Note a margine n. 446

Costituzione

TROJANS NEL SISTEMA E SEGNALI D’ OPPRESSIONE

Un governo – già anomalo in quanto espresso da un Parlamento formalmente riconosciuto anomalo – che, arrogatisi poteri costituenti, aggredisce la Carta Costituzionale demolendone alla radice circa un terzo e, per di più, lo fa autoritariamente imponendo al Parlamento, ormai suo obbediente gregario, il voto di fiducia, ha sostanzialmente seguito suoi precisi disegni progettati a tavolino unilateralmente (come ha dichiarato di aver fatto dietro le quinte e per otto anni uno che, invece, doveva essere apolitico e occuparsi d’altro, prima di darne in adozione il frutto della colpa) e strategicamente politici, nel metodo e nel merito, così gravemente e pericolosamente dissonanti dall’essenziale confronto democratico da non avere precedenti nella storia della nostra Repubblica. A fronte di siffatto governo, pur già onerato da note, equivoche compromissioni ‘reputative’, e di questa sua inusitata revisione così ottenuta e che stravolge senza possibilità di ritorno la nostra Carta Costituzionale, qualunque cosa offrano, al momento dell’ interpello referendario, ultima libera chance, il popolo sovrano animato da sani principi democratici si sottrarrà ad ogni allettamento utilitaristico sulla sbandierata convenienza dell’ offerta riforma (peraltro, bocciata per intero dai migliori numerosi costituzionalisti anche per via di garbugli atti a creare ampi contenziosi). E, chiamato dal governo ‘a votare la fiducia’ (figlia scema della certezza), gliela negherà opponendo un secco rifiuto di tipo altrettanto strategico-politico che contesti e respinga aprioristicamente le mire e il pericoloso metodo operativo di un organo-comandante, mostratosi spregiudicato, paternalistico, autoritario, svincolato e lontano dagli essenziali principi di una vera democrazia che non sia solo di facciata. Un governo che, certamente, in caso di ratifica, potrebbe avere segreti progetti di non fermarsi qui e imporre ulteriori successive modifiche costituzionali congeniali al suo disegno accentratore, va fermato quando è ancora possibile, non un attimo di più. Con certi mezzi e metodi ‘disinvolti’, e con certi obiettivi, anche un referendum confermativo potrà essere abolito o svuotato d’efficacia o reso quasi impossibile. Ancora più facilmente, se passerà la riforma ammannitaci da un governo trionfalista. Trojans per entrare nel sistema, cavalli di troie per allocchi: timeo danaos et dona ferentes…Il valore etico/tecnico di una Costituzione Repubblicana non ottriata conta a partire dal suo autore. Una solida e sana revisione costituzionale–pur sempre possibile–non finalizzata a consegnarci nelle mani di un esecutivo artefice verticistico, o peggio, maliziosamente alla surrogatoria interpretazione creativa giudiziaria (v. leggi sulle unioni civili e adozioni), per essere tale, dovrà germogliare spontaneamente nella coscienza del Popolo, Organo Costituzionale che esercita la sovranità, e poi prescindere da ogni metodo prevaricatore e disporre di tre prerequisiti attualmente mancanti: a) piena legittimità e trasparenza dei suoi artefici; b) ampio e partecipe confronto dialettico; c) estesa condivisione delle parti sociopolitiche. Non bastano, infatti, se non per la forma, i colpi di maggioranze magari esistenti solo sulla carta e calcolate mediante espedienti aritmetici utili soltanto alla legiferazione ordinaria ma rifiutati da un onesto, capace e competente legislatore costituente che sappia interpretare il Paese senza la sfacciata e dichiarata velleità di ‘educarlo’ come in una risibile ‘missione del dotto‘ di fichtiana memoria. Una Costituzione non può essere la scelta di uno o di pochissimi imposta a tutti gli altri e per iniziative occulte. Qui non si tratta di cambiare uno o due articoli della nostra Costituzione, ma di alterarne irrimediabilmente alla radice la struttura portante, con sviluppi davvero imprevedibili anche sul piano della pericolosa concentrazione dei poteri di alcuni organi statali oggi bilanciati. Qui tirano a fregare, siamo alla paraculata del golpe travestito. Un riforma siffatta, un pastrocchio ciambottato che, peraltro, pur in un momento di estremo pericolo e pregiudizio, non spende una sola parola a ferma salvaguardia della identità, del territorio e del patrimonio economico-storico-culturale degli Italiani, va respinta al mittente. Al bisogno, non esisterebbero alternative ad una legittima e competente Assemblea Costituente che abbia la stessa dignità giuridicopolitica di chi fece la nostra Carta, contraddistinta da equieterogenei poteri rappresentativi dell’intero popolo e non dei progetti egemoni del partito al governo in forza di alchimie cagliostrane. Si rifletta prima di seguire l’inganno del canto delle sirene della presunta maggiore governabilità e di fantomatici risparmi, e di avventurarsi in un territorio che non consente ritorni. La libertà partecipativa a cui ci propongono di rinunciare, poi, non la restituirà nessuno pacificamente, né a noi né ai nostri figli. E un potere così accaparrato non sarà mai spontaneamente rinunciato. Se oggi il cittadino conta poco, domani conterà zero e sarà suddito. Ci facciano pure del male, non ma non avranno il consenso dell’avente diritto. I responsabili hanno detto che loro “ci mettono la faccia”: poca cosa: noi ci rimettiamo il culo, senza virgolette, a crudo. Ricordiamolo: fu il comunista Togliatti, in sede costituente, a far eliminare il secondo comma dell’art.50 (poi diventato art.54) della Costituzione che dichiarava: “Quando i poteri pubblici violino le libertà fondamentali ed i diritti garantiti dalla Costituzione, la resistenza all’oppressione è diritto e dovere del cittadino» (principio presente in numerose Carte Costituzionali), obiettando che “le rivoluzioni si fanno, non si dichiarano”. Intelligenti pauca. Non dovremo mai arrivare a tanto. Ma non tentino nemmeno di gettare dell’ acido in faccia alla Costituzione più bella del mondo.

