Note a margine n. 447

Poverta macelloI

NON SONO RELIGIOSHOW

Ultimamente, seguendo gli ampi spazi in carta e video – ma, giuro, non lo faccio apposta, non più – riservate dalla cronaca puntuale, aggressiva, incisiva, alla illustrazione del personaggio Francesco 1°, m’ è accaduto di farmi un paio di domande. Così, alla buona, fatte in casa. Saranno i residui postumi permanenti di una deformazione professionale connessa ai lavori e agli studi, lontani, ma non abbastanza da consentire il provvidenziale sbiadirsi di certe abitudini difficili da scrollarsi di dosso ma cambiano nome, si chiamano difetti. Con l’ aggravante generica della senescenza.
Detto questo, e solo per inciso, mi sto chiedendo che religione, in pratica, professa Bergoglio; e se, per caso, non ne stia creando una tutta sua personale con la fissa di una sua diffusione dirompente, d’ urto. Cosa che – credo – gli sta riuscendo abbastanza, sostenuta com’ è dalla forza preponderante degli attuali media.
Ovvio che non ne so niente di teologia, né di ogni altro ramo specialistico della ‘cosa nostra’ di ciò che, ricordo, veniva indicato come Cristianesimo Cattolico. Mi faccio da parte.
Eppure, (mal)educato da una scuola di gesuiti, alla fine ero approdato evidentemente a un tale stadio rincoglionimento (un mix di lavaggio del cervello e di persuasione occulta con l’ assist delle loro tipiche punizioni manesche) mi portavo appresso un codice di convinzioni, in genere così rigorose da caricarmi la coscienza di fardelli morali, pentimenti, rimorsi, crucci, angosce e quant’ altro mi ha tolto spensieratezza e molta gioia di vivere. In cambio della depressione cronica. Cose che, invece, mi spettavano tutte; ove si considerino per buone le sagge illuminazioni che oggi, credenti e non, ricevono a profusione attraverso le larghissime maglie – una volta strettissime – dei lasciapassare e salvacondotti erga omnes elargiti in stile volantinaggio dal bianco padre venuto a fare il fenomeno dalla terra della ‘fine del mondo’. Non abbastanza lontana. Dai quali si apprende che non avevamo capito un cazzo, che ad ognuno spettava di vivere e godersi la vita a suo modo, che i peccati, persino graduati in mortali o veniali, sono una stronzata, che i vari ministri di Dio ci avevano presi per il culo, per meglio governarci attraverso le paure varie. Timorati dagli atti impuri, dell’ Inferno, del Purgatorio, confessioni, digiuni e venerdì senza carne, messe domenicali o festive infrasettimanali, atti di dolore, penitenze di tante avemarie, salveregine e paternoster, etc. Questo non si fa, questo lo devi fare a forza; non lo fare più. Libertà alla cogliona. Urgevano le indulgenze del loro monopolio. Riscatti di ricchi oboli e lasciti alla chiesa. Guai a morire nel peccato.
Sono avvilito, incazzato di brutto. Ahimè, sono stato a lungo vittima di ladri e truffatori, preti cialtroni da opera buffa. Mi hanno indotto a lavorare onestamente per far campare la mia famiglia.
I veri preti sono questi che si trovano oggi sul mercato del falso e dell’ imitazione. Mo’ pare che solo il benessere, anche se faticato, sia disdicevole, che Dio c’ è ma sta molto meglio altrove. Lo dice lui, il canuto pibe de oro. Coglioni che non siete altro. Questa è la religione del ‘chi sono io per giudicare?’ Cazzo, e se non lo fa lui chi cazzo lo dovrebbe fare?! Religione senza male – ogni scherzo vale. Gli sniffatori del libero arbitrio tagliato male cercano regole certe, e si convertono dove le trovano, trasmigrano; persino verso l’ agnosticismo e l’ ateismo. Le messe, i riti per i sacramenti battesimi, comunioni, cresime, matrimoni, sono show a regie del prete art director, musical, florist, partecipazioni straordinarie, comparse, e ampi servizi cinefotografici in book extralusso. Luci, copioni, prove, e poi flash a gogò. Costi a tariffa inderogabile secondo il cachet. C’ è di tutto. Credenti: nessuno. Anche volendo, mancherebbe la materia; di che stiamo parlando?
Se torno a nascere, spero di ritrovarmi con un papato così, alla bergogliona. E se anche fosse uno che si porta appresso i vari Galantino, Bagnasco, Bertone, pretopedofili e compagnia bella come Dio la manda, va be’, non fa niente, no problem: cercherò di ambientarmi, di adeguarmi. Dopo la triste e faticosa esperienza, sarà una passeggiata. Sarà la vita è bella, anzi, sarà la bella vita. E siccome sarò comunque senza peccato a priori, sfogherò tutte le inculate di questa mia vita bruciata nel turibolo dell’ incenso: a cominciare dalle pietre che lancerò a chi so io sperando di fare centro. Sennò, dove cojo cojo. Tanto, in mezzo a quel mucchio non farò torto a nessuno. Non foss’altro che per questo, mi piace ancora credere nella resurrezione della carne.

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4 risposte a Note a margine n. 447

  1. Gray ha detto:

    Professore, condivido tutto, lei interpreta il pensiero delle persone pulite di cuore. Bravo

  2. Aldo ha detto:

    Prof. carissimo, mi piace, non ci avevo fatto caso eppure credo che sia la cosa più interessante capire che religione è venuto a portarci il Papa in carica. Ci farò un pensierino…Ciao

  3. Frida ha detto:

    Caro Prof.. Lamacchia, e Lei, a ferragosto, invece di andare al mare se ne sta qui a farsi venire la bile? Abbia pazienza, ancora qualche mese e poi molte cose dovranno cambiare…Si distragga, le farebbe bene. Ciao

  4. Manfredo ha detto:

    Egr. Prof. Lamacchia, mi hanno segnalate come davvero interessanti questo Sue note a margine. Incuriosito sono venuto a leggerle. Ne sono lieto.. La seguirò con attenzione e ripescherò nell’ archivio gli argomenti che più mi coinvolgono. Concordo quasi su tutto. La saluto cordialmente, Manfredo

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