Note a margine n. 454

tacete

SILENZIO

Mettiamola così. M’ è passata davanti, in video e in audio, la testa di una politica brunetta dal taglio caschetto, o come dicono, choppy pageboy, montata fissa su una faccia da sfinge che si barcamena tra l’ ovale della seppia ripiena ed il calamaro rivoltato dopo un inizio di appiattimento da disidratazione. Una cosetta al femminile staticamente posizionata e inamidata a favore di camera per il collegamento in diretta con studio. La bazza è troppo invasiva (ma si vede che ci hanno provato di tutto) sotto un sorrisetto un po’ così. Una trasmissione di denuncia e snobbata come populista di prima serata perché dà voce anche alla gente in piazza affinché possa lamentarsi, incazzarsi, e scalmanare persino. In genere, per cento buone ragioni già espresse altrove e puntualmente ignorate o, peggio, prese per il culo col giochetto degli annunci-promesse.
E ‘sta cosetta ‘e niente – che dicono faccia l’ avvocata, scritta alla boldrina, una che condivide e fiancheggia l’ happening migrogovernativo – ha minacciato di denunciare qualcuno per il reato di procurato allarme. Mah, forse confondo; è l’età. Nientemeno, che impressione; roba grossa, da brivido, mi sono detto. Roba per mettere a tacere quando si annaspa invano per cercare argomenti. Eppure si trattava di qualcuno, sopratutto padri e madri di famiglia, che paventava una criminalità emergente che, stando alla cronaca quotidiana, si connette in progressione geometrica alla presenza sciolta di folti gruppi di esuberanti ragazzoni clandestini ospiti cooprefettizi nei condomini e nei quartieri, oltre che nelle borgate di quattro anime terrorizzate o già messe alla prova della sopravvivenza come sport estremo, con i limiti di vivibilità abbondantemente già superati. Con tanto di dolorose esperienze dirette. Insomma, roba grossa, da provare per credere. Da fargliela provare per convincerle, le facce di seppia e assimilate. Altro che manganellate a donne e bambini delle famiglie che protestano, altro che pazienza, altro che ‘abbiamo fatto un tavolo’; altro che mediatore culturale in studio che ci ridacchia in faccia e ci fa fare a tutti la figura di razzisti e peracottari.
Ebbene, io non so quanto tempo ancora resterà in carica ‘sto governo di cui non ho sentito dire un gran bene là, nell’ apartheid sociomentale dove relegano i vecchi come me e gli danno del tu cani e porci, se gli va bene. Un governo che si sarebbe appropriato quasi per intero del potere legislativo ordinario e, già che stava, persino di quello costituente.
Mamma non piangere se c’ è l’ avanzata‘; va be’, ma qui, dicono, fuori c’ è l’invasione, sfrattano pure noi, i vecchietti per fare posto agl’ invadenti. Qui si piange, eccome. Lo vuole il governo che, invece, si dovrebbe occupare degli italiani. Andiamo tutti in rovina. É ragionevole avere altre idee?
Non capisco proprio perché fanno così, qui si arriva alla rivoluzione, scoppia la guerra civile degli italiani, mi ripete il pensionato che si siede con me al bar la mattina per un caffè lungo, dove a ripetizione ci raccontiamo degli acciacchi che ci affliggono, di ricette, di ticket, di pensioni, sospiriamo per le delusioni e ci taciamo pudicamente di sconforti familiari. Entrambi col serbatoio a riserva fissa di prospettive di vita.
Esagerato, gli rispondo ogni volta, qui c’ è la democrazia. Il jolly lessicale quattro stagioni, taglia unica. Lui non insiste; ma si vede che ci pensa fisso come se dovesse campare chissà quanto. Ma ci ha pure lui i figli e nipoti; e si preoccupa.
Ieri mattina deve aver letto il giornale dei clienti e allo sportello della Posta gli hanno ridotto di qualche euro la già misera pensione, epperò gli hanno aumentato qualche bolletta; e poi mi ripesca ancora co’ ‘sta storia della guerra civile. Troppa disperazione in quegli occhi. Il caffè gliel’ ho pagato io.
Insiste: ma se scoppia davvero, il governo da che parte sta? Messa così, la domanda è una bella sintesi e non mi sembra molto cretina. Ma non so cosa volesse sentirsi rispondere. In genere mi da’ retta; qui sono io che non so darmi retta. E non ho saputo rassicurarlo, nemmeno dirgli “faranno un tavolo”. Silenzio, il nemico ti ascolta, siamo in onda.
Mettiamola così. Un reato di procurato allarme ‘sto cazzo.

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Una risposta a Note a margine n. 454

  1. Stefano ha detto:

    Prof. che splendide immagini marine!

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