani, direi che è giusto. E pure se fossi una vajassa. Salvo, poi, a ricordarmi di avere naturalmente una mia dignità paritaria a quella maschile e a sbandierarla soltanto nei momenti convenienti. Bel passo indietro.
L’ esprit de lois.
P.S. Presto, avremo anche le quote viola. Non si preoccupino.

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Note a margine n. 648

 

DUO

Il concorde e pervicace silenzio con cui, in perfetta sintonia, il duo del Gi.Ro. – o il Co.Ca., come, tra il serio e il faceto, la gente indica ormai la ‘strana coppia’ – riscontra la vulgata di un governo di ‘Ulisse e l’ombra’, indimenticati personaggi di Carosello, ha qualcosa di strano, di inedito tra le quinte del teatrino della politica. La simbiosi è puntuale, ininterrotta, ubiqua. Entrambi pervenuti d’emblée ai posti del governo del nostro Paese, l’uno e l’altro, si sono scelti o li hanno accoppiati, non sappiamo. Il primo – politicamente indefinito e sconosciuto ai più – là, senza consenso riconducibile al senso democratico, senza alcuna esperienza nel campo dello statismo, pare avere preso ben presto l’aria della masseria ed essersi messo di faccia dopo essere entrato appiattito di fianco, in punta di piedi, con qualche timidezza. Responsabile di governo Primo Ministro. Il secondo – noto personaggio gieffino che tanto ingegnosamente giocò nella Casa le sue carte tessendo la sua criptica architettura, tanto da far incazzare pure il ‘convivente’, ora compianto Pietro Taricone arrivato ad ‘avvertirlo’ di brutto sotto l’occhio diretto della telecamera. Non responsabile di governo, onnipresente addetto Stampa. Chi tace acconsente. Nel Diritto, fa eccezione, non vale. Ma nella vita politica sì, eccome. I rumors, ormai netti, distinti, chiari, parlano di una consolidata diarchia. Smentite da parte di qualcuno? Non pervenute. Nemmeno in cenno o in bozza. Anzi l’andazzo pare protrarsi agli occhi del popolo indiscreto, invadente, ficcanaso, un vero fastidio per il Palazzo. Una domanda: dobbiamo stare ‘attenti a quei due!?’.

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Note a margine n. 647

TEMPI DI VACANZE


31 luglio; una volta era tempo di vacanze. C’ è ancora chi parte, chi se ne va in spensieratezza. Non so fino a che punto potrà lasciare a casa il senso di disagio – forse anche di sgomento come il mio – che lancina e strugge lo spirito di coloro che non riescono più nemmeno a sperare in un provvidenziale argine – deus ex machina – allo tsunami etico e socioeconomico di indecenze, oscenità, perversioni, cialtronate, che truffaldini allo sbaraglio e caporali in carriera ci stanno riversando addosso senza ritegno. Da paura. Sgomenta davvero la proverbiale memoria corta degli italiani della pagnotta, circuiti, manipolati e addomesticati, e la diffusa acrisia espiantata ad arte dalla ideologia coniugata a mo’ di tifoseria da stadio. I tempi sono difficili e il momento, nelle mani sacrileghe e vili di ignobili corifei, è invivibile. Homo homini virus! Il senso dello schifo è tipico, doloroso. Il dolore fa pensare e pensare rende infelici. Voi, vecchi, siate saggi, siate liberi di amare con passione solo la verità; sappiate trasmettere la vera storia di questi giorni ai vostri giovani! Devono sapere, devono poter ricordare la verità. Amandola.

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Note a margine n. 646

falce e martelletto

ELOGIOCONDO


Da face book un solenne elogio scritto e postato dal famoso magistrato Ferdinando Imposimato il 26 giugno 2014 alle ore 06:57: 
“La mia convinta solidarietà al magistrato Antonio Esposito che per avere emesso, con altri 4 magistrati, in Corte di Cassazione, una sentenza che confermava la condanna di Silvio Berlusconi a 4 anni di reclusione, inflitta dai giudici di Milano, respingendo pressioni di ogni genere che gli sono giunte da tutte le parti, affinchè lasciasse prescrivere il delitto, sta subendo una vera e propria persecuzione ingiusta, simile a quella subita a suo tempo da Giovanni Falcone e Paolo Borsellino prima di essere assassinati. Sono orgoglioso di essere amico di un magistrato che ha la indipendenza, la imparzialità, la onestà e la preparazione di Antonio Esposito. Egli ha applicato il principio costituzionale che la legge è uguale per tutti. Amicus certus in re incerta cernitur.” !? Dopo un paio di anni andò a lavorare per la tv di Berlusconi nella trasmissione Forum.!!?? Che bello. Azze. E ho detto tutto.

