Note a margine n. 640

VOLONTARIATO

Giovani e meno giovani che si dedicano al volontariato e ad attività benefiche in Italia certamente non mancano; cambia il modo, il metodo; ognuno di questi dà e fa ciò e come può, a cominciare dal proprio tempo e nei limiti del contesto in cui vivono. C’è chi si organizza cooperando con altri e chi può farlo o preferisce farlo solamente da solo. Molte sono le differenze operative, ma abbastanza omogeneo è il comune denominatore: la genuina spinta alla solidarietà che non cerca riconoscimenti, echi di riscontri, né privati né pubblici. O ritorni di qualunque genere, diversi dalla sola e umile soddisfazione di compiere un naturale dovere umano che sgorga dal sapere amare il prossimo. Un appagamento intimo che, quanto più vero è, più è discreto, silenzioso, riservato. Accade, tuttavia, che, oggi, esista – ed è favorito da grandi mezzi cognitivi ed operativi – anche un particolare tipo di volontariato costituito da un grande bacino dove confluiscono perlopiù fermenti giovanili che gemmano da delusioni, insoddisfazioni, frustrazioni, ribellioni, vuoti, e che spingono gli stati d’animo alla esaltazione, alla frenesia del trionfo e della gloria riconosciuta dal grande pubblico, della risonanza, della notorietà mediatica connessa alla buona causa. E accade anche che tra queste smaniose ambizioni – miopi o indifferenti verso realtà simili, a portata di mano, ma meno clamorose – si concepiscano avventure, prodezze, temerarietà da risonanza. Persino allontanamenti da casa e sparizioni temporanee per finire in tv, persone in fuga dall’anonimato e desiderose di ritrovarsi ‘personaggi’ speciali. E tra queste incontrollate ambizioni e incontinenti velleità fa buona pesca chiunque, protagonisti o terzi, voglia e sappia coltivarle e sfruttarle come ogni altra debolezza umana. La causa? Non saprei; forse, anche la debolezza da vuoto, da disorientamento, da acrisia, da richiamo delle sirene dell’altrove illusorio. E magari, anche la certezza di poter sempre ritrovare il rifugio di una casa e di una famiglia. Proprio là dove, forse, è mancato un adeguato processo formativo, dialogo leale, cura e riguardo del senso critico di ciascuno.

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2 risposte a Note a margine n. 640

  1. Diadan ha detto:

    Una breve sintesi ma esaustiva, che, focalizza il punto prendendo spunto da fatti di cronaca recenti ma anche passati. Una volta ci si arruolava nella Legione Straniera, ci si faceva monaca, crocerossina, ci si svestiva di ogni bene e si indossava il saio, si partiva volontario per le imprese che portavano lontano…oggi, invece, serve il sale della notorietà mediatica o si desiste. Per non dire della gentaccia che ne approfitta sotto forma di santoni e asceti guaritori che organizzano sette e comunità chiuse e richiamano molti giovani che credono di andare a fare del bene. E che ne restano prigionieri a vita.

  2. Gaetano Vignola ha detto:

    Quanta ragione hai Michele nella tua chiara esposizione

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