Note a margine n. 638

Vecchio Uomo Triste - Foto gratis su Pixabay

I VECCHI

Ho appena finito di leggere uno scritto, di quelli che circolano su whatsapp, e che si concludono con l’invito ad inoltrarlo a mia volta. Agli interessati; sarebbero i vecchi. Come me. In poche parole: si sostiene la bellezza dell’invecchiare alla “mulino bianco” che – a dire dello sconosciuto estensore dell’elogio – comporterebbe tutta una compilation di privilegi e gioie di vivere. Una sfilza di puttanate che qui non sto a riportare perché già mi è bastato d’avanzo, per nausearmi e smadonnare di brutto, la lettura del pezzo sino in fondo, nella vana speranza di trovare, infine, un chiusa realistica che avesse un po’ di rispetto per la realtà. Oltre che di questa merda di contesto italiano in cui noi vecchi siamo, invece, costretti a sopravvivere naufragando e alla deriva. A subire tacendo, emarginati di fatto e psicologicamente, indifesi, mal sopportati, dileggiati, coglionati e derisi, additati come abusivi della vita, sfruttatori e tutti, indistintamente, responsabili soltanto degli insuccessi delle nuove generazioni. Magari a quelle per le quali hai perso forze, sonno, salute sovraccaricandoti di pesi insostenibili.
In sintesi: io dico che invecchiare, oggi, è quanto di peggio ti possa accadere, fa schifo; invecchiare, per pochissimi, potrebbe essere anche gradevole; pagando, s’intende. Ma per il resto, per tutti quelli che non hanno di che pagare abbastanza, oppure per quelli che, fidandosi, hanno già pagato tutto prima, invecchiare in questo nostro Paese, è l’alternativa peggiore al suicidio. Nessuno ama davvero i vecchi; nessuno perdona niente ai vecchi. In certi casi, è il governo che ti deve autorizzare ad uscire di casa; forse gli toglierà il voto. Tanto, a casa nessuno ti ci accompagna se non sono davvero certi che darai il voto che loro vogliono. E’ lecito ingannare i vecchi, facile raggirarli e circuirli a mezzo nipote o a mezzo parroco, pretendendo la loro condiscendenza. Li si sgrida, li si apostrofa ‘rincoglioniti’ anche in famiglia. Nessuno gli rivolge la parola, nessuno li interpella, nessuno li ascolta davvero. Uffa, che noia la vecchiaia degli altri! Come è facile minacciare un vecchio: in famiglia come nel condominio, il solito, immancabile bullo bastardo, magari, fighetto atteggiato colletto bianco dalle parcelle gonfiate e proprietario per grazia ricevuta o per circonvenzione, ne abusa senza decenza, a capriccio di moglie. E magari non sanno che un vecchio, di loro, sa tutto e può raccontare di tutto. Ho visto cani, gatti, in casa, pisciare e scacazzare liberamente dappertutto, accomodarsi sulle poltrone buone e sui letti, accoccolati e coccolati a bocconcini e carezze; cavalli amati e curati come mai mi è occorso di vedere per un vecchio. Un vecchio che accenni una pur debole protesta o che soltanto mette bocca, è un vecchio sclerotico, un vecchio che s’innamora è un vecchio porco, un vecchio che sogna ancora è un irresponsabile da rinchiudere, un vecchio che s’interessa è un impiccione dei fatti altrui, anche della famiglia in cui vive, un vecchio che non sa tacere è uno che in casa non può più starci, non sa stare al suo posto, sporca, si sporca, puzza, è da far dormire sul divano quando si libera, tardi la sera e da lasciare libero presto la mattina, è da casa di riposo. Se, per questa, non basta la pensione che lui consegna per intero, i figli litigano per spartirsene il meno possibile il peso, il fastidio, l’ingombro, o pagargli la quota badante manesca facendo finta di non accorgersi in quali mani è andato a finire. Che se quella se ne va, come facciamo, addio vacanze prenotate e addio anticipo.
I vecchi sono scavalcati nelle code, tanto non hanno niente da fare, le panchine nei giardini pubblici ci giocano i bambini sotto lo sguardo delle madri-tigri che cazzeggiano tra loro, ci pomiciano i giovani, diamogli almeno questo a ‘sti poveretti che ingrassano e s’abbuffano di benessere firmato e fisime del cazzo.
I vecchi si sistemano e si spostano come un vecchio, muto mobile di casa. Magari una casa che un dì era la loro e poi fecero la fatale fesseria. Per il loro bene. Sempre. Se ci sono ospiti in casa, i vecchi devono togliersi dattorno, sparire senza lasciare tracce, rinchiudersi, non occupare il bagno, non mettere nemmeno il naso un attimo in cucina. I vecchi fanno numero e a loro ci tengono solo i medici di base di famiglia, con l’ordine di segnare solo farmaci prescrivibili.
I vecchi sono giudicati senza difesa, senza attenuanti, soprattutto dai figli. Senza appello. I vecchi devono piangere in silenzio, senza lacrime, che ti manca?! Dopotutto, meglio per loro se non ricordano; devono accontentarsi di tutto, fingere di non vedere, di non udire. Devono farsi piacere tutto; il dove, il come, il quando, il quanto. Spesso pagano così il caro prezzo di antichi errori, anche quelli commessi per troppo amore. E sono i peggiori, perché sono quelli che fanno soffrire di più. Ancor più della prostata, dalla incontinenza, artrite, cataratta, a salire. Perché l’illusione era che, così facendo, si sarebbero guadagnati rispetto della loro dignità e gratitudine. Che, poi, non sono venute o sono venute appena sotto forma di un pallido, raro sorriso di un nipotino non ancora smaliziato da tuo figlio o figlia in aspettativa di arraffare il resto. Indietro non si torna. Invecchiare è una colpa grave e nessuno ti assolve senza rancore. La morte libera, restituisce dignità. Un vecchio dovrebbe morire in due e a casa sua. Non voglio che anche questa ‘cosa’ sia decisa da altri. Nemmeno dal destino.


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Una risposta a Note a margine n. 638

  1. gaetano vignola ha detto:

    traduco in italiano dal barese =uccidete i vecchi,conoscono la storia”

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