Note a margine n. 550

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BUDDHA

Lo ammetto. Tra gli altri tanti crucci che mi affliggono la coscienza, devo riconoscere quello della diffidenza. E sì; perché, malgrado il carico degli anni che agli altri portano saggezza, duttilità di predisposizione verso il prossimo, io persisto nel diffidare, anzi, peggioro, se possibile. Sinceramente: vorrei saper rammaricarmene. Ci ho provato, e ci provo, a ravvedermi; ma ogni qualvolta credo d’esservi riuscito, presto finisco con l’imbattermi là dove, prima o poi, accade d’ andare a sbattere il naso con tutto il bagaglio delle buone intenzioni. Prima o poi finirò col desistere, metterci una pietra tombale, arrendermi e rientrare nella mia dimensione congeniale.
Tra le altre esperienze che ho vissuto male e metabolizzato peggio, il fatto che ancora più si accanisce contro una mia ormai improbabile conversione senile alla fiducia è il vedermi sempre più ristretto da mentitori, impostori, manipolatori, invadenti spacciatori di saggezza umanitaria, un ricco campionario di jekyllhydismo surrettiziamente aggressivo che trova negli spazi dei social l’arnese acconcio alla loro smania di diffusione e popolarità. Gente che si è colposamente distinta per una vita fancazzista, megalomane e fallimentare, per il dispregio e il menefreghismo verso i più naturali affetti e doveri familiari e coniugali, malgrado il prolungato sfruttamento sistematico di queste risorse, nei social si propone, col piglio serioso del consumato imbonitore di piazza, come ieratico maestro spirituale dei giovani, guida di diritture morali mai osservate nella sua vita con scarsa responsabilità, poco rigore e tanta inaffidabilità.
Vizietti, fisime e scheletri nell’armadio almeno quanti i sogni nel cassetto, bisognerebbe proprio conoscerli da vicino e nella loro vita reale questi doppiogiochisti del rigore morale, appagati incettatori di like, followers e social-amici, che ammanniscono quotidiani pensierini rubacchiati qua e là e riportati pateticamente rielaborati per poterne rivendicare originalità e paternità. Pour épater le bourgeois.
In genere, autoreferenziati intellettuali del piffero, malati di personalismo e di egocentrismo, pontificano rivolti alle masse. Ma, rovistando nel quartierino, tendono a selezionare interlocutori meno dotati per appagarsi l’ ego a dovere e per crearsi tra questi agevolmente delle corti di compiacenti estimatori della loro presunta magistralità. Raccolgono firme per le più disparate petizioni d’avanguardia, si fanno portavoce di buoniste cause popolari e, al momento giusto, pubblicando profferte di collaborazioni elettorali, si dichiarano penosamente ‘a disposizione‘ di qualche discutibilissima figura scelta nella zona-nicchia dove, come negli albi delle figurine panini, raccolgono la crème degli intellettuali e delle santità laiche che idolatrano e che aspirano a emulare. Una pena; se non fosse per una strisciante spocchia che mostra tutto il trucchetto del falso e del tentativo di presa per il culo alla faccia di quanti si sono fatti e si fanno un mazzo per campare dignitosamente. Interesse per i drammatici problemi del Paese: non pervenuto. Non è chic. Non da intellettuali. Non meritano.

Guru da mercatino delle pulci, portatori del pensiero unico, autori di una messaggistica d’accatto, accocchiano sui social quattro parole in comoda sintesi aforistica e senza mai usare una dubitativa, amano teorizzare dogmaticamente sulla figura dell’intellettuale che ‘non deve avere cedimenti’ (?) e sbroccano di brutto nel ciarpame della noia e della becera sentenziosità. Hanno le loro bandiere di contorno e, per meglio accreditarsi, anche le loro icone marchio di fabbrica ficcate dappertutto. In genere, abusano di riferimenti ‘aggiustati’ scomodando, spesso a sproposito, personaggi del passato letterario e politico, non più in grado di ricusare la enfatica strumentalizzazione dei loro nomi da parte di questi patetici illusionisti alla Sik sik eduardiana. Ma non è una cosa seria.
Mai un esame o un concreto banco di prova superato; la vita facile e approfittata, gli impegni comodamente delegati all’entourage di sostegno e la cultura fancazzista del www, in genere, sfornano di questi novelli Peter Pan e pasciuti santoni, demiurghi dei poveracci mentali.
Noi, se possiamo, diffidiamone. Ce n’è d’avanzo. Non sentiamocene in colpa. E quando ci accade di incontrare Buddha, non crediamogli. E’ tutta fuffa. Poi, non dite che vi è mancato il preavviso.

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