Note a margine n. 442

pannella

DETTO MARCO

Uno come Pannella Giacinto, detto Marco, non poteva andarsene senza lasciarsi dietro una scia di casino di eunuche e bajaderi in subbuglio. Quando muore uno così, una massa di coglioni sopiti, di ideotalebani, di cervelli in sonno con le sinapsi ingolfate dalle magagne carrieriste paraculturali (che subito si scoprono essere, invece, paracule) insorge e coglie l’ occasione, a volo-volo d’ uccello o dell’ uccello, insomma quella roba lì: insomma, tanto per non girarci intorno, propriamente del cazzo, per contendersi il primato del chiasso ecogeno e l’ attenzione con lo strascico della migliore definizione su un uomo che da vivo ormai non gli faceva più notizia. In un paio di giorni, non volendo, ne ho letto di definizioni e paragoni col marchio del furbastro dell’ assertività sottintesa che nessuno o quasi osa chiedere ma che roba è?; qualcuno ha scorto starci a pennello persino un assaggio della cosiddetta vocazione soccorritrice libertaria garibaldina, eroica dei due mondi, sciabola di lingua affilata all’ eloquio del duello. Altri non ci ha risparmiato l’ accostamento al samurai dei diritti civili e al kamikaze, e sarebbe il vento divino che ha sconquassato di tutto, finanche le radici che protrudevano più profonde nell’ humus culturale. Quel terreno italico che oggi è condannato – fine pena mai – ad essere sinonimo di razzista in forza dell’ ipse dixit passato in giudicato col placet omologatore dell’intelligentia dagli ammiccamenti puttani, e che non si può più nemmeno evocare, che avevamo sotto i piedi, ma sono riusciti ugualmente mettere sotto i piedi. E noi che, invece, – diversamente emotivi – ci tenevamo come a un figlio, e come noi ci tenevano quei parrucconi dei nostri padri, combattenti e costituenti e non.
Pannella è andato, ormai, a fare altrove i suoi satyagraha e ahimsa definitivi. Ci aveva tenuto ad essere unico: e aveva tentato di convertire Francesco, ma poi gli scrisse lettere d’amore; eppure, prima di lui, con altro stile e propositi, ci aveva provato pure il bianco mistyf che, dopo, sintetizzò la propria conversione “I poveri sono come bestie senza bisogni secondari”. Lectio a divinis di metafisica scrotale e quale.
Nel mio piccolo mondo periferico di provincia suditante non ci penso nemmeno a cimentarmi nell’ esercizio di inscatolare questa morte in un prefabbricato verbale d’ occasione, anche se avverto – senza pregiudizio di malizia ma con realismo – che quando sarà il turno di qualche altro campione del pattume sociale e percolato politico di cui siamo ostaggi consapevoli o non, non sarà la stessa cosa. Un quid di diverso, anche se non so esattamente cosa sia. Altro che ‘A livella’. Suum cuique; siamo seri.

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9 risposte a Note a margine n. 442

  1. helena ha detto:

    Qui con tutti i guai e gli affanni da affrontare, come del resto in tutte le terre meno vicine, di lui poco o niente si parlava; di quando in quando si poteva sentire scherzare un poco su una cicciola seduta sulla sedia con i fiori in fronte, ed io passavo oltre, poco interessata ai soliti scherzi degli uomini, senza che mi balenasse per la mente il sospetto che la cosa, invece, poteva essere una cosa davvero seria. Della femminista non ho mai sventolato la bandiera, ma ho preso strade non a senso unico per giungere al buon senso della vita. Piu’ o meno, forse, ci sono riuscita.

