Note a margine n. 670

La consistenza della complessiva situazione, quanto a gravità, è talmente fuori dall’ordinarietà che sorprende non poco l’anaelasticità di certi assunti e il danno che certe pregiudiziali cui si ancorano diffuse valutazioni sociali, politiche e antropologiche, apportano ai tentativi mirati al rimedio. Ancora si gioca ‘ai veti’ e ci si spaccia per statisti. Gli insulti indecenti all’ indirizzo della Meloni, di Salvini, etc. sono oltremodo eloquenti sulla natura della risma di gente da cui stiamo tentando di prendere le distanze.
A fronte dei valori aggiunti ‘incapacità, incompetenza’ dei carichiachiacchiere installatisi al potere, non trovo un minimo di ragionevolezza nel voler trascinare trite conflittualità, anche a livello personale, che già hanno pregiudicato oscenamente il quadro politico, economico, sanitario ai danni del Paese. Una esperienza da dimenticare, rammentandone, però, gli insegnamenti che obbiettivamente se ne possono trarre. Da gente incapace e capace di tutto bisogna guardarsi; e difendersi, anche riponendo – solo per una giusta pausa – le armi: la litigiosità politica e parapolitica involgarita come non mai è l’arma migliore che gli avversari hanno contro chi tenta la salvezza. Che non è Draghi per assioma, ma può esserla. Chi ha un nome migliore e più affidabile, lo faccia subito. E, magari, ce ne parli.

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