Note a margine n. 549

I TABU’ DELLE PAROLE

Se rivolte ad un eterosessuale, le peggiori parole ed epiteti d’insulto lasciano generalmente il tempo che trovano; sono considerate – come, nel complesso, è giusto che sia – un fatto a gestione privatistica, sì che, per produrre effetti sanzionatori, occorre la querela di parte offesa. Esemplifichiamo, andiamo sul pratico; sei una merda, uno stronzo, un cornuto, un coglione, vaffanculo, sei un buco di culo, figlio di puttana o di troia, un ladro, un paraculo, un farabutto, un truffatore, imbroglione, etc. In mancanza del necessario input giudiziario, la legge non se ne frega niente, non ci mette la sua solita, invasiva, accentratrice longa manus liberticida e l’opinione pubblica, tranne qualche sensibile anima bella, meno che meno ci fa caso.
Tuttavia le seghe mentali della rampante nouvelle vague socioantropologica sono riuscite a produrre e ad imporre ferree regole censorie in relazione all’uso di alcuni termini mettendoli al bando dal lessico comune, addirittura anche se non rivolti a qualcuno, quasi equiparati a reato di bestemmia, peraltro già abolito e poi reintrodotto dal 1 marzo 2017 per volontà dell’Unione Europea in tutti i Paesi membri.
Così, non soltanto nei casi in cui si dica a qualcuno frocio, ricchione, checca, culattone, bardassa, busone, piglianculo, succhiacazzi, rottinculo, finocchio, pompinaro, sodomita, pederasta, eunuco, spadone, garrusu, invertito, etc., ma anche nei casi in cui dette parole si dicano o si scrivano senza alcun riferimento particolare, si rileva una rituale sollevazione di ritorno, una scandalizzata indignazione d’ufficio dell’opinione pubblica. Ivi comprese non soltanto quella parte degli interessati, diretti o indiretti, ma anche quella parte avvilita da un addomesticamento aggressivo e ormai incapace di sottrarsi al giogo del politically correct che di fatto lede fortemente il diritto primario alla libertà di espressione repressa, mortificata e sanzionata da impietosa censura; e, infine, quella parte intimamente dissenziente ma oramai ferocemente intimidita per via di conseguenze sommariamente incisive in ogni settore e che portano dritto alla gogna il malcapitato beccato sul fatto, come a pronunciare il nome il dio invano. Ancora sub banco iudicis i lemmi ‘rompicoglioni’ e ‘scassacazzo’, attualmente sotto costante e approfondita osservazione semantica nonché statistica.

Ritorna e dilaga la peggior forma di censura, anche a livello giudiziario, che non risparmia nemmeno i dizionari italiani e la nostra storica produzione artistico-letteraria. Hanno introdotto l’idea delle parole tabù. Una coglionata del 2000 inoltrato. Un inguaiante bigottismo progressista spacciato per progresso. Dal guaio non si salva la prossemica. Guai a mostrare l’avambraccio per manico d’ombrello o il dito medio, gesti blasfemi a prescindere, per via dell’allusione omofoba; e se poi lo fate verso la persona sbagliata, come anche se le dite ‘fanculo, ancorchè inconsapevoli sui suoi gusti, sono cavoli amari. Un vero oltraggio come a pubblico ufficiale. Forse sarebbe opportuno almeno un salvifico segno distintivo ben visibile sul bavero, come si faceva per i mutilati di guerra. Uomo avvisato…D’altro canto, non so che cos’altro ci si possa attendere da un dominante assetto paraculturale, tragico-antropologico che ha messo al bando parole come “razza”, sia pur presente nella nostra Carta Costituzionale; per non dire di tutta una compilation di lemmi che va crescendo e soffocando la fondamentale libertà di espressione del pensiero.
Una illogica diversità di trattamento tra etero e omo al sapore di ipocrisia che finisce per accreditare l’esistenza fattuale proprio di quelle diversità che si tende ad equiparare.
Come per l’illusoria integrazione forzata che tende ad imporci per forza di legge il gradimento, la condivisione e la indiscriminate accoglienza di una immigrazione fuori di controllo, così si illudono, tappando la bocca e contando sulla persuasione occulta organizzata persino nelle prime classi scolastiche, di poter stuprare la libertà di coscienza e reprimere le facoltà di discernimento di quanti non accettano spontaneamente il concetto e si vedono, invece, costretti in nuovi e severissimi codici espressivi che non tengono in alcun conto la libera scelta individuale. Nonostante si tratti soltanto di parole. Col consolidato paradosso che ad ogni passo in avanti riconosciuto in questi termini tutelari ai diversamente sexorientati, ormai assurti a categoria speciale protetta, corrisponde una intollerante regressione della libertà di tutti gli altri sottoposti alla persuasione, costretti alla finzione o ridotti al silenzio dalla minaccia di un crucifige di bieco stampo inquisitorio. Che nessuno sarà mai disposto a subire passivamente o senza avere reazioni di segno contrario a quelle volute.

Questa voce è stata pubblicata in Uncategorized. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...