Note a margine n. 452

spartiati

EN PASSANT

Uomini e donne di governo, giù le mani dalle nostre vite! Alla larga dal futuro dei nostri figli per i quali di generazione in generazione le famiglie si sono adoperate col lavoro onesto, sacrifici indicibili, rinunce dolorose, rischi e privazioni.
Uomini e donne di governo, non siete i padroni dei nostri beni, dei nostri patrimoni culturali, delle nostre radici, delle nostre identità storiche! Giù le mani dalla nostra terra natale, dai nostri spazi vitali, dal nostro suolo che ci è toccato in sorte per assegnazione di evoluzione naturale di questa nostra parte di mondo!
Uomini e donne di governo, fino a prova contraria, non abbiamo rubato niente di quanto ci appartiene: abbiamo cacciato e pescato dove era lecito farlo per sopravvivere; abbiamo allevato, abbiamo dissodato e coltivato la terra, abbiamo spaccato pietre e modellato, abbiamo edificato, abbiamo studiato, abbiamo educato, imparato e insegnato a scrivere, leggere, fare di conto; abbiamo pagato col sangue per ricercare e inventare, per scoprire i misteri della vita e le forze della natura, per realizzare il presente e per aprire le strade all’ avvenire: giù le mani da tutto questo: ci è sacro!
Uomini e donne di governo, precettati da voi, contro il pericolo che ci fosse strappato via, nella nostra storia pagammo alti tributi di sangue per conservarci integro il suolo natio, uno spazio su cui vivere protetti e convivere in pace come popolo tra i popoli. Come è diritto naturale di ogni nazione. Giù le mani da questa terra, dall’ aria e dalla luce che la sovrastano, dalle acque che l’ attraversano e la circondano, dagli orizzonti che la segnano per grazia del Creatore!
Uomini e donne di governo, non avete diritto di disporre né siete stati delegati amministratori delle nostre esistenze, delle nostre menti, dei nostri pensieri, delle nostre parole, dei nostri sentimenti, delle nostre emozioni! Voi dovete renderci rigorosamente il conto etico della fiducia che vi è stata accordata quando siete venuti a cercarcela promettendoci solennemente che vi sareste occupati di noi e non di privarci delle libertà di vivere le nostre realtà senza diventare vostri sudditi! Non abusate di questa nostra concessione fattavi in buona fede, non fatene un vostro potere, una vostra potestà, un arbitrio! Voi non potete sgretolare la nostre fondamenta togliendovi pietre da elargire ad altri che ambiscono al nostro posto al sole!
Uomini e donne di governo, della solidarietà di cui cantilenate senza più credibilità e che ci state imponendo con vessazioni e oppressioni, voi non avete dato ancora il benché minimo esempio personale. Chi vuol fare veramente del bene lo faccia a spese proprie e non d’ autorità, confiscando, requisendo, espropriando quanto appartiene ad altri!
Uomini e donne di governo, non bestemmiate! E’ da ipocriti la professione della solidarietà e dell’ accoglienza verso terzi senza prima aver assolto agli obblighi naturali della fratellanza verso i milioni di connazionali che, per vostra scelta o inadempienza, soffrono e che sono, invece, ignorati, abbandonati, traditi. Noi che, da sovrani e non da martiri predestinati, vi affidammo la vita, vogliamo dare a costoro la nostra prima solidarietà, e ci ingiuria e ci ferisce quella che voi, invece, ci imponete con violenza e primarietà soltanto verso altri.
Uomini e donne di governo, voi che sfrontatamente dichiarate di volerci ‘educare all’ accoglienza’, non frodate i vostri sacri obblighi primari ed essenziali! non potete occuparvi di noi, con le becere frasi e promesse di circostanza, soltanto in occasione di tragici contesti dove osate presentarvi con protervia e consumata espressione di cordoglio, tra chi versa lacrime vere che soffocano in gola urli e fischi di protesta per ciò che concretamente siete diventati.
Uomini e donne di governo, ma è mai possibile che non vediate le mani tese e che non sentiate le suppliche accorate di chi vi è figlio, fratello, padre, madre e vi chiede sostegno e non carità, giustizia e non formale legalità? Ma come osate, proprio voi, venire a parlarci di solidarietà, voi che arrogantemente ce la imponete senza la necessaria libertà di coscienza e che avete consegnato nelle mani della malavita organizzata il più grande problema della storia moderna concorrendo a farne il più lucroso affare su carne umana: quella dei sopravvenuti che tanto vi occupa e quella degli invasi/depredati che tanto ignorate?!
E tu Francesco, prodigioso canuto pibe de oro, venuto da lontano a fare il fenomeno, che ingannevolmente inviti urbe et orbi a riversarsi là dove non c’è posto per tutti, che prometti a tutti indistintamente ciò che non ti appartiene e sconvolgi ogni ragionevole e necessario programma di aiuti, che nascondi ogni reale possibilità di capienza; tu che, miope o connivente, non sai guardare vicino a te e predichi la falsa idea che il buono e meritevole sia solo e sempre l’ immigrato, il povero, e pubblicamente li accrediti come unici tabernacoli di Dio; tu che, con la tua vanità pseudomessianica, stai preparando e fomentando la più grande spoliazione occidentale e forse anche lo scisma del Cristianesimo? Tu che gesuiticamente eviti con cura di pronunciare la parola ‘italiani’? Mai ho conosciuto, nella mia vita, invidie, gelosie, e risentimenti più rancorosi e radicati di quelle nutriti da chi è più povero di noi. E mai ho conosciuto solidarietà, bene. pietà e misericordia provenute da un povero. E ho scorto, invece, la beneficenza, l’ aiuto, il sostegno verso il prossimo provenire solo da chi sta meglio.
Passerete, passerete, passerete.

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6 risposte a Note a margine n. 452

  1. Zanoids 1980 ha detto:

    Egr. Prof. Lamacchia, penso che questa sia una delle sue migliori note a margine. Condivido in pieno, Complimenti

  2. Margot ha detto:

    Splendido canto del cuore ferito ma indomito. Magnifiche immagini nel commento di Helena, come sempre.

  3. helena ha detto:

    Ee

  4. Fernet ha detto:

    Prof. non poteva esprimere meglio un pensiero che ormai sembra essere di ogni italiano. Difficile rassegnarsi a diventare colonia e preda, anche se tutto fa credere così. Dovremo ritrovare libertà nella democrazia così vilipesa. Speriamo di fare in tempo perchè certe avventure così bene architettate sono senza ritorno.

  5. helena ha detto:

    Questa non e’ una perla dell’ ostrica Pinctada Margaritifera, ma un esemplare di bianco purissimo; una musica lanciata verso l’ Alto, sperando che sia gradita all’ udito di un Signore dell’ immenso universo e ne faccia una preghiera da esaudire appena gli restera’ un po’ di tempo da dedicare a un popolo che ha perso governo e tutto il monnezzaro.
    Ancora vicinissimi agli accadimenti brasiliani dove la fratellanza non ha trionfato, e’ pur vero che ormai siamo poco distanti dagli eventi invernali e speriamo tanto tanto di assistere a un bel miracolo di Natale.

  6. Aldo ha detto:

    Un monito accoratissimo e dignitoso,scritto con la consueta eleganza e completezza. Mi associo toto corde. Bravo Prof.!

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