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Note a margine n. 645

mi-facci

DECAMERONE


O.K. Non ci voleva molto. Le dieci giornate in villa Doria Pamphili, ambiente staccato dalle zone a rischio contagio, passate a novellare; il trionfo dell’esercizio dell’abilità della parola mette in bella mostra, tra l’altro, vizi e difetti dei potenti che coniugano le intenzioni al futuro non tanto prossimo venturo. Ricco e raffinato il buffet, ricchissimi i confort declinati al benessere e dell’abbondanza a tutto tondo. Non c’è la peste a Firenze, ma il Covid19 s’adatta a pennello alla rivisitazione scenografica e di regia. Chissà dove, come e quando; in quale testa sarà germinata l’idea e in quale bocca sbocciate le parole d’accompagnamento per farla accettare, condividere e realizzare. A tempo perso, nelle pause di ricreazione. Tra una cosa seria e l’altra. Alla chetichella, aum aum, mi raccomando. Nessuno – tranne gli amichetti di merenda – ne sapeva niente fino a poco prima, eppure pochi si sono sorpresi al momento dell’annuncio.
Pampinea, Fiammetta, Filomena, Emilia, Lauretta, Neifile, Elissa, e i tre baldi Panfilo, Filostrato e Dioneo: ci son tutte e tutti. Cambiano i nomi, ma facili da identificare; con i dovuti travestimenti le parti sono adattate, lo svecchiamento tracima nell’ ostentazione dello sfarzo più che nello sforzo di concretare ciò che serve al Paese, ora e qui. Gaudeamus igitur. Mandate il conto a casa. Pronta cassa.
E’ il Decamerone sartoriale ribattezzato – un po’ a cazzo – ‘Stati Generali’ con un plateale ammiccamento arruffianante ad ampio spettro. A scanso di equivoci, a futura memoria.
Ser Giovanni non s’adombri come tutto farebbe pur credere a giusta ragione. C’è chi ha ben donde di siffatte ciufole per imbufalirsi davvero e andare a rivoltare le tavole, ma ancora si frena, non sappiamo sino a quando. Ma par pur questa una novella assai licenziosa. E conciossiacosaché indecentemente abusiva.

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Note a margine n. 644

IN GINOCCHIO

U.S.A.; un poliziotto preme il suo ginocchio sul collo del suo prigioniero, nero, fermo a terra in strada, tra la gente che guarda e riprende. Forte e a lungo fino a soffocarlo. Solo razzismo? Non credo. La trista vicenda mi porta – forse inappropriatamente – a pensare che esistano condizioni e contesti che, nell’animo umano, favoriscono l’emersione del monstrum che la pur millenaria civilizzazione dell’essere umano ha soltanto sepolto ma non eliminato. Ancora oggi, per indurre l’uomo a rispettare le regole, occorre spaventarlo adeguatamente con la minaccia di un male concreto, la sanzione; e nemmeno questo, spesso, si rivela sufficiente. E’ una parte di brutalità che pare continuare ad essere una delle sue componenti naturali e che si manifesta in ogni livello e contesto sociale, con mezzi differenziati e con diversa connotazione. Ma il comune denominatore – credo – è la violenza da senso del potere sugli altri e/o sulle cose, che si concreta nell’abuso. La consapevolezza della possibilità di usare la forza che dà una clava, un pugnale, i muscoli, una pistola, un martello, una sentenza, la stessa debolezza altrui, fisica o psichica, sono l’input più efficace alla eccitazione e alla esaltazione da potere attraverso cui si risveglia e si sfoga il bruto straccione, in tuta, in jeans, in camice, in cattedra, in corsia, in toga, in divisa, o anche nelle vesti di un semplice visitatore di museo che si trasforma in vandalo. Non credo che esistano eccezioni, persone immuni dall’ambizione del dominio, dall’istinto di sopraffazione, ma persone più forti che meglio resistono a certe spinte, a certe reazioni, o che trovano ragioni di autocontrollo nella fede assoluta in certi valori non negoziabili e non mortificabili, a partire da quello dello spontaneo rispetto del prossimo, amico o nemico che sia. E purtroppo, fatti e cronache accreditano lo squallore ed il pericolo di questo aspetto segreto e perverso dell’essere umano. Più spesso di quanto si pensi, accade. Ci indigniamo, ma con paura e con poca speranza. Anche un misero granello di potere può trasformare e deformare tutti, dal genio all’imbecille, dal capace all’inetto. Eppure, “la gente ha bisogno come l’aria di vedere una buona volta che non sono solo gli onestuomini a correre rischi, ma che anche ai birbaccioni le cose qualche volta non vadano lisce”(A.Frascati)

