Note a margine n. 544

NON UNA SEMPLICE FOLLIA

Un carabiniere, l’arma di servizio già ritiratagli e poi restituitagli con l’appoggio garantito da un referto medico, due giovanissime figlie ammazzate, la moglie-madre colpita e in coma, un parricida suicida finale. Pazzo criminale per tutti. Un violento non rassegnato al progetto di separazione coniugale. Carenza di necessari e accurati accertamenti psicoattitudinali periodici sui soggetti dotati di armi per servizio. Una tragedia preannunciata da diverse quanto inefficaci denunce fatte dalla moglie sopravvissuta che ancora ne ignora la parte finale peggiore. Pazzo criminale per tutti. Ma non può bastarci la classificazione; la definizione non può sciogliere il nodo che ci attanaglia. Dobbiamo soffermarci, rifletterci più a lungo del tempo di scrivere due parole d’accusa e di condanna. Non possiamo sbrigarcela così. Dobbiamo almeno chiederci perché e come sia potuto accadere. Come un fulmine a cielo già carico, nemmeno sereno, come si dice in genere.
Casi che si ripetono, ormai, troppo spesso sottovalutati con colpevole leggerezza proprio da chi ha maggiore obbligo di attenzione rispetto agli altri e il preciso dovere della regola della precauzione.
Credo che la dinamica chimica che può scatenarsi da impulsi ambientali, ivi compresi quelli relazionali, segua delle regole causa/effetto che ci sono ancora sconosciute. In campo psicoantropologico (ma anche fisico), se è vero che ogni effetto ha una sua precisa causa, non è altrettanto certo che una stessa causa produca sempre uguale effetto. Il livello di resilienza di ogni essere umano è una variabile non solo tra diversi soggetti, ma anche per lo stesso soggetto il cui comportamento è esposto ad una ampia serie di influenze esterne che lo modificano. Non senza lanciare segnali leggibili soprattutto dai tecnici in grado di rilevare e valutare il pericolo. Non una semplice follia.
Siamo tutti potenzialmente santi, tutti potenziali assassini; e mai esserlo per sempre. Il codice genetico determina il carattere che agisce forse solo per metà sulla nostra psiche. Il concetto del cosiddetto libero arbitrio è un assioma indimostrato. Non sempre si può volere ciò che vogliamo. Il concetto della necessaria responsabilità dell’ìndividuo utile al vivere sociale, tuttavia, sovente prescinde dalla concreta consapevolezza di noi stessi e degli altri; la interpretazione che sappiamo darne spesso è inaffidabile. Non è un sistema perfetto, Quello della giustizia legale, la legalità, è mutevole e mai giusta in assoluto; ma peggio sarebbe l’alternativa di un’anarchia della coscienza. La sanzione del carcere e delle alternative, spesso distribuita secondo interpretazioni ideologiste, risultano spesso rimedi cazzari, spropositati per difetto o per eccesso. E sempre meno deterrenti preventivi o dissuasivi.

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