Note a margine n. 523

CONVEGNO DEI CINQUE

I più vecchi tra noi, a proposito di dialogo tra pensieri diversi, rammentano con nostalgia la grande signorilità, autentica cultura e vera competenza, senza mistificazioni o animosità, che traspariva nelle famose conversazioni mandate in onda dalla RAI, in serale, il mercoledì sera su Rete Rossa – oggi Radio 1,  dal 1944 al 1990, una sorta di simposio radiofonico settimanale dove si avvicendavano, per confrontarsi e argomentare liberamente, senza rischi di interruzioni o prevaricanti alzate di toni, esperti di diverse discipline, calibri del genere Antonio Piccone Stella, Guido Calogero, Ugo La Malfa, Ernesto Rossi, Angelo Costa, Arturo Carlo Jemolo (molto spesso in veste di moderatore), abate Giuseppe Ricciotti, Ugo Maraldi, Nicola Perrotti, Silvio D’Amico, e tanti altri esponenti del meglio di ogni settore della cultura italiana e non solo, che al momento mi sfuggono. Chi non li conosca si informi facilmente.

Il “Convegno dei cinque” era il nome del famoso programma ideato da Emilio Servadio, dove gli intellettuali, con solidi contatti con la cultura e la realtà, esperti scrittori, musicisti, psicologi, politici tutti coinvolti in uno spazio di discussione prevalentemente laico, ma non soltanto. Ciascuno a suo modo, ma con fair play e spunti di ironia, rispondevano alle domande inviate per iscritto dagli ascoltatori. Argomenti di interessi generali che venivano loro rivelati soltanto il giorno prima della trasmissione.

Esperienza affascinante, anche per uno studentello ginnasiale come me che non ne perdevo una puntata. Indimenticabile, altamente istruttiva, formativa per la fede di una genuina dialettica democratica, da rimpiangere al confronto con le oscene corride dei giorni d’oggi in video o su carta messe su dai quattro soliti indigenti culturali e analfabeti etici armati di microfono e telecamera, ritoccati da trucco e parrucco. Chi non ha avuto questa fortuna ha perso molto. Sul sito Radio Radicale se ne può trovare e ascoltare qualche storica puntata conservata in archivio. Forse di più anche negli archivi RAI. Tanto, tanto da imparare.

 

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