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Note a margine n. 643

cen sored

VENT’ANNI DOPO


Dopo circa una ventina di anni di collaborazione gratuita ad un quindicinale indipendente, preferii lasciare piuttosto che accettare che il direttore mi censurasse un mio articolo con cui argomentavo seriamente a livello antropologico e senza pregiudizi, sulla locuzione, abbastanza diffusa nel nostro lessico, “classica figura di merda”.
Oggi, a distanza di circa un decennio da quel mio articolo (da me poi pubblicato in questo stesso blog) e ispirato da un esemplare fresco di giornata, a livello nazionale, così consistente per paternità e per contenuti prequel e sequel – quest’ ultimo rabberciato dai protagonisti e dai loro amici di merenda come un patetico rattoppo da ammannire a ipotetici interlocutori ritenuti mentalmente sottosviluppati – me ne sono ricordato. E mi si è rinnovata la voglia di scriverne, così, senza particolare studio della questione. Ma l’evento meritevole è talmente notorio, come notori sono i nomi degli eroici cazzari ideatori e la loro comune posizione geografica, che non avrei nulla da aggiungere ai coloritissimi giudizi circolanti fra sghignazzi e pernacchie.
Sia pure a malincuore, pertanto, mi asterrò dal commentare, anche se, nel caso di riferimento, la figura di merda è talmente spiccata e accentuata – tra le altre alle quali siamo ormai abituati a convivere subendo – che bisognerebbe farle un monumento a futura memoria. Perché questa figura di merda è talmente classica figura di merda che gioverà segnarne bene le misure olimpioniche per tramandarne solidamente evento e primato. Almeno per ora. Ma non poniamo limiti alla Divina Provvidenza. Troppi record che sembravano insuperabili sono stati tragicamente battuti dalla Storia. I soggetti capaci, quanto ad ambizione, fantasia e mezzi, esistono e, favoriti dalle loro posizioni di lancio, certamente non rinunceranno tanto facilmente ad entrare nel Guinness dei classici figuranti di merda. Dove non puoi bluffare; devi esserci veramente portato di tuo. E noi, convinti e fiduciosi, ne prenderemo e ne daremo atto. Ad maiora!

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Note a margine n. 642

coglioni

COMPLOTTI E PALLE



“non crederai mica che…”, “non dirmi che davvero credi che…”, “ ah, ma allora tu non sai che…” queste e altre similari sono le introduzioni dialogiche del tipetto che tende a sorprenderti. Mettendoti al cospetto di una ‘realtà del dietro’ a cui non avresti mai pensato da solo, non ci saresti mai arrivato da te, il complottista tende a guadagnare – rapidamente e a poco prezzo – la tua attenzione e la tua supervalutazione della sua persona, almeno un gradino più su. E, quanto più lui ti vede rimuginare – lo ti si legge in faccia – sul perché non ci hai pensato tu prima, lui guadagna punti e ti distacca in classifica affondando la lama e rigirandola nella tua ferita per la goduria di lasciarti addosso la sua griffe. Dei furbi, concetto cromosomico made in Italy, vanamente imitato, anche per mancanza di un termine perfettamente adeguato in altre lingue. Che pure “scaltro” pecca di approssimazione per difetto; mentre “intelligente” ci porta in un’altra dimensione lessicofattuale e al ‘furbo’ gli fa un baffo. Il fatto ti deprime persino; e se non lo eri già prima, diventi fatalista e scuoti la testa in segno di resa. Se lo hai letto, ti senti don Chisciotte che riprende un attimo di coscienza di sé; e magari ti convinci che, se non hai pure tu un complotto di sostegno, non hai speranze.
Mo, non voglio dire che i complotti non esistano o che, esistendo in natura, vengano sdegnosamente accantonati, rifiutati come progetto, metodo, escamotage, indegno, da persone probe come siamo tutti. Anche perché, assumendo un siffatta teoria, sarebbe più o meno come procedere mettendo la scarpa nella cacca e non accorgersene o facendo finta di nulla per non perdere l’aplomb del navigato. Dobbiamo fare nomi, categorie al disopra di ogni sospetto e privilegio, …? Scusate, mo ho perso il filo. E’ l’ emozione. Ah, ecco, volevo dire che il complotto, spesso, non è voluto a priori, ma è ricostruito a posteriori dai tuttodietrologi per far quadrare le cose, gli eventi accaduti e darne una spiegazione coûte que coûte e non fare scena muta, non perdere il vantaggio su chi ci crede superfreud o 007, tradendone le aspettative. Dopo aver lavorato tanto per dare ad intendere di essere uno au milieu. Un up date. E non quel tappo di spumante scaduto che siamo.
Peraltro, più spesso di quanto non si creda, accade anche che le cose si combinino da sole e ne esca un concerto che troppe volte, a nostro gusto e tendenza, ascriviamo, poi, ad elaborazioni di menti kafkiane o rasputine. Che, pure, esistono; ma che, il più delle volte, sono soltanto nostre mentali assegnazioni abusive o ammiccanti appropriazioni indebite perpetrate da personaggi da quattro palle un soldo.

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