Note a margine n. 522

PENSIERI A RISCHIO LIBRERIA

Pensiero unico ed egemonico? Una sciagura; ma abbiamo permesso noi di diventarlo, ostinandoci a riconoscere la validità di ogni pensiero tout court, anche quello che discrimina libertà di pensiero altrui, compreso il nostro stesso; così siamo giunti al paradosso che è la nostra stessa regola, liberaleggiante e applicata in termini assoluti, la nostra peggiore nemica e il migliore sostegno di chi segue e professa la regola opposta.
Parafrasando un brocardo, direi che summum ius summa iniuria; seguire il principio della libertà di pensiero va bene: ma non comporta, in suo nome, l’obbligo di riconoscere ad altri il diritto di negarci il nostro. Ogni principio, come ogni diritto, ha uno spazio, una delimitazione oltre il quale diventa autonegazione o arbitrio. Sarà pure un’ aporia in re ipsa, ma proprio per poterlo affermare liberamente abbiamo, sì, l’ obbligo di riconoscere i pensieri diversi, ma abbiamo anche il diritto di disconoscere quelli che ce lo disconoscono. In caso contrario, confidando erroneamente in altrettanta ma inesistente apertura mentale altrui, concorriamo noi a creare pensieri dominanti e invasivi ai quali stupidamente ci sottomettiamo da soli.
Alla Feltrinelli della mia città un mio amico, fine e attempato scrittore, non certo esordiente ma ancora di poca notorietà nel giro commerciale, offrì per la esposizione in vetrina e la vendita in conto deposito uno dei suoi ultimi libri pubblicati a sue spese per i tipi di una piccola casa editrice locale che sta mettendo su una propria collana. Come avviene abbastanza spesso nelle librerie, anche senza il supporto dei gestori esclusivisti del pensiero dominante. Gli risposero che l’ opera avrebbe dovuto prima passare l’ esame (de che?) di una commissione di loro commessi/lettori (sic). Dignità volle che fossero mandati afanculo dall’ autore, seduta stante e senza esame. Non conosco le parole esatte; ma così fu.

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