  2. Stefano ha detto:

    Salve Prof. condivido anche io la sua analisi e, tenuto presente che ormai è pericoloso criticare certi figuri anche senza offendere, penso che Marco Pannella, sfidando l ‘ arroganza e le ritorsioni dei vertici – povera democrazia! – ha mostrato di essere l’ uomo scomodo, irriducibile e infine accantonato; e almeno per questo motivo, gli va riconosciuta una statura di gigante in un contesto di nani, anche se non si concorda con tutte le sue idee riformistiche. Io la seguo puntualmente anche se non scrivo commenti come prima. Un caro saluto,

  3. Aldo ha detto:

    Concordo pienamente sulle tue riflessioni e sul paragone che fai tra Pannella e barbapapà. Quanto all’ accozzaglia che ci sta portando alla rovina e ci sta privando della democrazia avrei da aggiungere un paio di cosette ma sono troppo sconce per poterle scrivere qui e comunque sarebbero approssimative per difetto. Ciao, Aldo

    • Michele ha detto:

      Caro Aldo, mi ricordo che mi dicesti una volta di essere anche tu un diversamente giovane e posso immaginare che cosa ti passa per la testa. Anche io – credimi – dispongo di una compilation degna del miglior turpiloquio, eppure avverto anche io la sua inadeguatezza a fronte di certa gentaglia e la osservazione mi sgomenta. Sarà la senescenza. Vedrò di inventarmi qualcosa di lessicale più adatto alla bisogna, e se non lo potrò scrivere, almeno lo ripeterò mentalmente come una litania. Chissà che non ne me venga un minimo di ristoro. E poi, chissà: repetita iuvant…O ne farò un catalogo numerato in decimi come a scuola in ordine crescente di insulto e lo intercalerò; e chi vorrà capire…

  4. Gray ha detto:

    Una vera sorpresa, prof. Mi è accaduto di ascoltare una sua personale registrazione, la lettura di una sua bellissima poesia che non sapevo che scrivesse. dove potrei trovare il Suo libro? perché non ci manda qui una Sua lettura? Ciao, Gray

  5. Martina ha detto:

    Caro Professore, io ero una convinta estimatrice di Pannella e, quindi, oltre al dispiacere della sua perdita sopporto malamente l’ ipocrisia di quanti si stanno facendo avanti solo ora vantando amicizie con lui e sperticandosi in apprezzamenti che mai si sono sognati di esprimergli in vita, seguendo la via del ferreo opportunismo. Uno schifo che è difficile da mandare giù. Le Sue note che seguo sempre con curiosità e mi stimolano riflessioni, ancora una volta sono all’ altezza del Suo stile. Leggo anche volentieri i Suoi interventi da lettore del Giornale che ho scoperto solo ultimamente e per puro caso. Bravo. un caro saluto, Martina

  6. Benedicta ha detto:

    Caro prof. Lamacchia,
    lei riesce sempre a focalizzare l’ argomento e lo rende interessante e piacevole anche alla lettura. Vede, queste donnette o ominicchi che dicono che, se perdono, vanno a casa non si rendono nemmeno conto che, se perdono, significa che sono stati cacciati. Cosa ben diversa, non crede? Le riforme devono partire dalla coscienza e maturazione del popolo e non possono essere imposte a colpi di fiducia da un gruppo irregolarmente eletto e che rappresenta sulla carta, sì e no il 25 % della gente e che ricatta i Parlamentari con la minaccia di schiodarli dalle comode poltrone . Capisco esattamente cosa intende lei per statura: è quella che manca a questa gente. Un abbraccio, Benedicta

  7. Margot ha detto:

    Salve prof. tra i diversi articoli e necrologi che ho letto, il suo mi sembra tra i più seri e conoscendo ormai il suo modo di pensare ( e di scrivere ) penso che non potevo attendermi altro. Anche Pannella ha avuto cedimenti, però non mi sembra che la sua statura umana ne abbia risentito molto. Favorevoli o contrari, difficile paragonare le sue battaglie a quelle pulcinellate di qualche sciacquetta in posa di matrona che si affanna per inventarsi il modo di affermarsi rovistando tra la spazzatura della subcultura o della piaggeria cortigiana verso altre culture ormai apertamente antitaliane. Gente strapagata e privilegiata che pasce con i nostri soldi. Un abbraccio caro, Margot

  8. Jeep ha detto:

    Egregio Michele,
    devo riconoscerti ancora una volta la tua capacità di non intrupparti, di resistere al manierismo che attira verso le occasioni favorevoli schierandosi con i più. A prima lettura di queste tue ultime note a margine, pare che tu non abbia detto niente; invece suggerisci immagini precise col tuo solito rapido tratteggio. E chi ha mente per capire lo ha già fatto benissimo. Condivido e apprezzo tutto; …tale e quale. Ciao Jepp

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