Note a margine n. 489

VITA VITA EST

Protezione della vita e della integrità fisica proprie e dei propri cari, persone verso le quali vi è preciso obbligo di assistenza e di soccorso: è un diritto naturale strettamente connesso a quello di esistere e sopravvivere alle aggressioni di ogni genere, da quelle della natura a quelle delle bestie feroci, a quelle degli uomini. Diritto naturale è anche la tutela delle nostre cose che usiamo per vivere. La nostra percezione del pericolo, del danno incombente, fa parte di una nostra dotazione naturale: l’ istinto di conservazione che muove e salva di continuo il genere umano e altri esseri viventi dalla estinzione, molto più spesso di quanto non crediamo. Ogni essere vivente ha diritto alla vita, a restare in vita, a salvarsi, a salvare: non occorre che ciò gli venga riconosciuto dalla legge. Negare e impedire, sanzionare l’ autotutela quando la sicurezza pubblica non può essere tempestiva per impedire che ci si debba assoggettare al male inferto dall’ aggressione è criminale e criminogeno; nessuno può ergersi a padrone assoluto delle nostre esistenze e decidere se noi dobbiamo vivere o se dobbiamo essere martiri sottostando inermi alle aggressioni, alle loro cruente conseguenze. Non ne è padrone né l’ aggressore criminale né il repressore con la sua personale cultura ideologica: entrambi vanno contro natura, contro il diritto naturale che non necessita di omologazione legittimante da parte di un piccolo gruppo di persone espressione di mutevoli maggioranze parlamentari, da parte di mutevoli leggi umane da loro confezionate, che sono già mutate nel tempo e che ancora muteranno. E che devono smetterla di giocare con la liceità che assolve e la illiceità che condanna e rovina essere umani la cui vita sia stata già duramente colpita.

Purtroppo, l’Italia pullula di soggetti che, invece di essere consapevoli di esercitare una funzione pubblica di servizio, si esaltano, la intendono come potere, e hanno finito con l’ identificarsi con lo Stato e persino con la stessa Giustizia. Questa distorta concezione che molto poco ha a che vedere con la civiltà democratica manifesta l’ aggressività primitiva e selvaggia che ancora alberga nell’ indole di alcune persone che non hanno mai sostenuto un test attitudinale di idoneità e si ergono ad arroganti e prepotenti padroni delle nostre vite. E da gente siffatta c’ è da temere il massimo del male. Il frequente ribaltamento di decisioni nei diversi gradi, invece, dovrebbe indurre alla realtà, alla consapevolezza della fallibilità, a un poco di umiltà: e invece non insegna nulla.

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