Note a margine n. 599

QUOD NON FECERUNT BARBARI

Davanti a certe reiterate ed urlate espressioni di una ‘maggioranza parlamentare’ di siffatta portata, scomposta e dissociata; davanti ad un relativo governo accozzagliato e schizofrenico che, autoesaltandosi e sopravvalutando a dismisura le proprie capacità, sotto il giogo di prepotenti soggetti extraparlamentari irresponsabili variamente motivati e diversificati persino nello stile espressivo, smanetta forsennatamente con decreti e fiducie, e persino con folli progetti sui referendum, rischiando (o tentando) di trasformarli in ordigni stragisti della democrazia costituzionale, si delineano ben tragiche prospettive socioeconomiche sul prossimo futuro di questo nostro Paese. Scusatemi il lungo periodare, ma ce l’avevo in gola e dovevo liberamene subito, un conato di vomito. Un Paese ormai deriso ed umiliato ovunque, e persino vittima coglionata delle private consorterie canaglie della nuova malavita marinara ed ostaggio giudiziale in terra, un Paese che è diventato preda di incontenibili istinti belluini troppo assomiglianti ai prodromi di una guerra civile per non averne paura. L’opposizione, impreparata al suo compito, tronfia d’arroganza e troppo indispettita per poter essere adeguata alla sua utile funzione costituzionale – pur annoverando tra le sua fila gente di vaglia – è appesantita da livorose beghe interne dei soliti personaggi ben definiti, da un consistente becerume fisiologico soggettivo e da un pregresso quanto meno spregiudicato, persiste nell’ inconcludenza politica e nella pochezza delle personali rappresaglie ed è allo sbando nella irrilevanza. I manicomi sono chiusi e i giudici a Berlino sembrano anche finiti chissà dove, prudentemente dileguati o sgomitati dall’invasiva aggressività degli altri. Come la moneta buona scacciata dalla cattiva. L’ideologia è una bandiera di conquista che asservisce. Quod non fecerunt barbari, hoc fecerunt labari.

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