Note a margine n. 666

L’ INTERVENTO, OVVERO, COME TI FREGO IL PUPO

(…come l’ho sognato stanotte…)

“Come sempre abbiamo fatto, sempre e soltanto per il bene primario del Paese e non del Partito – che invano e inascoltato ha tentato più volte di riportare sulla giusta rotta il Governo – il nostro senso di responsabilità ci costringe a porci la domanda se sia giusto continuare a condividerne la scelte oramai non più in sintonia con le impellenti urgenze e concrete aspettative dei cittadini. Ce lo chiedono puntualmente l’ Europa e ancor più ad alta voce coloro che in queste difficilissime contingenze sono vittime delle gravi vicissitudini connesse alla pandemia, inasprite dalle crescenti difficoltà economiche. Che a quelle si connettono e che con quelle si accrescono in mancanza di un solido e tempestivo piano emergenza. Fattibile, subito, ieri!

“Ai nostri cittadini spetta e, perciò, a loro va data senza ulteriori tentennamenti – perché ne hanno sacrosanto diritto – la concreta possibilità di uscire dallo stato di vaghezza e di confusione che sul piano politico prospera day by day con gli intuibili e visibilissimi danni al seguito.

“E’ l’ora di riaprire, di spalancare gli occhi e far convergere sui cittadini tutti i sensi su quanto avviene realisticamente fuori dalle mura del Palazzo. I cittadini e noi con loro siamo più che stanchi di attendere i punti fermi, almeno quelli minimali, di un piano che dia respiro e tolga dall’apnea dell’ansia e dalla disperazione che attecchiscono naturalmente ogni volta che dalle Istituzioni non pervenga almeno il sostegno solido e concreto della segnaletica che costeggia la strada maestra del recupero. Oggi, tutti sentiamo mancare anche questo, infatti. E a gran voce si fanno domande realistiche alle quali, tuttavia, si offrono solo il riscontro di promesse e annunci, i cento gadget di cortesia con gli intuibili altissimi costi e un affollato parterre di task force spesso contrastanti tra loro, cui si delegano in pratica le funzioni che sono e devono restare del Parlamento o del Governo.

“Dopo tante, ripetute ed inutili prove, noi non ci stiamo più. Non possiamo. E considerate tutte le contingenze nazionale e internazionali, non intendiamo dare ai nostri cittadini il colpo di grazia. Qui non si discute di ideologie o di poltrone che già da tempo abbiamo rimesso a disposizione del Presidente. Non ci intessano. Noi non ci stiamo. E, se il difficile momento sconsiglia lo shock di altre piste da percorrere e il rischio di altre architetture, nelle sedi competenti, dal nostro canto e giusta nostra separata responsabilità, di volta in volta prenderemo atto e valuteremo: daremo il nostro sostegno ad ogni utile iniziativa che vada nella giusta direzione reclamata dalle contingenze che sono gravi ma non irrecuperabili. Ma non ci si potrà chiedere altro, quando le direzioni percorse, a nostro avviso, saranno diverse. Solo per il bene del Paese.” (applausi)

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