Note a margine n. 496

CON IDENTICO CUORE

Ai benpensanti veri, predicatori dell’ accoglienza e dell’ integrazione, e a quelli fasulli che fingono d’esserlo per nascondere le loro incapacità ad affrontare seriamente il problema dell’ invasione epocale istigata dai segreti progetti bergogliani, ongiani e schiavisti vari, vorrei poter mostrare anche appena uno stralcio della compilation dei commenti sparati a bruciapelo l’uno contro l’altro armatissimi, sul significato della festa del 25 aprile. Che sopravvive a suo modo, sul calendario, sì che, tra le tante contraddizioni, contrapposizioni, rivalità, rancori, revanchismi, arroganti certezze, tutte vitalissime, uno sprovveduto come me in cuor suo si fa un paio di domande che deve tacere accuratamente, perché questa nostra tanto cianciata democrazia nostrana non genera democratici ma solo aggressivi impostori ‘truccati da‘, e che si sbranano tra loro. Ognuno, a suo modo nega, asserisce e, soprattutto, inveisce, ingiuria. Mentre una legge ostracista e illiberale si intrufola nei confronti, ostacola, proibisce, legittima il pensiero autorizzato e sanziona quello vietato.
Perché da noi ogni diversità viene canonizzata, senza limiti, sino allo spoglio della nostra stessa identità: ci teniamo a far sapere che siamo democratici e sparliamo di ciò che siamo per notificare che non ci teniamo, che siamo cittadini del mondo. Ma è tutto un bluff; come in una vetrina della novità in mercatino di provincia. Ci teniamo ad esibire i lustrini della democrazia e ci crogioliamo ripetendola ad ogni occasione. Rammento persino un tale – forse il peggiore che, nel suo genere, abbiamo mai avuto – che ebbe la faccia tosta di andare USA, ospite del Congresso, a spiegare ai presenti che cosa è la democrazia, il tutto con i consueti toni saccenti. Si rese ridicolo, ma non fu spernacchiato per rispetto di solidi principi di civiltà e del luogo; e affinché il presuntuoso ospite potesse vivere un esempio di democrazia. E trarne insegnamento. Pane perso.
Ma, qui da noi, se incontriamo uno che ha un un’idea diversa dalla nostra allora viene fuori la belva che avevamo nascosto, tiriamo fuori fauci ed artigli e ci avventiamo. Vanno bene tutti i diversi, tranne quelli, anche se sono morti da un sacco di anni.
Le battaglie si vincono e si perdono con identico cuore. Io faccio rullare i tamburi per tutti i morti, Per essi faccio squillare le trombe in tono alto e lieto, Vivan coloro che caddero, viva chi perde in mare i propri vascelli. Vivan coloro che affondano con essi. Vivan tutti i generali sconfitti e tutti gli eroi schiacciati …..” (W,Whitman) Ma i selvaggi che attecchiscono in questa terra avvelenata cercano ancora il sangue.
Ecco, un vero 25 aprile poteva servire per creare il senso di un popolo e dare attuazione alla tanto decantata democrazia che necessita e vive di differenze. La democrazia necessita di un popolo, milioni di individui che sappiano trovare un comune punto di unione e sappiano, vogliano tenerselo caro, prezioso, al disopra di tutto. Niente popolo, niente differenze, niente democrazia.

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