Note a margine n. 499

ho famiglia

ITALIA, PALMIRA, BAMIYAN

Considerato lo tsunami di violenza terroristica che, con frequenza inaudita, sta abbattendosi soprattutto nei Paesi più libertari e integralisti d’ Europa, faccio fatico ad immaginare che cosa ci si attenda di concreto in Italia da parte degli ‘integratori ad ogni costo ‘ che ogni giorno predicano l’ integrazione razziale e la indicano come unico rimedio contro la violenza assassina radicale e fondamentalista. La quale, molto spesso, viene consumata in loco proprio da stranieri ‘cittadinati’ a norma di legge, o dai loro figli, così mostrando la inutilità, anzi, la pericolosità della distribuzione generalizzata della cittadinanza, senza nemmeno l’ assist di un giuramento di fedeltà allo Stato ospitante e di seria obbedienza alle sue leggi laiche con priorità rispetto a quelle confessionali personali. L’ attribuzione della cittadinanza è cosa seria.
Questo atteggiamento mentale da parte di popoli la cui lunga e consolidata tradizione è impostata all’ esercizio e alla tutela delle libertà civili e democratiche, così come viene esteso agli stranieri, sino ad ora non pare aver trovato in costoro riscontri positivi, condivisioni di riferimento o effetti esemplari. Anche la vasta casistica delle continue e diffuse violenze domestiche nel segreto dei nuclei familiari – quelle di cui si ha notizia – verso la prole propensa al riscatto da norme e tradizioni che ritiene anacronistiche e incline alla trasmigrazione verso usi e costumi occidentali, conferma l’ esistenza di ostacoli tuttora insormontabili. E, d’altra parte, stoltamente già si parla di estensione del diritto al voto. Una follia: ma questi sono gli esiti abbastanza prevedibili della tolleranza ad ogni costo e della tacitazione di ogni voce dissenziente bollata dalla massa di idioti e dagli ipocriti come razzismo. Non si può continuare a lasciare nelle mani degli imbecilli il concetto di solidarietà richiamato fatalisticamente e ogni tre parole da parte di chi manca di argomenti o di incapacità ad affrontare il problema.
Finché il processo integrativo interrazziale verrà lasciato a se stesso in attesa di una fantasiosa, ‘naturale’ e spontanea maturazione di frutti, saremo puntualmente costretti a subirne alterazioni e scompensi a causa di una contraria messaggistica molto dirompente, incidente e aggressiva che avrà mani libere e dita artigliate in tutti gli spazi lasciati liberi dal nostro sistema civile abbandonato al suicidio per sua stessa mano e volontà. Un ordinamento giuridico è il risultato di un livello culturale, e produce effetti perversi ove sia inadeguato a questo.
Quanto all’ Italia, la cui legislazione relativa allo straniero è solo premiante e meno che minimale, statuisce diritti e pecca pericolosamente di corrispondenti obblighi e doveri, sarebbe ora che intervenga un rapido e coraggioso adeguamento normativo e giudiziario di concreta responsabilizzazione di quanti qui giungono, in massa richiamati anche dalla consapevolezza della mancanza di sanzioni nei loro confronti e dalla pratica ineseguibilità di quelle poche adottate in forma meno che fragile ed inefficace. Specialmente nei confronti di persone abituate, nei loro Paesi, a rigare dritto per reale riguardo verso lo Stato e verso la legge che sanno farsi rispettare. Il suolo italiano non può essere considerato terra di conquista, terra da saccheggio o una nuova Palmira, altra Bamiyan.
Tutto il resto è fantasia pura, colpevole, esiziale. Criminale non prenderne atto. Complice e colludente non provvedere adeguatamente al più presto.

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