Note a margine n. 545

DISPERATA SPERANZA

A differenza degli atleti vincitori, vincitori e basta, in politica il valore dei vincitori di una tornata elettorale si accredita al banco prova, in base alla loro effettiva capacità di guidare un Paese e di risparmiarci la solita petulante cantilena – ogni volta che falliscono – di farne risalire le colpe sbrigativamente ai precedenti governanti. Che sono proprio a queste che devono la gratitudine del loro successo di ritorno, molto spesso irrazionale come la maggior parte delle reazioni d’istinto. Se non fossero occorse, infatti, le défaillances dei precedenti assetti, nessuno sarebbe abbastanza sgomento e, quindi, nemmeno si sarebbe sognato di propendere per una stravolgente prospettiva di cambiamento radicale che – in genere – è direttamente proporzionale alla ‘disperata speranza’ (passi l’ossimoro, ma ci sta) degli elettori. Il vincitore che subentra non può preventivamente ignorare la situazione che eredita e che gli è stata di base e supporto per presentarsi come taumaturgo spacciando proclami e promesse gettate a profusione come esche nello stagno da tutti i soggetti politici concorrenti. Il consenso elettorale, per quanto ampio sia stato, è merce altamente deteriorabile. Chi reclama l’eredità del governo del Paese non può accettala col beneficio d’ inventario. La responsabilità del governo subentrante, infatti, include una necessaria ed ampia visione statista e realista, e comprende, prima di tutto e in concreto, le riparazioni dei mancamenti pregressi e, soltanto poi, le riforme e le innovazioni che troppo spesso si correlano solamente o principalmente a spinte ideologiche e di categoria. Ecco perché è ragionevole dubitare della saggezza delle sovraccariche esultazioni dei vincitori ivi compresi baci ed abbracci prolungati in diretta, laddove sarebbero davvero apprezzabili atteggiamenti più composti sotto il peso di una consapevole responsabilità da investitura da parte del Paese.

Oculatezza di statista vuole che i favoriti dalle sorti elettorali vadano oltre il servile conteggio dei voti, della pedissequa presa d’atto delle percentuali; si soffermino a lungo ad analizzarne cause ed effetti, e, soprattutto, si applichino nella identificazione dei motivi della stragrande maggioranza dell’elettorato che non li ha votati e a rispettarne democraticamente la scelta. In questo particolare contesto politico, peraltro, non è dato di riscontrare l’esistenza di un partito che abbia elementi per vantare una superiorità etica o, peggio, per irridere le controparti e loro elettori. Lo stolto che, invece, lo faccia conferma un’abissale ignoranza di figure politiche che hanno giganteggiato nella nostra storia repubblicana  e che dovrebbero essergli di esempio; una pecca non di poco conto e che, di per sé, squalifica e svilisce stature artificiose e lascia paventare un miserabile futuro per il nostro Paese.

La recente e ingloriosa débâcles del partito da qualche anno al governo, a favore di due partiti che da versanti diversi ne hanno assai guadagnato, secondo lo scrivente da zero in politologia, è da imputarsi, tra l’ altro, alla sempre più ampia sua scollatura da alcuni problemi diffusamente percepiti come preminenti a tutto beneficio di un impegno verso altre problematiche, a torto o ragione, avvertite come secondarie o addirittura inconsistenti o, peggio, artificiose. Penso, ad esempio, all’ incombente problema conseguente all’ immigrazione ormai continua, massiccia e fuori d’ ogni concreto controllo, e quelli complementari dell’indecente business privato delle cooperative d’accoglienza e delle occupazioni abusive; della sicurezza, della legittima difesa, della dilatata povertà cui fanno riscontro oscene remunerazioni/pensioni d’oro, della disoccupazione, della oppressione fiscale, della immorale spesa pubblica, penso all’inarginabile corruzione esito di non più tollerabili pastoie burocratiche, alla mortificazione persecutoria dell’impresa privata, alla ripresa emigrazione delle nostre risorse umane, alla indecente inerzia a fronte di tragici e distruttivi eventi naturali, etc. E penso, per contro, agli inani impegni del potere a lungo ingaggiato per il progetto delle unioni civili, per la lotta al pensiero omofobo, per la forzata integrazione razziale, per il controllo del pensiero e delle opinioni, per le iniziative sul linguaggio di genere, per la modifica della nostra Carta Costituzionale, per il riconoscimento dello ius soli, per nuove norme ad argine di un non meglio identificato rigurgito fascista e razzista, etc. Tentativi anche di timbro propagandistico che hanno rivelato, tra l’altro, una preoccupante immaturità legislativa, se non proprio un surrettizio intento di distogliere le attenzioni e convogliarle su falsi e svianti traguardi.
In questa nostra sbrindellata democrazia, si imparino e si recuperino al più presto un paio di fondamenti ineludibili. Prima di tutto a rispettare le libere scelte di voto; per coloro che l’hanno dato, fidandosi e per quelli che l’hanno ricevuto, gestendolo. In mancanza, è solo fuffa.

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