Note a margine n. 681

LA PAROLA AL CITTADINO ASPECIFICO

Non è volgarità, ma necessità di essere chiarissimo, diretto. Considerato che una norma giuridica serve a dare al cittadino le ‘istruzioni per l’uso’ delle sue facoltà comportamentali (intendo dire divieti ed obblighi) – cittadino a carico del quale, peraltro, grava il pericolo derivante dalla pregiudiziale presunzione di conoscenza (e di comprensione?!) della legge – essa deve assolutamente essere semplice, trasparente, facilmente accessibile, chiara, nella sua letteralità e nei concetti. Per averne un’ idea basta leggere qualche norma del codice penale, specialmente in forma originaria e tuttora in vigore. E invece.

E invece. Oggi, al cittadino generico – pardon, comune – ma tuttavia, ugualmente ‘presunto consapevole’, non bastano tre o quattro riletture per capire quell’ intricato mannello, quel garbuglio surrettizio tecnico-giuridico che, tra aggettivi ed avverbi, egli tenta di dipanare avendo sotto gli occhi il testo del ddl Zan. Una legge che nasce per essere tutrice delle situazioni sessopersonali ma che – diciamolo subito – così come è formulata, avrà di certo un sicuro effetto: quello di soffocare, ammutolire, confondere. Peraltro, il terrore dell’interpretazione giudiziale – che verrà accresciuta a dismisura dalle opacità e dalle ridondanze della legge – aumenterà col conseguente aumento del potere del giudicante; così come accade ogni volta che debba venire in considerazione una legge impervia, nella lettera e nella ratio, dove anche la dottrina e la giurisprudenza si spaccano di corna. Mi chiedono, “scusa, tu che sei un giurista, ma se dico ‘stronzo’ a uno che chiaramente, de visu, non è il tipico prodotto fecale, sarà la stessa cosa che dire ‘frocio’ a uno che ‘frocio’ non è? E se invece, quello lo sembra; o lo è a mia insaputa perchè non ha fatto outing e non porta un distintivo? Se dico cicciona ad una falsa magra? O se dico cazzone a uno qualsiasi o a uno ce l’ha grosso. Che mi accade? Varrà la presunzione di conoscenza? Di quali e quanti reati risponderò?” Boh. Cambio discorso, mi ricordo che ho un appuntamento urgente. Devo correre via.

Già in altri Paesi hanno sperimentato questo tipo di legge tendente a ostacolare la diffusione dell’ odio verso i diversamente orientati (i dior, li abbrevierò così, con tutto il rispetto)). Ottenendo effetti del tutto opposti a quelli voluti dal legislatore, laddove la mira era, invece quella di vietare tutto – ripeto – ciò che sia idoneo alla diffusione dell’ odio verso i dior.

Non credo che si accetti di buon grado, in effetti, una legge che, in pratica, ci imponga ciò che dobbiamo farci piacere, di annuire malgrado un diverso pensiero; ci vieti severamente di manifestare il non gradimento e ci costringa a dirne soltanto furtivamente, al buio, mascherati, in disparte, senza possibili testimoni, in catacombe, all’ insegna dello storico “silenzio, il nemico ti ascolta”.

I presunti beneficiari di questa legge, tenderanno a superarne i limiti (abbastanza fumosi) con l’assist del giudicante che si sentirà Crociato alle Crociate, autorizzato persino ad indagare sulle intonazioni, sulle mimiche facciali e gestuali di accompagnamento delle parole, sulle intenzioni di ciò che – a loro parere – avevamo davvero in testa, sulle percezioni. Ogni nostra parola potrà essere ritenuta empia, criminale. La fantasia e l’ideologia non hanno limiti. Satira? Manco a parlarne. Quella, come il nero, va su tutto, pure sul Padreterno, ma non sul dior non si scherza, siamo all’ ebdolivello.

E noi? Sin dai primi casi, dalle prime condanne, dalle prime motivazioni che leggeremo, ci scopriremo sempre più insofferenti, umiliati e rancorosi per l’insostenibile onere della mordacchia e per la pubblica esposizione dei nostri pensieri, veri o solo presunti da qualche irresponsabile supponente. Arriveremo al ridicolo delle perizie mimico-semantiche. E così, l’odio e la sua diffusione che si volevano evitare con l’improvvido mezzo della sanzione giuridica, potrebbero davvero nascere dove non ci sono, ed espandersi ed esplodere, violentemente o surrettiziamente dove già esistono sia pure in nuce. Con gli intuibili mille possibili paraventi di dissimulazione. E fare molti più danni di quel che non si creda. Specie tra gli innocenti. Processi veri o processi inventati, processi giusti e processi aggiustati. Pensa un po’ tu che ancora onori “il padre e la madre”.

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2 risposte a Note a margine n. 681

  1. michelelamacchia ha detto:

    Egregio Gaetano,
    vedi, io non ho assolutamente nulla contro i dior. Ma certe leggi, ancor prima che vengano definitivamente approvate, mi fanno incazzare di brutto. Ciao.

  2. Gaetano Vignola ha detto:

    Considerazioni elevate a tutela del nostro diritto di opinione e sui conseguenti comportamenti

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