Note a margine n. 657

IL SILENZIO E’ D’ORO, LA RETICENZA E’ LORO


A proposito delle guerriglie in corso in seno alla Chiesa Cattolica, recentemente ho avuto occasione di leggere, tra l’altro : “Forse, questi prelati dovrebbero condurre le loro battaglie, con maggiore discrezione e fare del silenzio il loro stile di vita”. Forse si, ma anche forse no. Un Pontefice come Bergoglio che si pone ed espone così apertamente e confidenzialmente – almeno così mi sembra – di fronte ai credenti, ha instaurato una posizione improntata alla trasparenza. Se sia un bene o un male non mi spetta di giudicare. Non sono né un vaticanista, né un teologo, né campione della Gnosi, e come credente valgo meno del due di picche. Penso, tuttavia, che se il principio regolatore da lui indicato è questo, mal si coniugherebbero nascondimenti a scapito della verità. La quale, anche se non viene conosciuta subito, oppure, mai, lascia comunque dietro di sé un scia di vuoto che finisce col riempirsi di mille ipotesi, sospetti, dubbi, che reagiscono negativamente sulla solidità essenziale della fede. I fedeli sono esseri emotivi ma pensanti, più o meno razionali, oggi vogliono sapere, hanno assoluto bisogno di riscontri, di quelli che non smentiscono il progetto del fondatore della Chiesa. E anche di quelli truffaldini, ambigui, equivoci, interni ed esterni, denunciati dalla stessa Chiesa che, quindi, solo così può riscuotere e recuperare parte della credibilità e dell’affidamento erosi o perduti. Alterum non datur. A occhio e croce, naturalmente.

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Note a margine n. 656

FAMOLO STRANO

Lo scandalo dello scandalo a cazzo. Al netto di non sapere su richiesta o iniziativa di chi – che si dovrebbe conoscere per ragioni di trasparenza – lo stipendio annuo del presidente INPS Triddico è stato aumentato da E.62.000,00 a E. 150.000, annui in forza di un decreto interministeriale del 7 agosto 2020 dei ministri del Lavoro Catalfo e dell’ Economia Gualtieri. Che non ci dormivano la notte da quando, tra una cosa e l’altra, quel pensiero – sua sponte e uguale uguale ad entrambi – gli era venuto in testa contemporaneamente a tutti e due. Lo stesso decreto ha fissato anche: uguale stipendio di 150mila euro all’anno al già infortunato Bettoni, ora presidente dell’Inail; 40mila euro ai vicepresidenti dei due Istituti (60mila in caso di deleghe), ai consiglieri di amministrazione di Inps e Inail, invece, un emolumento di 23mila euro ciascuno. L’aumento ha effetto retroattivo, “con decorrenza dalla data di nomina del Presidente, del Vice Presidente e dei consiglieri di amministrazione Inps e di Inail”. Le grida dello scandalo mandato in scena da un po’ di giorni, però, si sono concentrate solo su Triddico. Sarà perché, forse, è il figlio della serva. Per la serie: lo scandalo? famolo strano.

E per la serie ‘Cuius incommoda eius et commoda’, così capovolto, Casalino, ho letto, prenderebbe circa E. 170.000,00 annue, vale a dire circa E.60.000,00 più di Conte e E. 20.000,00 più di Triddico e Bettoni. Valore del lavoro. Lasciatemelo dire: e che cazzo! E ho detto tutto. Minus dixi quam volui. Ovviamente.

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Note a margine n. 655

IPSE DIXIT

L’egopatia, nelle sue diverse forme, nel nostro Paese si è diffusa e ambientata in particolari contesti che vanno oltre quelli politici. Sono ben note le categorie che in Italia peccano di eccesso di autostima, sino alla schizofrenia. Sarà che noi italiani siamo diventati un po’ panciacentristi, e, per guida gregale o istinto spontaneo, spietati hater o fan portati alla idolatria e a creare miti trasformando persone in personaggi; ciò costituisce humus utile per la coltivazione di autoreferenze spocchiose da ipse dixit. Anche là dove non fanno altro che mettere assieme una serie di pure affermazioni categoriche, draconiane, che tanto impressionano la gente comune. Un po’ pour épater le bourgeois, un po’ Cicero pro domo sua. L’assist dei social e della tv salotto a cachet fanno il resto. Ma altra cosa è l’argomentare e seguire, senza pregiudizi o mire utilitariste, concatenazioni logiche; è capacità di pochissimi, ed esprimerlo in lingua italiana facendosi capire, al netto dei titoli qualificanti, sovente pneumoqualificanti, è cosa molto più seria. Da pochi. Soltanto una generica considerazione.

