Note a margine n. 479

premessa-due

UNA PREMESSA PREMEDITATA

Premetto che non sono razzista‘. Una premessa premeditata, a futura memoria. Ciascuno oggi si sente vigliaccamente in obbligo di mettere la mani avanti di qualunque cosa si accinga a parlare o scrivere. Un furbo alibi che può tornare comodo. Una specie di prudenza contro le bordate sparacchiate alla cieca ogni volta che non si sa replicare restando in argomento. Una volta si sparavano bordate di ‘fascista‘ e ci fu pure l’ epopea del ‘qualunquista‘.
Razzista‘ è’ l’ epiteto di moda, ad ampio spettro e quattro stagioni, lanciato più per mettere in soggezione l’ interlocutore che per un concreto riscontro. Spesso, ti arriva a tradimento come un calcio nelle pudenda mentre stai tentando di esprimere tutt’altro che abbia a che fare con l’ appellativo. Berlusconiano, omofobo, antidemocratico, populista sono gli altri, in genere, elargiti gratuitamente da ogni mezza calza, da ogni minus habens doc che usa questi prefabbricati verbali, passepartout per tentare di evitarsi un civile confronto ed una temuta classica figura di m. . L’ evocazione della privacy è un altro patetico escamotage, ma ha uno spettro minore.
In genere non sanno nemmeno approssimativamente di che cosa si tratta, così come, magari, non hanno nemmeno capito di che cosa stai parlando. La lingua corre. E corre solo nel solco premarcato come la puntina di un vecchio 78 giri. L’ ascolto è un optional e il cervello elabora sotto vuoto spinto ‘le voci di dentro‘. Mi perdoni don Eduardo.
Gli epiteti, comode scappatoie per l’ imbecille/ignorante per levarsi d’ impiccio aggredendo l’ interlocutore e tentando metterlo a tacere. Oggi si mira a rinforzare l’ effetto col corollario dell’ invettiva: “Ma di cosa stiamo parlando!?” un guitto recitativo da standing ovation per gli amanti del genere. E’ il sintomo del scimmiottante provincialismo keine Kulture, del patetico nanismo mentale incoraggiato dal ‘siamo tutti uguali‘ del razzista antitaliano autorizzato da legge e giurisprudenza.
Io razzista? Boh! Chi può dirlo? Ma, l’ho già spiegato con parole mie: io so’ io, e voi non siete un cazzo. A uno che colpisce così, che cos’ altro gli vuoi replicare? Ite, premissa est.

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