Note a margine n. 490

EUVITANDUM?

Si barcamenano, si danno al cazzeggio, ciambottano: tutto, pur di non affrontare seriamente la questione – a dir poco impellente – dell’ autodifesa da parte di chi venga aggredito. Poco rilevano gli episodi, ormai quasi giornalieri, della feroce criminalità che, stimolata da una favorevole mentalità ottusa, si è spinta assaltare le famiglie persino nelle proprie abitazioni ove queste sono costrette sempre più a barricarsi. D’ altro canto, si sa che una certa ideologia tende alla deprivazione delle libertà del cittadino comune e ad accentrare tutto nella macchina del potere, persino il diritto di proteggersi: il motto è ‘non reagire, ci penso io’. Nel frattempo, puoi anche crepare, poi ti esprimerò la mia solidarietà. La stessa ideologia che, d’ altro canto, mira a ramazzare consensi trasformando in diritti tutti i desideri privati di particolari categorie di persone e mantenendo a spese della comunità folle di parassiti. Nulla per gli italiani, tranne sanzioni, tasse, requisizioni e drammatico abbandono dei circa cinque milioni di indigenti e delle vittime di calamità distruttive. Gli altri? Scorte di Stato o candidati alla criminalità.
Prima che una concreta proposta sull’ autodifesa approdi in Parlamento passerà del tempo (grasso che cola per i criminali!) e, nel frattempo, a ‘regolare’ la materia, ci pensa la magistratura, con le note e intuibili conseguenze sul civile principio della certezza del Diritto.
Io credo che la normativa sull’ autodifesa – sulla quale tutti gli Stati europei da tempo hanno già provveduto – non può essere, tuttavia, diversificata.
Un cittadino europeo che transiti per diversi Stati della UE, alla bisogna, non può essere costretto a preconoscere tutte le differenti regole particolari in materia del suo naturale diritto di autodifesa (non solo antiterroristica) ogni volta che egli si trovi a varcare un confine interno alla Unione. L’ esercizio, spesso irripetibile-semel in vita, di un diritto alla vita e alla integrità fisica propria e di terzi verso i quali vi sia obbligo di assistenza e soccorso; e il diritto alla salvaguardia dei propri beni.
Io credo, pertanto, che la materia vada regolata, al più presto, a livello di Parlamento Europeo – almeno con puntuali e uniformi direttive comuni, non soltanto sulla detenzione delle armi, porto d’ armi, disattivazione delle armi, procedure di demilitarizzazione, definizione dei requisiti soggettivi (legali, fisici e psichici) dei detentori di licenze di armi, tracciabilità e bancatura. per assicurare a tutti coloro che si trovino sul suo territorio, non importa di quale Stato, uniformità al concetto di legittimità e a quello di eccesso di difesa.

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