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Note a margine n. 654


UN VIZIO ITALIANO

Mario Cervi, gigante del vero giornalismo nostrano, in un indimenticabile articolo pubblicato sul Giornale il 22.07.2007 col titolo TODOS CABALLEROS. UN VIZIO ITALIANO, raccontò l’aneddoto di Carlo V che, pressato da impellenti necessità fisiologiche e accerchiato da numerose vocianti richieste di assegnazione di titoli nobiliari, se la cavò proclamando erga omnes «Estad todos caballeros», siate tutti cavalieri. Tra l’altro osservò il Cervi “…l todos caballeros è stato ed è la parola d’ordine di politici, generali, burocrati, sindacalisti. Si è assistito alla moltiplicazione cartacea dei garibaldini, dei partecipanti alla marcia su Roma, dei partigiani”. Aggiungiamoci pure i ‘l’avevo detto io‘ e i “vincitori”; tutti contenti. Oggi, a papocchio e croce, primo giorno post voto, a metabolismo residuale in corso, tutti i partiti e i sommovimenti si dicono felici e contenti, soddisfatti vincitori, persino gli sfagiolati de visu, i mantienimi che ti mantengo. E i perdenti? Si impone la necessità di individuarli, tanto per completare logicamente il trionfante annuncio di ciascun Partito, comune denominatore della paraculerie politicasciara. Potremmo dire che il perdente, forse, è l’elettorato, autoscrotomizzato, forse meritevole di qualcosa di meno fumoso, di più netto, di più decifrabile; di più serio. E, ciò che è peggio, è che non se ne accorge nemmeno. Anzi. Il Popolo democraticamente ha scelto di autodepotenziarsi la democrazia a favore della casta, sfoltita ma ancora più forte, più concentrata. A pudenda ancora scoperte e malconce, il ‘peana’ urlato è uno solo: Abbiamo vinto! Stipsi dixit.

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Note a margine n. 653

VIS MAIOR…

E’ inopponibile la forza dell’ istinto di sopravvivenza e ciascuno a suo modo mira a cercarsi la scorciatoia – per il principio massimo rendimento col minimo sforzo – per raccogliere utilità e soddisfare le proprie esigenze e/o ambizioni. Il fenomeno politico attuale, in Italia, nella sua complessità quantitativa e qualitativa, è un inguacchio doc e rivela che è in atto un forte stimolo indecentivante per una pletora indistinta di gente vaffarista, tufagna e fattacciuccio, armati di una faccia tosta più dura della macina di sotto, forte, soprattutto, delle diffuse debolezze culturali e mentali altrui col tossico corollario dell’ideologismo, vizio più o meno occulto degli affetti da mancanza di idee. A da passà a nuttata…

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Note a margine n. 652

LUI

Votare. Mancano le condizioni minimali per attendersi qualcosa di buono. Si va a votare solo per la vaga speranza di non attendersi qualcosa di peggio. Che verrà certamente se dovesse trionfare l’espressione dell’insipienza e della arroganza dei Cacasenno (figlio di Bertoldino, figlio di Bertoldo), delle carampane, gonadimorfi, lobotomiranti, maranzi, sfilazzi etc. Ci ficcheremo pollice ed indice sotto la mascherina e in apnea entreremo in cabina. E li i credenti si faranno il segno della croce, tracciandone una copia anonima su carta; gli altri pregheranno a loro modo il loro Dio tracciando una ics atea o agnostica. Il quale Dio, così sconosciuto nelle sue scelte arcane, pur qualcuno dovrà aiutare, pur qualcuno dovrà affossare. A norma di Provvidenza secondo alcuni; di Destino o Fato secondo altri. Diamogli una chance; poi, come il solito, non diciamo che ha fatto tutto Lui.

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Note a margine n. 651

COME I PIDOCCHI

Penso che anche l’età possa essere fattore ostativo ad una consistente quantità di conoscenze che noi vecchi, invece, conserviamo nella memoria. Fatto naturale; ma non sufficiente a giustificare certi vuoti paurosi – e socialmente dannosi – che infestano come i pidocchi ‘patrimoni culturali’ e ‘ capacità di discernimento’ di buona parte dei figuri, spregiudicati e disinvolti, occupanti le nostre Istituzioni. Mi rivolgo ai noti pezzenti mentali, analfabeti e semialfabetizzati armati di improntitudine e/o di mira di fotterci quel poco di democrazia che ci rimane. Ci hanno già recentemente provato e per fortuna il popolo referendario li ha sgamati e sfanculati opponendogli un NO grande quanto una casa. Ora ci riprovano, sotto mentite spoglie; dicono che è per risparmiare sulle spese, tagliamo il Parlamento: un’ economia di un caffè a testa ogni anno. Ci costa davvero molto e molto di più la disastrosa improntitudine di un Ministro incapace. O ci considerano coglioni o lo sono loro. Il taglio è alla Democrazia. Non ci stiamo. Non abbocchiamo.

