Note a margine n. 688

IMPARATE

«Non esiste nessuna rabbia, nessun comportamento che possa giustificare il femminicidio. Chiedo scusa se non era chiaro abbastanza». Queste le parole – visibilmente costrette – di Barbara Palombelli, sottoposta ad un fuoco di fila di proiettili sparati dagli indignatissimi interpreti di una infausta battuta della giornalista durante una trasmissione televisiva. Infausta, penso, non per il concetto in sé, espresso nel periodo incriminato nel particolare contesto di un finto processo, quanto per la incapacità e/o vile malafede degli sfaccendati ipocriti, non meglio occupati ad attendere seriamente, invece, ai lavori per cui sono strapagati con privilegi al seguito.

In effetti, scattato il tam tam fra una faccia tosta e l’altra, tra una faccia di culo e l’altra, tra le ideologhe della desinenza al femminile, con lo scontato ausilio accessorio degli abbozzamenti puttanieri di rito, in quattro e quattr’occhio si è montata una bufera mediatica e si è organizzato un sollevamento di pantere e pantegane contro la Palombelli (arcinota e storica crociata contro la violenza sulle donne) che, a loro dire, avrebbe giustificato il femminicidio. Udite, udite!

Eppure, sarebbe bastata la conoscenza dell’italiano di base per capire il vero, univoco senso della battuta detta nell’aula di Forum dove, presso il Giudice arbitro si conoscono e si dibattono, tra gli altri, i casi di litigi tra coniugi: «Come sapete, negli ultimi 10 giorni ci sono stati 7 delitti, sette donne uccise presumibilmente da sette uomini. A volte è lecito domandarsi se questi uomini erano completamente fuori di testa oppure c’è stato un comportamento esasperante, aggressivo anche dall’altra parte? È una domanda. Dobbiamo farcela per forza perché in questa sede, in un tribunale, dobbiamo esaminare tutte le ipotesi».

Ebbene; per quel conta, la domanda me la pongo anche io. E non da ora. Come molti altri. E’ lecitissima, anche se la risposta viene considerata irrilevante ai fini penali. Il resto sono solo cazzate come debordate dal cesso intasato da un puzzolente perbenismo.

Una delle poche vere giornaliste (e altro, a crescere) circolanti, in proposito, Maria Giovanna Maglie, interpellata sull’argomento sull’argomento ha risposto: “Quale bufera? Quante balle politically correct! Fai un programma in cui si finge di celebrare un processo e introduci l’argomento del ‘aveva perso la testa’ o ‘lei lo aveva provocato’, che usano ahimè i giornali e che si usa nei processi…”Non è che la scuso, è di più, proprio non vedo il problema, lo vedo completamente montato. E ancora: “Molto rumore per nulla ma ognuno è libero“. Imparate.

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