Note a margine n. 500

latrine

LATRINE

Datemi un cesso pubblico con porta e ferretto, e le quattro pareti essenziali. L’ansia di scrivere qualcosa che mi preme dalla testa e dal cuore finirà per uccidermi. Se prima non trovo almeno un cesso pubblico, il non plus ultra della libertà di espressione, quella che resta dopo lo scempio che questo nostro Paese è costretto a subire nelle sedi incompetenti, istituzionali e di categoria professionale.
Papini scriveva: “L’unico testo di sincerità nelle scuole è la parete delle latrine”; correva l’ anno 1914, “Chiudiamo le scuole”. Oggi è passato più di un secolo e, sulla strada delle libertà di pensiero, siamo rimasti indietro di un secolo e passa, oltre il confine scolastico.
Oggi, costretti nelle catene dell’ integralismo ideologico di certe leggi e di certi consigli di disciplina professionali, con ruffiani ammiccamenti al nuovo che avanza, stampa e lettori sono scippati del meglio della loro libertà essenziale dalla mirata rabbiosa reazione censoria e sono condannati a tacere e a ignorare. Passa soltanto il pensiero omologato nelle officine e nei laboratori dove si lavora alacremente a silenziare il dissenso e simulando persino lo scandalo parolaio. Che, tuttavia, s’apparterrebbe a lemmi pienamente legittimati dalla lingua italiana. Dove pure qualcuna ci sta disinvoltamente provando, ma non ne avrà il tempo, quello necessario al sabotaggio di un lessico consolidato come il nostro. Dopo il misero naufragio dell’ incursione costituzionale malgrado il biennale lavoro preparatorio, i segreti concerti e le arroganti fiducie sul prendere o lasciare.
Anche in mancanza di un impulso da parte di chi si senta leso, c’è sempre e d’ ufficio, il protocollo della super cazzola prematurata con scappellamento a destra per eliminare le voci fuori dal gregge. Chi sgarra deve un consistente pedaggio, così il criminale impara il lessico giusto e, soprattutto, a farsi piacere per forza anche ciò che detesta o gli fa proprio schifo. Sentimenti che possono pure starci, ma devono essere diretti altrove, là dove vige l’ esclusiva della legittimazione passiva.
Sicché, nel conversare nel salotto buono dell’ intelligentia italiota, dire culo, merda, schifoso, con un procedere di rara logica stringente, in automatico è bollato come ‘volgare’ e, come per incanto, voilà, persino “xenofobo e primatista” e va oltre la “legittima espressione del pensiero”, armato, nientemeno, di pericoloso ‘occhiolino‘. Cazzo! E questo ce lo metto io, ad adiuvandum. P.Q.M. Una corazzata Potemkin.
Datemi la parete di un cesso pubblico, come ho già chiesto, e, protetto dall’ anonimato, scriverò  “ alla cortese attenzione de…”, “una cagata pazzesca”, …ch’ entro mi urge.

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