Note a margine n. 492

MEMENTO OMO, QUIA PELVIS ES...

Quando si dice che la politica deve prendere seriamente atto delle realtà in cui opera. Il Consiglio Regionale Umbro, per esempio, lo ha fatto alla lettera; constatato e verificato (quod necesse est – quod plerumque accidit dalle sue parti?), ha sentito il bisogno di emanare una legge regionale pro gay, che, a leggerla bene, non è una normativa/crociata contro l’ omofobia, come sbrigativamente si vorrebbe farla passare, bensì, all’ opposto: una legge a favo6e dell’ eterofobia. In parole povere, una legge che attacca duramente e pesantemente l’ eterosessualità esponendola ad una serie di oneri e rischi. L’ antidiscriminazione sessuale non c’ entra. Anzi, a farne le spese è proprio l’ eterosessuale: è lui l’ osservato speciale, il discriminato assoluto.
In virtù di questa legge, è stato istituito, di fatto, un inusitato tribunale speciale/osservatorio, un collegio composto da 6 membri del mondo Lgbt e appena 3 delle associazioni delle famiglie (alla faccia della sbandierata parità!) destinato ad operare, mediante monitoraggio (mi rammenta lo spionaggio borbonico infiltrato per strada tra la gente) e denuncia di atti discriminatori e omofobi. Almeno per ora, in ambito sanitario, lavorativo e scolastico. Poi vedremo gli ulteriori sviluppi abbastanza prevedibili.
Ed è inutile cercare nella legge suddetta la identificazione di “atto discriminatorio”: la legge non la definisce; tanto per lasciare massimo margine discrezionale al giudicante. In forza di questa legge, le associazioni Lgbt diventeranno inquisitori e giudici monocratici in ambito sanitario, lavorativo e scolastico.
Eterosessuali achtung! Silenzio, il nemico vi ascolta! Siete nel mirino, guardati a vista, sotto costante osservazione i vostri comportamenti, parole, scritti, gesti, espressioni: e sì, perché quel legislatore ha anche introdotto una nuova figura giuridica e la collega a tutta una serie di rilevanti conseguenze: la percezione. D’ ora in poi, teniamola bene a mente. Persino un’ occhiata potrebbe tradirvi. Regola aurea: cominciate a parlare o a scrivere sempre: “preciso che non sono razzista e nemmeno omofobo, anzi”.
A tenerci al riparo dalle ritorsioni e sanzioni non basterà più soppesare con cura ogni forma di esternazione; la percezione è sempre in agguato. Sarà sufficiente che il primo gay che ti voglia andare in culo (pardon, per l’ invasione di campo) affermi di aver “percepito” in te un quid – non meglio identificato dalla legge – di discriminatorio, e sei fregato. E, perché no: ricattabile. Cosicché non basterà più reprimere il desiderio del pur legittimo dissenso; per non rischiare di sbagliare, devi proprio imparare a pensare omo, non devi dissentire, e basta.
E se incappi in qualcuno che ti provoca, ti stimola, ti chiede che ne pensi…: sono cazzi. Forse te la cavi, rispondendo che ti stai facendo un’ idea. Ma, attenzione: anche l’ esitazione è pericolosa, presuppone l’ esistenza di dubbi che non è lecito avere. Magari puoi dire che non trovi le parole giuste… Il pensiero è unico e dominante.
Mi rammenta molto da vicino una tragicomica fattispecie normativa del codice penale sovietico in base alla quale chiunque poteva essere condannato duramente per “comportamento antisovietico”. Anche fare la spesa, leggere un giornale o la semplice scrittura di una poesia d’amore o un dipinto di un paesaggio. Insomma un reato di puro stampo staliniano che consentiva di condannare chiunque per tutto e per il contrario di tutto. Informatevi sulle sorti del grande scrittore Solgenitsin per lunghi anni internato in gulag. Ma gli esempi di “purgati” sono citabili a decine di migliaia.
Dicevo, dunque, altro che norma contro le “violenze determinate dall’orientamento omosessuale” : un titolo paravento, direi paraculo. É una mordacchia per silenziare i dissenzienti e statuire il modello unico tanto sventolato dai protagonisti: gay e simpatizzanti fanno casino per sopperire aggressivamente al loro numero minoritario. Tanto, politici a caccia di voti o animati da oscuri oggetti di desiderio che abboccano non mancano mai. Ne conosciamo.
In forza di questa legge – voluta, ovviamente, dal Pd – aziende ed enti (e loro destini economici/funzionali) saranno sotto il controllo di Arcigay, Anddos e simili che ivi promuoveranno iniziative per la diffusione della ideologia gender e della ‘cultura’ Lgbt. Sono già in programma eventi culturali pro-gay, la promozione di “corsi di formazione professionale per il personale scolastico” (dopo duro dibattito, si è riusciti, per ora, a non coinvolgere direttamente gli studenti), di “seminari per i genitori” e di “interventi di consulenza” da parte delle Asl al fine di “rimuovere gli ostacoli” all’accettazione della propria identità di genere. Il Co.Re.Com, il Comitato Regionale per le Comunicazioni avrà il compito di indottrinare la linea del pensiero unico a TV, stampa e pubblicità, mediante la censura di “contenuti” di disturbo e l’approntamento di programmi mirati a trattare aspetti dell’omosessualità. In previsione: epurazioni e carriere compromesse. Nel settore giustizia si temono contaminazioni.
In allarme rosso le famiglie etero; e il Comitato Difendiamo i Nostri Figli mobilitato, almeno per il momento e dopo dura lotta, è riuscito soltanto ottenere la depenalizzazione delle dichiarazioni sul gender rese nell’esercizio del diritto di opinione. Il che non significa un beneamato.
Provare per credere: chi vuol essere il primo? Cosa che in una vera democrazia dovrebbe essere sacrosanto diritto di tutti. E invece. Memento omo, quia pelvis es…

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