Note a margine n. 644

IN GINOCCHIO

U.S.A.; un poliziotto preme il suo ginocchio sul collo del suo prigioniero, nero, fermo a terra in strada, tra la gente che guarda e riprende. Forte e a lungo fino a soffocarlo. Solo razzismo? Non credo. La trista vicenda mi porta – forse inappropriatamente – a pensare che esistano condizioni e contesti che, nell’animo umano, favoriscono l’emersione del monstrum che la pur millenaria civilizzazione dell’essere umano ha soltanto sepolto ma non eliminato. Ancora oggi, per indurre l’uomo a rispettare le regole, occorre spaventarlo adeguatamente con la minaccia di un male concreto, la sanzione; e nemmeno questo, spesso, si rivela sufficiente. E’ una parte di brutalità che pare continuare ad essere una delle sue componenti naturali e che si manifesta in ogni livello e contesto sociale, con mezzi differenziati e con diversa connotazione. Ma il comune denominatore – credo – è la violenza da senso del potere sugli altri e/o sulle cose, che si concreta nell’abuso. La consapevolezza della possibilità di usare la forza che dà una clava, un pugnale, i muscoli, una pistola, un martello, una sentenza, la stessa debolezza altrui, fisica o psichica, sono l’input più efficace alla eccitazione e alla esaltazione da potere attraverso cui si risveglia e si sfoga il bruto straccione, in tuta, in jeans, in camice, in cattedra, in corsia, in toga, in divisa, o anche nelle vesti di un semplice visitatore di museo che si trasforma in vandalo. Non credo che esistano eccezioni, persone immuni dall’ambizione del dominio, dall’istinto di sopraffazione, ma persone più forti che meglio resistono a certe spinte, a certe reazioni, o che trovano ragioni di autocontrollo nella fede assoluta in certi valori non negoziabili e non mortificabili, a partire da quello dello spontaneo rispetto del prossimo, amico o nemico che sia. E purtroppo, fatti e cronache accreditano lo squallore ed il pericolo di questo aspetto segreto e perverso dell’essere umano. Più spesso di quanto si pensi, accade. Ci indigniamo, ma con paura e con poca speranza. Anche un misero granello di potere può trasformare e deformare tutti, dal genio all’imbecille, dal capace all’inetto. Eppure, “la gente ha bisogno come l’aria di vedere una buona volta che non sono solo gli onestuomini a correre rischi, ma che anche ai birbaccioni le cose qualche volta non vadano lisce”(A.Frascati)

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