Note a margine n. 546

VOTI A PERDERE

La genialità diffusa nella mens iuris della Corte dei Conti, emersa epifanicamente rovistando nel ciarpame delle capziosità finalizzate all’imputazione dell’ex presidente del Consiglio Berlusconi, coute que coute, ha ritenuto di rinvenire negli scarti dei tiri alla ‘dove cojo cojo‘, il presunto danno all’immagine che lo Stato Italiano avrebbe riportato per aver fatto cadere il Governo Prodi sfiduciato in Parlamento, esecutore materiale, doloso o colposo, della segreta e infame committenza. Danno quantificabile in 6 milioni di euro, pari al doppio di quanto il malvagio avrebbe pagato per comprarsi il voto di un parlamentare. Gli altri voti, no; tutti ‘a gratis‘. Casuali o non volendo. Voti a perdere.
Purtroppo, una intervenuta prescrizione ci impedirà di parlarne in termini di certezza processuale ma solo di argomentare presuntivamente; cazzate, fino a prova contraria. Volenti o nolenti, le sentenze definitive non valgono solo quando fanno comodo.
Solo per la precisione; noi ricordiamo diversamente, ricordiamo di aver visto in diretta tv che il voto decisivo a licenziare quel Governo Prodi non fu del presunto prezzolato ma fu dichiaratamente quello di un altro signore, crediamo gratuito, che, intervenuto per ultimo, avrebbe potuto salvarlo, ma invece, mollò a quel Governo il colpo finale e decisivo.
Ma non bisogna andare troppo per il sottile, quando la preda è Berlusconi. Specie quando incombe ormai da vicino la trista possibilità che la Corte di Giustizia, accogliendone il ricorso, riabiliti alla politica militante il satanico malvagio del secolo passato e corrente. Allora, meglio mettere le mani avanti.
La compilation dei governi fatti cadere nella storia della nostra repubblica è lunghissima, e così anche quella dei politici autori dei voti-misfatti, compulsati da interessi e utilità sulla cui natura materiale o spirituale, nessuno ha mai indagato o chiesto conto, stante il principio della libertà di voto dei nostri parlamentari scevri anche dal vincolo di mandato. Ammesso solo l’ anghigò tre civette sul comò…, puro e semplice? Gli altri li chiamiamo tutti a rispondere e gli chiediamo i danni. Cazzate all’arrabbiata.
Altro che ‘danno all’immagine’: si parla di uno Stato la cui immagine ha subito e sta ancora subendo un imputtanamento king size, che, tra l’altro, ha ricevuto e riceve tuttora con frequenza poco lusinghiera, condanne e richiami dai competenti organi della UE per via di non sporadiche violazioni disparatissime a tutti i livelli. Noi cittadini queste robacce qui le conosciamo bene. Ne pensino un’altra. Non foss’altro per la cura all’immagine allo Stato dovutagli dai suoi organi, compresa la stessa Corte dei Conti. Questo sì. Accidenti.

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