Note a margine n. 518

provincialismo

CONFINI 

Un nostro limite, forse tutto italiota; forse, la peggiore forma di provincialismo: il terrore di apparire provinciali. Dissacriamo con la stessa rapidità e facilità con cui eleviamo e canonizziamo: ci preme soprattutto apparire “scafati”, sempre up date, sempre un passo avanti. Essenziale è trasmettere questa immagine di noi e non ci chiediamo quanto ciò risponda alla realtà. E’ la nostra fragilità che, invece, ci accomuna, ci accorpa gregalmente, convenzionalmente, bovinamente.
Un esempio nel campo arte: in US venerano ancora Astaire, Sinatra, Crosby, etc. in Francia lo storico Tino Rossi; in Italia ci si vergogna a evocare Villa. In Italia si diventa grandi che contano solo se li riconosce la critica che conta al momento e non il grande pubblico. Croce non fece altro che convogliare queste tendenze mentali e condannò alla morte degli ignoti poeti di grande calibro esclusi dai programmi di scuola. Mi piace citare l’ esempio del poeta americano Joyce Kilmer che si meritò ed ebbe fama, ma solo da poco conosciuto in Italia, a furore di popolo, soltanto perché piaceva alla gente. Era molto; e per questo resterà incancellabile. Fino alla sua morte in Italia la critica ‘in’ ha snobbato Totò. In Italia abbiamo bisogno di roba “firmata” in ogni settore, con la firma per fideiussione dei critici accorsati. Chi scrive un libro si vende l’ anima per avere una prefazione aristocratica che nobiliti contenuto ed autore, o un favor recensionis; siamo dei pavidi poveracci nei gusti e limitati nella cultura: per questo motivo, in ogni campo, deleghiamo le scelte e poi ci uniformiamo per essere à la page. E poi anche agli oblii. Invochiamo libertà a tutto spiano e non ci accorgiamo che siamo spontanei sudditi della dittatura di ciò che va di moda. Siamo portatori d’acqua per i cacciatori di notorietà, ci scriviamo i loro nomi sulle magliette che indossiamo pagandole care e che esibiamo come emblema di eleganza. Firmate anche le nostre poche letture, dai quotidiani ripiegati in mano in modo che se ne scorga la testata, ai libri rigirati tra le mani a favore di copertina, specie in tram o su sedia a sdraio in spiaggia. Persino i commessi di una diffusa libreria ti lanciano uno sguardo tra lo schifato e il torvo se chiedi un autore fuori dai canoni: che sono sempre quelli stabiliti e accreditati dalla parte politica autopromossa dei sociointelligenti. Magari te lo negano anche se ce l’ hanno. E’ la democrazia firmata, amico. Alterum non datur.

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