Note a margine n. 573

due

ITALIA?

Sono molti, ormai, coloro che considerano l’Italia un Paese tutto in mano ad un manciata di sbandati, di diverse ideologie politiche e sostanzialmente ciechi, e che naviga a vista. Un gustoso, forse un non voluto ossimoro che, però, suggerisce tutta la drammaticità di una situazione senza ragionevoli spiragli di salvezza. Sempre più difficile appare, infatti, individuare un affidabile punto di orientamento tra i tanti annunciati dalla polemica quanto sterile retorica che accompagna la continua guerriglia politica tra i partiti ormai loro unica ragione di esistenza. In un foltissimo parterre di ambiziosi, spocchiosi e/o paraocchiuti, di qua e di là si avverte, da parte di chi ne ha ancora un qualche lontano ricordo, anche la mancanza di adeguate stature umane, laddove l’attiva figura di statista è stata ed è estremamente necessaria alla dinamica istituzionale. Nonostante le cialtronerie da passerella di autopromozione, oggi più che mai se ne avverte la sostanziale mancanza assieme alla nausea delle mille imitazioni mediocircolanti e dei bolsi manichini in vetrina.
Tra l’altro, temo che l’egualitarismo – frutto di una ideologia storicamente defunta ma ancora idolatrata, anche sotto mentite spoglie, dai suoi ottusi eredi che non ne vogliono ancora prendere atto – abbia determinato un appiattimento in basso, una delegittimazione della cultura in generale, ivi compresa la competenza che, invece, pretendiamo rigorosamente dall’idraulico o dal piastrellista, dal medico e dall’estetista, e che abbuoniamo, invece, proprio a coloro che senza alcuna difficoltà e solo con una manciata di voti d’avanzo, si autoincoronano artefici delle nostre sorti e sfacciatamente si autopropongono come nostri ‘rieducatori’.
Peraltro, con una Weltanschauung così diffusamente e spontaneamente suicida, figlia spuria della logica e della ragione, appare anche sproporzionata per eccesso l’idea (di qualcuno) di una non meglio identificata specie di ‘spectre’, un soggetto che stia progettando segretamente, a tavolino e con consistenti risorse economiche, il nostro annientamento. Troppo onore; non ce ne sarebbe bisogno. Così come stanno le cose, qualunque mezza tacca, infatti, avrebbe ugualmente e ‘a gratis’ gli strumenti per farlo alla luce del sole: essendo assicurati il consenso dell’autolesionista avente diritto e di coloro che pretendono di decidere per conto terzi. Un gruppo alla minus habens che, per ben definibili suoi motivi e tenendosi a distanza dalla realtà del Paese, ha abusivamente abdicato per noi alle basilari condizioni di vita essenziali alla collettività e all’individuo. E che, persino mettendo all’indice parole proibite, ci sanziona rigorosamente anche il sacrosanto diritto di professare in libertà il nostro dissenso, dirne le nostre ragioni e meglio comprendere quelle altrui.
Ed io mi chiedo se l’Italia sia ancora un’espressione legittimata ad esistere, se sussista una sua legittima ragione per sopravvivere. Che cosa possa ancora significare oltre ad una semplice ‘espressione geografica’.

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