Note a margine n. 535

S. Nicola

SANTI IN PROCESSIONE

L’ assedio e l’assalto al patrimonio dell’italianità, e soltanto a quello in Europa, sferrato, ormai senza mezze misure e senza vergogna, da Juan Mario Bergoglio detto Francesco – che sollecita a venire qui a razziare e sobilla invasioni prospettando un inesistente Eldorado di diritti e provvidenze a nostre spese – trova nei buonisti d’élite di casa nostra connivenze imprevedibili all’ insegna di un forsennato razzismo antitaliano. Ritenuto dai protagonisti fisiologicamente speculare all’accoglienza e alla integrazione; intese, però, come la intendono, la sostengono e la pubblicizzano loro: un bottino sicuro, obbligatorie offerte votive alla nuova divinità, costituita per presunzione assoluta canonica ecclesiale e legale: l’immigrato. Tout court.
Qui, si dà per scontato che immigrato sia sinonimo di vittima innocente e di persona brava e meritevole; lo si incensa e intorno gli si spande un odore di santità davanti alla quale inchinarsi in devozione e a cui sacrificare per ingraziarselo. Noi che, invece, scioccamente ci aspettavamo un ringraziamento e, però, ci scontriamo davanti ad arroganti pretese di processioni di ‘santi’ e assimilati.
Ebbene; io non lo credo; anzi, lo contesto. Sono quotidianamente rilevabili, infatti, diffuse condotte tenute da un nutrito campionario di questa categoria neobeatificata che lasciano ampio spazio a ragionevoli dubbi e a riscontri di segno opposto a quello che si vuole spacciare per vero. Malgrado l’eloquente evidenza. Che suggerisce l’idea non solo di rifugiati profughi ma anche di avventurieri, imbroglioni e pregiudicati, in qualche misura anche di pericolosi infiltrati, qui approdati per mire molto meno rispettabili o degne di tutele.
Troppo noti e ripetuti sono i tristi episodi di delinquenza, dalla aggressività ed efferatezza più o meno accentuate, riportati dalle cronache italiane e i cui protagonisti sono tra i nuovi ‘santi’, perché se ne debba parlare ed elencare qui. Senza, tuttavia, nulla togliere alla già esuberante delittuosità qui concentratasi dall’ est per via di notori sistemi sanzionatori da attrazione e alla malavita locale che, a delocalizzare la produzione in altri Paesi, non ha alcun interesse, anzi.
L’ampio sostegno distribuito a pioggia da ben definiti ambienti ideologici compiacenti, il particolare ‘fattore culturale’ concepito e accolto a difesa nelle sedi giudiziarie, il sostanziale divieto di sincrona autoprotezione con conseguente capovolgimento dei ruoli vittime condannate/criminali risarciti, persino la ferrea regulation terminologica imposta per legge, le requisizioni di proprietà per destinarle all’accoglienza, hanno declassato lo status degli italiani: scomparsi all’attenzione e abbandonati a milioni sotto la soglia di povertà senza suscitare nemmeno lo stesso riguardo che si profonde per l’ immigrato. Che si tende a integrare per forza, persino quando tutto fa ritenere che di integrazione egli – strettamente ancorato alle proprie irrinunciabili tradizioni – non ne vuole assolutamente sapere, in questa terra da lui ritenuta solo terra di conquista e sfruttamento parassitario, a zero civiltà e identità.

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