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12 risposte a Note a margine n. 446

  1. Ninny ha detto:

    La mia paura è sempre l’astensionismo dei soggetti pensanti che si oppone alla presenza del minoritario popolo bue

  2. Fernet ha detto:

    Egregio La Macchia da qualche tempo leggo le sue note e nel complesso le condivido anche se alle volte sono troppo amare come questa volta. Tuttavia niente da eccepire. Grazie, Fernet

  3. Gray ha detto:

    Il no al prossimo referendum mi pare essere l’ ultima spiaggia, prima di cadere nel baratro. Ad ogni costo la gente dovrà farsi finalmente sentire dopo che è stata tacitata in Parlamento. Buone ferie a tutti!

  4. Zanoids \980 ha detto:

    Gentile prof. Lamacchia, è il caso di dire che i suoi commenti si commentano da soli. Potendo farlo liberamente, io ci avrei aggiunto qualche parola…particolare e avrei ricordato qualcuno dei tanti fattacci che la gente non riesce a togliersi dalla mente… Per il momento , rimandiamo. poi vedremo. Ciao..

  5. Benedicta ha detto:

    Fantastico il NO DI PETTO lanciato da Helena. E che dire dell’ analisi del grande prof. Lamacchia? Azzeccatisssima anche la parte sonora col canto di Libertà!Un abbraccio

  6. helena ha detto:

    Sara’ un no di petto il mio, bello come un canto di rosa, espresso con la massima grazia e tanto sentimento. Quando i giochi saranno fatti e le medaglie terminate, si chiudera’ il sipario del grande palcoscenico.
    Sciava!

  7. Stefano ha detto:

    Condivido ogni considerazione. Un NO grande quanto una casa, espresso da un popolo che è stato messa da parte quando era il momento di ascoltarlo da un gruppo di guasconi. Un NO che sia di monito a chiunque si arroghi la prepotenza di attaccare la Costituzione più bella del mondo e di farne carta straccia!

  8. Aldo ha detto:

    Egregio Prof. Michele, io penso che nella vita ci siano dei momenti in cui ci si può elevare sopra le cosiddette convenienze e concedere ai principi lo spazio che meritano.Il Governo non ha agito bene, anzi, ha avvilito il Parlamento, il Popolo, e i nostri principi democratici. Se per disgrazia passasse questa specie di forzatura alla Costituzione, io mi sentirei molto meno libero, meno rappresentato, e, comunque, oggetto di prevaricazione. A me il governo la fiducia non la può estorcere, ho ancora diritto di scegliere e lo farò dicendo no, forse sarà il mio ultimo, ma almeno ci proverò. Le riforme le faranno dopo chi saprà farle e le potrà fare democraticamente. Ciao. Aldo

  9. Jeep ha detto:

    Prof. hanno usato metodi da camarilla di c.d.a. di banca ladruncola e dagli affari sporchi. Hanno mortificato lo spirito del Parlamento e attraverso questo l’ intero Popolo italiano. Non meritano alcuna considerazione; altro che riforma, se non vogliamo diventare pure noi portatori di titoli derivati, sole al posto di veri diiritti. Ma questi un po’ di pudore non ce l’ hanno?!

  10. Margot ha detto:

    Professore carissimo, la Costituzione è, per ogni Paese civile al mondo, una Carta che concentra solennità e sacralità, storia ed identià. Qui c’ è qualcuno, invece, che l’ ha trattata a livello di regolamento di condominio e ce la vuole imporre con i beceri giochetti del voto di fiducia. Sarebbe un sacrilegio, una vergogna per un popolo dalle valorose tradizioni giuridiche che affondano nella grande Storia delle Civiltà e che l’ ha ottenuta a prezzo di tanto sangue umano. Che la vergogna dell’ attentato passi alla Storia per quello che è stato: un colpo alle spalle parato e respinto da un Popolo libero.

  11. Frida ha detto:

    Caro Prof. è esattamente ciò che provo; mi sentirei molto meno libera se passasse questa revisione costituzionale, peraltro ottenuta in questa particolare maniera, a dir poco, spregiudicata. Ciao, Frida.

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