Note a margine n. 474

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BIGLIETTI PER LA MESSA

Solo nel 2016, gli italiani hanno devoluto alla Chiesa Cattolica, tramite l’ 8 per mille della propria imposta, ben un miliardo e 11 milioni di euro, col beneplacito dello Stato sul presupposto che la beneficiaria svolga un servizio generale e sociale. Stesso presupposto in base al quale alla Chiesa cattolica non è addebitata l’ IMU che, pertanto, viene a gravare sugli italiani, credenti o no. Si tratta di altri 2, 2 miliardi circa, per un patrimonio immobiliare di 115 mila immobili (550 conventi e istituti, 250 scuole, 200 case generalizie, 65 case di cura, 50 missioni, 43 collegi, 30 monasteri, 25 case di riposo e ospizi, 18 ospedali e tanto altro ancora. A parte tutte le Chiese e Chiesette. E le migliaia di rivendite di oggettistica spacciate per luoghi culto per godere dell’ esenzione. Per non dire delle questue e dei lasciti indotti con le promesse di indulgenze, perdoni e buone location nell’ aldilà.
Ora, se un parroco amministra la sua parrocchia in maniera protagonistica, a dir poco, troppo personalizzata e in modo del tutto privatistico, nel senso di considerarla suo territorio personale, un teatrino dove potersi sbizzarrire con una ritualità marcata da show e coreografie, dove farsi regista, sceneggiatore e scenografo, corifeo e datore di luci, creatore di addobbi, di copioni, e di inusitate colonne sonore, e se, in tal modo, la celebrazione della messa e la somministrazione dei sacramenti diventano solo una occasione di spettacolo…beh, son cose strane. Per non dire degli orari fluidi rispetto agli avvisi esposti, con gli ovvi disagi in danno di anziani e invalidi che necessitano di chi li accompagni e poi li prelevi. E se questa spettacolarizzazione, chiassosa e invasiva, impedisce, come di fatto impedisce, anche un poco di intimo raccoglimento e di preghiera, un minimo di momento catartico, di riflessione, di dialogo tra coscienza e Padreterno, per sperare in un brandello di conforto, mentre chi abita da quelle parti e in Chiesa ci va con altro intento e spirito, quello comune di chi ha già dato prima, beh, allora uno s’ incazza. Poco ci manca che non facciano i biglietti d’ ingresso per lo spettacolo e la prenotazione dei posti gradati dalla prima fila a scendere.Spesso accade che qualcuno non resista, rinunci ed esca prima della fine della funzione.
Specie quando il fellin-demille s’ è fatto un affollato parterre di fans al seguito, un collegio difensivo promoter composto, in genere, fancazziste affascinate e beghine sgomitanti per accedere al microfono del leggio, trascinate dal climax di omelie impostate sull’ istrionico recitativo di scuola actor studio dei poveri, e sfoggiate e mimate ad un pubblico che zitto deve rimanere. O, al massimo, può sparare flash col cellulare e immortalare videofotogrammi delle doti del mancato Marlon finalmente approdato alla sua ribalta su misura e claque ammaestrata. Da rivedere e masterizzare con montaggio per il book.
Beh, se poi ti confidi con qualcuno del suo compiacente stretto entourage, ti dice di cambiare aria. Ma tu sai che hai pagato profumatamente per quel servizio sociale, che hai pagato con l’ otto per mille e l’ accollo dell’ IMU, non devi sentirti costretto ad andare più lontano di così.
Beh, allora se t’ incazzi proprio e mandi tutti afanculo, non è peccato. Pagliacci dell’ alleluja.

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