Note a margine n. 541

pampas

LIBERTA’ DI STUDIO, MEMORIE VIETATE E DIMENTICANZE COMANDATE

Il vezzo dell’epiteto/slogan pare essere diventato il comodo, spregiudicato escamotage dialogico cui oggi si ricorre persino da parte di figure dalle quali è ragionevole attendersi, invece, un rigore culturale ostativo del manicheismo come marcatura indiscussa e indiscutibile del libero pensiero, ivi compresa la interpretazione della Storia e delle realtà fattuali che la compongono. Sulla Gazzetta del Mezzogiorno di oggi 20 febbraio 2018, Bianca Tragni – che d’abitudine si presenta da sé – riprende ad adiuvandum un precedente j’accuse del 19/02 di Alessandro Laterza erede della già omonima Editrice di vaglio per l’aver lanciato, a suo tempo, gli studi del liberale Croce. Altri tempi. La ex docente e poi Preside pubblica una sua dura reprimenda indirizzata personalmente al Dirigente scolastico di una scuola media di Bari, colpevole, a suo dire, d’aver autorizzato nell’Istituto una “…sciagurata iniziativa…” didattica pensata da alcuni docenti in termini – nientemeno – di “Giornata della memoria delle vittime meridionali dell’Unità d’Italia”. Laddove, a suo dire, la Giornata della memoria, l’unica e doc, “…la vera è quella nata per ricordare l’Olocausto…”. Vietato commemorare altro. Poche le argomentazioni, in genere contraddittorie ed enfatiche, retoriche ed assertive, noioso il ritornello del “ma come hai fatto…?”, molteplici le negative aggettivazioni gratuite e i toni scandalistici per un non meglio identificabile orientamento “neoborbonico” dell’iniziativa aggravata dalla concomitanza delle prossime votazioni rispetto alle quali i ragazzini potrebbero riportare influenza sul loro voto. Anche se non ancora in età. E chissà che cosa e come stanno svolgendo in classe il programma curricolare le prof. di Storia: ragion per cui, sarebbe suggeribile un severo controllo o una congrua sospensione della specifica attività didattica da riprendersi, poi, il 5 marzo. E questo lo aggiungo io, per coerenza con l’incongruenza. Sulla stessa pagina ha replicato all’erede dell’editore del liberale Croce – ora preoccupato per eventuali ritorsioni sulla figlia preiscritta nella stessa scuola – con alcune articolate riflessioni di segno contrario e opportuni riferimenti storici la saggista prof. Monica Lippolis, attingendo con troppa parsimonia all’ampio materiale offerto dalla Storia; direi con fin troppa modestia, perché così si finisce per assecondare i sostenitori della dimenticanza a scelta e per categorie. Perché gli orrori della strage di Bronte, di Gaeta, e delle macellerie-carceri di forte San Maurizio Canavese e della fortezza di Fenestrelle, tra gli altri stupri e rapine culminate in quella dell’ oro di Napoli (vero scopo dell’invasione), non sono piccoli dettagli da meritare l’oblio e la secretazione per mano dei maneggioni del politically correct e dai loro codici ipocriti e perbenisti. Per ora si ignora se e in quali termini il surrichiamato Dirigente – del quale è stata colpita pesantemente anche la personale professionalità – abbia potuto replicare nella stessa forma pubblica alla chiassosa sgridata dell’estemporanea censura, un po’ così e un po’ naïf. Ma l’auspicio è che lo faccia, senza mezzi termini né peccati di troppa eleganza. Che sarebbe proprio fuori luogo. Sarà interessante tenersi al corrente. Un po’ di chiarezza sulla cosiddetta ‘liberazione‘ del sud Italia non farà male a nessuno; tranne gli impostori. Ci raccontino la Storia e non storie.

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