Note a margine n. 503

LA PAURA BUSSA ALLA PORTA

Da più voci, sia pure con intensità e chiarezza diverse, sento esortazioni a scendere in piazza. Certo, lo sdegno è fortissimo e non passa giorno che la collera nei confronti di una classe dirigente nata male e cresciuta peggio, non venga alimentata da ciò che si vuole far credere, da ciò che si vuole nascondere o mistificare, e da una contemporanea demolizione dei tre elementi essenziali che formano uno Stato: una sovranità indiscussa, un territorio nostro, un popolo. Presto saremo soltanto un’ espressione geografica che sarà riqualificata a piacere dei vincitori di una rabbiosa corsa occupatrice da Far West. Tuttavia, il terzo elemento, il popolo, gli italiani se lo sono sempre autodistrutto da soli, addirittura ne hanno impedito gestazione e nascita; la vita, manco a parlarne. La nostra vis polemica è virale, il senso dell’ unità una pia illusione, in politica, ogni minima diversità di pensiero produce uno scisma e mai una sintesi democratica. Scendere in piazza? Ma chi? e per chiedere cosa? forse per accapigliarci ancora tra noi che viviamo il diverso pensiero come un affronto fatto agli autopromossi portatori della verità. Non ho mai conosciuta una lagna che sia cresciuta di dignità e sia diventata ragione che abbia spostato concretamente i risultati del voto, il fideismo ottuso prevale sempre, la stolta generalizzazione e le invidie la fanno da padrone, l’amnesia è la pandemia italiana per eccellenza.
La piazza, l’ oclocrazia ha un potere solo, quello del disordine e della violenza dalle conseguenze più che prevedibili. La storia insegna molto a chi sa leggerla.
Impariamo, piuttosto, il vero valore del voto, quello che per metà rinunciamo a utilizzare, neghittosamente; ascoltiamo le ragioni degli altri, esistono mille ragioni per avere un denominatore comune che è energia pulita, rinnovabile. E quando è il momento di remare, facciamolo tutti insieme, coordinando gli sforzi, ponderando i pesi. Una volta scampati al naufragio, potremo riprendere il consueto balletto dell’ individualismo prima di tutto, la maledetta tossina del nostro dna. Che è stata e sarà la causa di ogni ulteriore disastro. E chi è credente, preghi per un miracolo; gli altri facciano il possibile per meritarselo. Ci vogliono tappare la bocca, ci tolgono voce e penna. Non temiamoli: se la paura bussa alla porta, andiamo ad aprire, non è nessuno. Almeno nessuno di questi nani che manipolano il nostro destino.

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