Note a margine n. 616

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BRAVA GENTE. STICAZZI

Seguire in cronaca l’asfissiante litania accusatoria organizzata a tutto campo dalle variegate bande malavitose verso il soggetto politico di turno preso di mira, per la sua eliminazione dalla scena e, con lui, i suoi elettori, cose da niente, e tramite loro, la stessa governabilità del Paese Italia. Che dall’ esterno in molti tendono ad affossare con l’assist provvidenziale dei traditori all’interno. Capaci di tutto pur di andare al potere senza rispettare le regole. Accade, così, di dover prendere atto della reviviscenza di sperimentati metodi e sistemi già posti in atto da una farneticante e rabbiosa quanto scatenata ostilità che poco o nulla hanno a che vedere con la dialettica democratica e con la dinamica oppositrice che s’appartiene all’essenza del massimo organo costituzionale: l’elettorato. e tramite loro, la stessa governabilità del Paese Italia. Che dall’ esterno in molti tendono ad affossare con l’assist provvidenziale dei traditori all’interno. Capaci di tutto pur di andare al potere senza rispettare le regole. Già, l’elettorato. Che mai, per quanto la memoria mi permette, ha ricevuto scempi sì profondi, per via di un male inteso senso del sacrosanto rispetto che gli è dovuto in ogni sistema davvero democratico. A cominciare dal ciarpame culoscrannato che, fino a ieri, ammoniva che “gli italiani hanno bisogno di essere educati…” e allungava gli artigli per manipolare persino la nostra madre lingua. Una brutale e spocchiosa rozzezza che ha poi beccato una solenne bocciatura proprio dagli “italiani educandi”.
Sia pure con le debite varianti, ne dovemmo prendere atto, nostro malgrado o scioccamente esultanti, via via, nei confronti di Craxi, di Berlusconi, di Renzi ma in misura ridotta, oggi nei confronti di Salvini in procinto di strangolamento prima di essere dato ai cani. Incursioni e trappole funzionano così: a orologeria e di concerto come in una specie di pax mafiosa tra portatori sani del virus della tirannia. Vittima sicura: il libero elettorato. Nel senso di libertà negata, soppressa, finita.
Davvero sgomento, ci sono arrivato anche io, nel mio piccolo. Per capire di che cosa sia stato capace e lo è ancora – perché quasi omologato dalla consolidata consuetudine e legittimato dalla spregiudicatezza dei facciaculisti e della malavita palazzista – quell’impeto furioso, ibrido, sfrenato che ispira incoffessabili trame, progetti e guida mani esperte tra militanti della politica, quella attiva e quella di fiancheggiamento esterno, biliosa, nevrotica, della chiesa indecente, della stampa psicotica e/o a libro paga, dell’industria, della magistratura nouvelle vague, dell’europeismo ipocrita e vendicativo, del paraintellettualismo, cachet un tanto a salotto, scafisti ai diversi livelli e immagine, dagli scultorei mandinghi alle carampane racchiette, basta un poco di memoria, un poco di attitudine all’osservazione e un minimo di libero pensiero, non inquinato, intendo, da revanchismi, pregiudizi, avversioni personali, ideologismi, ordini di scuderia con guarnizione di corruzione, quella che oggi si scopre, finalmente pubblicamente, essere dilagata da tempo anche nei sussiegosi santuari degli intoccabili.
Con l’assist della paura prodotta e ammannita a dovere ad ogni minima occasione, di un turpe pericolo “fascista” che, nell’artificiosa accezione strumentale fattane ed il complemento degli imbecilli creduloni, è spacciato per incombente ed effettivo; e, soprattutto, comprende tutto ciò che sia pensiero diverso da quello della sullodata brava gente. Sticazzi.

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