Umberto Terracini – gli ignoranti si servano di internet per saperne qualcosa – mentre presiedeva la seduta del 18 settembre 1946 della 2a sottocommissione dell’Assemblea Costituente, ebbe a dichiarare, tra l’altro: “…la diminuzione del numero dei componenti la Camera repubblicana sarebbe in Italia interpretata come un atteggiamento antidemocratico, visto che, in effetti, quando si vuole diminuire l’importanza di un organo rappresentativo s’incomincia sempre col limitarne il numero dei componenti, oltre che le funzioni…”. La sua tesi venne approvata dagli altri presenti, tutti simboli di straordinaria cultura e fede democratica. Gente che passò alla grande Storia del Paese.

E non è un caso, anche, che, attualmente, il Governo – che, peraltro, come Esecutivo non fazioso dovrebbe restare neutrale nella contrapposizione popolare tra i Si e i No – stia già provvedendo a limitare le naturali ed essenziali funzioni del Parlamento mettendolo continuamente alle strette e costringendolo al silenzio col sistema del voto di fiducia.

Terracini, storico gigante della democrazia. Ricordatelo bene.

E memorizzate molto bene anche quanto è scritto nel segreto ‘Piano di Rinascita Democratica’ elaborato da Licio Gelli per la Loggia massonica P2, ritrovato e sequestrato il 4 luglio 1981 e poi pubblicato negli atti della Commissione parlamentare d’inchiesta – gli ignoranti si servano di internet per saperne qualcosa – dove, tra l’altro, si programmava, come punto essenziale e prioritario, la riduzione del numero dei Parlamentari. Vedi caso.

I veri democratici si tappino il naso e vadano a votare. Sappiano che gli altri ci andranno tutti. Per fotterci un altro pezzettino di Costituzione democratica. Poi non dite che non siete stati avvisati.

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Note a margine n. 650

FURBETTI E FURBONI


O.K. È stata una brutta cosa, bruttissima: i deputati che hanno fatto domanda per avere il sussidio di circa 600\1.000 euro. Da stigmatizzare senza se e senza ma. Tuttavia, vanno fatte alcune considerazioni.
1) Ai moralisti chiedo di ascoltare le risposte date da chiunque (di provenienza pubblica o privata, magari senza mai aver fatto un beneamato), senza ombra di vergogna o di pudore, percepisce una o più pensioni/vitalizi stratosferici: ‘mi spettano per legge e me le prendo’, spiegano.
2) A quelli che invocano il cosiddetto conflitto di interessi rispondo che, in questa storiaccia, i deputati del Parlamento d’oggi non contano un fico: il provvedimento-genialata si è fatto altrove. Dove si preannunciano provvedimenti con esiti in Borsa. Quando riavremo un Parlamento più legisl attore e meno legis latore. ne riparleremo.
3) A quelli che invocano il conflitto di interesse chiedo di andare a vedere i sistemi delle grandi istituzioni dove, notoriamente, sono gli stessi organi che – furboni, altro che furbetti – si autodeterminano i ricchissimi stipendi e le laute prebende.
4) A quelli che, inorriditi, invocano le dimissioni dei cinque deputati che hanno usufruito del sussidio de quo, dico che, in proporzione, dovrebbero chiedere almeno il suicidio degli autori del provvedimento abborracciato e fatto a cazzo di cane che ha consentito a tutti di goderne indiscriminatamente, dimostrando un analfabetismo normativo senza pari. Oppure…
5) A quelli che si scagliano contro i cosiddetti 5 furbetti chiedo: ma chi o cosa vi assicura che siano soltanto questi 5 e che non ve ne siano altri, tra parlamentari e tra alti ricchi burocrati e dintorni parlamentari. Prima di tutto, prima del crucifige, dovete fare un controllo generale e completo nell’ambiente; non potete affidarvi ad un riscontro fatto, miratamente ad personam o a campione, intenzionalmente o casualmente, e comunque, abusivamente, dall’INPS (incompetente a farlo e che, sovraffaticato, non riesce ancora a fare ciò che dovrebbe) chissà perché e chissà da chi, in che modo e su committenza di chi. E senza alcuna responsabile certificazione o valenza ufficiale.
6) A quelli che gridano allo scandalo: ma almeno, vi siete informati di quanti deputati e senatori, loro collaboratori e alti burocrati dell’entourage, loro congiunti hanno chiesto ed ottenuto il bonus monopattino e bicicletta? Bonus facciate, bonus vacanze, etc. Covidiozia? Che differenza c’ è, ipocriti?
7) A quelli che gridano allo scandalo, dico: vi siete mai chiesti nulla sulla ristorazione, bagni, saune, massaggi, barbieri, parrucchieri, sarte, etc. di cui usufruiscono a quattro soldi deputati, senatori, ex, e funzionari e impiegati di quel contesto che, certamente, non sono dei morti di fame o dei bisognosi? Sempre per legge. Non si dovrebbero vergognare?
8) Ben altro che poche centinaia di euro.
9) Brutta la storia; schifosa la morale dello scandalo gridato e indecente la sua provenienza. Nisi caste, caute! Faciteve accattà da ci non ve canosce!

