Note a margine n. 529

votantonio

NOBLESSE OBLIGE? NON E’ PIU’ TEMPO

La irrilevanza penale di un atto o di un comportamento del politico (e di chiunque eserciti un potere) è del tutto secondaria rispetto alla primaria responsabilità che costui ha sul piano della credibilità e della deferenza di cui si sia giovato per essere scelto, eletto o nominato che sia, e per restare al suo posto. Chiunque abbia usufruito del voto e abbia accettato un incarico o una funzione strettamente connessa alla fiducia quale fondamentale elemento di inizio e di permanenza in carica, viene investito di poteri di gran lunga maggiori a quelli di un comune cittadino. Poteri cui fanno riscontro enormi responsabilità che impongono un grado di diligenza selettiva e comportamentale di gran lunga superiore a quelli di tutti gli altri. La soglia della ‘colpa’ o della negligenza è abbassata al minimo a mano a mano che si sale con la qualità e la quantità dei poteri affidati al soggetto. Qualcosa del genere accade per le responsabilità professionali strettamente connesse al grado di specializzazione. Sì che un errore accettabile dal generico è gravemente colposo se commesso dallo specialista.
Il raggio di ampiezza di ciò che è consentito all’ uomo comune è ridotto, per l’uomo pubblico – in proporzione del suo potere – il quale non può non sapere che gli effetti delle sue parole, mai senza peso naturale più l’intuibile valore aggiunto, e persino delle sue tacite presenze e frequentazioni, prevaricano il limite delle sue intenzioni e sono messaggi che incidono sullo stato di soggezione altrui, intimidendone libere decisioni e stimolandone compiacenze e piaggerie. Absit iniuria verbis: ma è un fatto che il consolidato sistema mafioso conti anche su questo per tessere silenziose ragnatele e conseguire risultati dissimulati da una legalità apparente o solo formale.
L’uomo pubblico o di qualunque altro potere non può ignorare che gli incombono doveri etici di riserbo, di ritegno e discrezione, di opportunità, assai più incisivi di quelli che possa avere un quisque de populo. Cuius commoda eius et incommoda: chi viola queste ferree regole essenziali è inadatto al ruolo affidatogli: vuoi per spregiudicata leggerezza, vuoi per surrettizia, mirata e ingannevole malafede. I giochetti di parole dette in chiaro, smozzicate o criptate, sono fin troppo noti per trarne conclusioni diverse dal biasimo e dal sospetto.
In tempi remoti, in relazione a politici, così come per altri rappresentanti di poteri pubblici, di ben altro stampo, avremmo potuto dire: “noblesse oblige”. In questi casi, invocare la irrilevanza penale a giustificazione è un indecente riparo, un’aggravante, espressione di arroganza e di impostura mentale. La legalità non può essere il discrimine della onestà.

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