Note a margine n. 561

CI DEVE PENSARE LO STATO

“Non li prendo a casa mia perché ci deve pensare lo Stato” assieme ad una compilation di altri perché, un corollario di ipocrisie di puro timbro cazzaro. Un comodo suum cuique. Si riferisce ai migranti. E’ l’ ultima delle consuete ed oscene boutade da taverna di uno dei bravacci titolati di Bergoglio per tenere la scena ed un posto garantito con foto sulla stampa. Un altro rutto fetido. Incommentabile senza l’obbligato utilizzo di un appropriato e meritato lessico di pari levatura di indecenza e lunghezza d’onda. E al quale va, almeno, replicato che tu, per tuoi veri e personali motivi abbastanza immaginabili, ti sei fatto e sei prete – sia pure a tuo modo – e stai sbraitando da un bel po’ agli ordini del tuo boss, pisciando fuori dal tuo vasino e facendo il ridicolo moralista rompicoglioni agli italiani richiamandoli ai loro presunti doveri di accoglienza. E poi ti chiami fuori, farisaicamente.
Noi italiani che, invece, come te, non possiamo obiettare che non li vogliamo a casa nostra perché ci deve pensare la UE. E così hai fatto la tua bella figuretta anche per i parroci che, invece di cambiare le Parrocchie in ospizi secondo i tuoi comandi, giustamente ti hanno sfanculato ad hoc. Certe idee, con l’assist di certe argomentazioni antropologicamente ben definibili e che stimolano l’immaginabile spontaneo turpiloquio, giusto per farsi capire dall’interlocutore, non possono che nascere ed espandersi nei vuoti non occupati di teste a consistenza cavernosa. Con le dovute riserve da riconoscere, notoriamente, ai gesuiti secondo la vulgata ben diffusa e radicata di cui godono ab initio nella storia. Più che meritatamente, ancora oggi.
Nella causazione della caduta a piombo della credibilità della chiesa, tu continui a distinguerti e a rappresentare una pessima scelta, tra le altre, del tuo padrone cui gravano estese e brutte responsabilità, ivi compresa quella della culpa in eligendo e in vigilando, come nel tuo caso. Che a lui, a dire certe battute gli vien da ridere, e allora manda avanti te e quelli come te, cazzuto in pectore e cazzaro in atto. E non sarà certo la sua voce melliflua ed il timbro paternalistico, ormai insopportabili, a fregarci e a darci ad intendere assi per figure, né la grossolanità delle tue comode cialtronerie e rozze caporalate a metterci in difficoltà e tanto meno farci paura. La tua maleodorante dissenteria polemica spande il suo aggressivo fetore e induce a relegarti là dove si ammassano e s’incanalano ogni naturale e deietta omogeneità. Con qualche scorreggia stereo d’accompagnamento e pernacchie di incoraggiamento a toglierti dalle palle. Chè hai già sporcato abbastanza.

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