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Note a margine n 649

L’ESPRIT DE LOIS


Categorie protette: mutilati, reduci, orfani di guerra, invalidi, portatori di handicap, incapaci, etc. etc. Posti riservati (dai mezzi pubblici ai concorsi) e altre provvidenze. Ora, per via delle progressiste aperture mentali correnti, hanno aggiunto altre categorie. Le chiamerei categorie sostenute, blindate, agevolate. Alla base: una idea comune. La deminutio. Uno status bisognoso di aiuto particolare rispetto agli altri. Individui che, per loro condizioni e qualità, sono – secondo il legislatore – in difficoltà sociali, affetti da una deminutio. Da soli non ce la possono fare. Ergo, normative di sostegno; indirette (particolari sanzioni aggravate a carico dei loro ‘attentatori’, (vedi trans e diversamente sessorientati, etc.) o dirette (particolari agevolazioni utili al loro livellamento con gli altri). La donna non si batte nemmeno con un fiore. Archeologia antropologico-mentale. Quella della donna è ancora considerata una categoria bisognosa di sostegno. Da sola non ce la può fare? Ergo, va sostenuta. Ecco i posti riservati in politica. Li chiamano quote rosa. Se io fossi una donna vera, la considererei una umiliazione: accettandole, sarebbe riconoscerne la giustezza, la fondatezza fattuale del presupposto. Se io fossi donna con un minimo di decoro e orgoglio, mi farebbe incazzare di brutto. Sarebbe mio diritto non negoziabile farmi valere per ciò che sono e so fare, e non per grazia ricevuta. E ci terrei davvero a poter rivendicare solo a me stessa tutti i miei successi ‘Sti burini, ‘sti tamarri e ‘sti cozzali mentali. Vorrei guardarli in faccia ‘sti sfanculati che hanno avuto questa genialata. Un tuffo nel retroterra della cultura socioantropologica. Ritorno al passato. Non dei migliori.
Se io fossi una prezzolata, un’ opportunista, una sgallettata, una mercenaria, invece, accetterei di buon grado, e fregandomi le mani, direi che è giusto. E pure se fossi una vajassa. Salvo, poi, a ricordarmi di avere naturalmente una mia dignità paritaria a quella maschile e a sbandierarla soltanto nei momenti convenienti. Bel passo indietro.
L’ esprit de lois.
P.S. Presto, avremo anche le quote viola. Non si preoccupino.

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Note a margine n. 648

 

DUO

Il concorde e pervicace silenzio con cui, in perfetta sintonia, il duo del Gi.Ro. – o il Co.Ca., come, tra il serio e il faceto, la gente indica ormai la ‘strana coppia’ – riscontra la vulgata di un governo di ‘Ulisse e l’ombra’, indimenticati personaggi di Carosello, ha qualcosa di strano, di inedito tra le quinte del teatrino della politica. La simbiosi è puntuale, ininterrotta, ubiqua. Entrambi pervenuti d’emblée ai posti del governo del nostro Paese, l’uno e l’altro, si sono scelti o li hanno accoppiati, non sappiamo. Il primo – politicamente indefinito e sconosciuto ai più – là, senza consenso riconducibile al senso democratico, senza alcuna esperienza nel campo dello statismo, pare avere preso ben presto l’aria della masseria ed essersi messo di faccia dopo essere entrato appiattito di fianco, in punta di piedi, con qualche timidezza. Responsabile di governo Primo Ministro. Il secondo – noto personaggio gieffino che tanto ingegnosamente giocò nella Casa le sue carte tessendo la sua criptica architettura, tanto da far incazzare pure il ‘convivente’, ora compianto Pietro Taricone arrivato ad ‘avvertirlo’ di brutto sotto l’occhio diretto della telecamera. Non responsabile di governo, onnipresente addetto Stampa. Chi tace acconsente. Nel Diritto, fa eccezione, non vale. Ma nella vita politica sì, eccome. I rumors, ormai netti, distinti, chiari, parlano di una consolidata diarchia. Smentite da parte di qualcuno? Non pervenute. Nemmeno in cenno o in bozza. Anzi l’andazzo pare protrarsi agli occhi del popolo indiscreto, invadente, ficcanaso, un vero fastidio per il Palazzo. Una domanda: dobbiamo stare ‘attenti a quei due!?’.

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