Note a margine n. 441

bel paese

UNA COSA SERIA

Dalla posizione di brontolone nullafacente vecchiaccio a mezza pensione (l’altra metà se la trattengono), credevo di averne viste e udite di ogni tipo nelle quotidiane compilation di psicoglimenti esalati dalle file parlamentari per caso; e credevo anche di averne viste tutte all’ expo delle psicosozzerie made in Italy sfornateci, a cadenze ravvicinate, da qualche buratt.on e circen.sen per caso, capocomici ondivaghi, cantimbanchi girovaghi d’ogni sorta; maitresse virginali per scelta o forza del destino, soubrette, etoile, enfant gâté alla cellulite, pasionarie abortite, avventuriere di solida carriera, etc. Tuttavia, nella mia mancolista dell’ horror urgevano un paio di stupri mentali; ma secondo la legge di Murphy potevano accadere e, quindi sono accaduti.
Gli “Gli italiani hanno bisogno di essere educati all’immigrazione”, disse un paio d’anni orsono una che ha giurato fedeltà a due diverse Costituzioni e che ci siamo tenuta devotamente stretta e mantenuta come fosse la Vergine di Częstochowa. Qualche genio colse la palla al volo, l’assist era ottimo, e allora recentemente ha calato il carico da undici, semplificando tout court: ‘l’ italiano deve essere rieducato’, a parlare, a scrivere, a percepire, a pensare. E così – cominciando col ciambottare a mano libera nel lessico desinato per decreto sotto la pressante direzione artistica del politically correct che a Bergmam o Dreyer gli fa un baffo – hanno finito col pastrocchiare il testo della nostra Carta, che quelli che la fecero non capivano una mazza di come deve essere la democrazia e ci dovevano stare più attenti. E menomale che ci siamo noi e i peones che ci danno la fiducia. Ma non è una cosa seria.
Secondo stupro, banco suivi. Dopo l’approvazione delle unioni civili (per distinguerle da quelle incivili) previo stralcio sulle minacciate adozioni “inaudito puero incazzato”, un paio di flesse ma indomite parlamentari pubblicamente, ammiccando, auspicano dalla Magistratura “sentenze creative”: un’ arruffianante drittata che, a lingua veloce e libera, sputtana a sangue la sovranità popolare rappresentata dal Parlamento e il metodo democratico che dovrebbe guidare ogni sua decisione legislativa; un revanchista escamotage cozzalo, con l’aggravante della qualità del soggetto agente; robaccia che ormai rifiutano persino nelle riunioni condominiali delle case abusivamente occupate, dismesse dai Comuni e dall’ ANAS, e dimenticate da Dio. Ma non è una cosa seria.
Boh; sarà la vecchiaia, qualche vago ricordo veniale… eppure queste guizzanti linguacce fuor di controllo in video e audio, nelle sfumate e ingovernabili fantasie senili, stimolano spontanee immagini meno improprie dell’ incauta discettazione paragiuridica. Immagini che qui, per antico pudore, vanno taciute. Ma non è una cosa seria. Di serio incombe una punta di astioporosi, ancora piccola ma sincera e che m’ inquieta persino il sonno. Accidenti.

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Una risposta a Note a margine n. 441

  1. Frida ha detto:

    Carissimo Prof.,
    da tanto che non commento qui, ma le assicuro che La leggo assiduamente e ne parlo anche nel mio gruppo di amici e conoscenti che seguono il Suo Blog e ne condividono analisi ed emozioni. Che sgomento, caro Prof., vivere in questo Paese sfasciato e in mano ad una banda bassotti! Ammiro la Sua resistenza e la Sua capacità di farci ancora sorridere tra tanta abiezione. Grazie.
    Ciao da tutti noi!
    Frida

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