Note a margine n. 439

Costituzione

LIBERTA’ E CITTADINO TRA PERO’ E CIAMBOTTO

In Italia tutta l’ obesa legislazione intricata in un groviglio di norme – molto spesso così raffazzonate per settori da risultare monche ed inconciliabili tra loro – può essere suddivisa in tre grandi parti. L’ una diretta a vietare, la seconda diretta a obbligare, la terza ad imporre le regole per poter fare tutto quel poco che non è esplicitamente vietato. In questo modo, al cittadino non restano spazi di libera scelta nemmeno al di fuori dei primi due casi. Le autorizzazioni, le concessioni, i permessi, le licenze, le certificazioni, le comunicazioni preventive che vengono richieste quali condicio sine qua no, di fatto azzerano la libertà e diritti e ingrassano i diversi poteri delle burocrazie ‘competenti’, comprimono l’ iniziativa privata, con risvolti negativi sulla qualità della vita, sulla personalità, sull’ economia. Alla Totò, potremmo chiedere: “ Scusi, ma per fare ciò che siamo liberi di fare, che cosa siamo obbligati a fare?” Le presunzioni di legge sono sempre e soltanto a favore della Pubblica Amministrazione; così per i termini di scadenza: sempre perentori quelli a carico del cittadino, a pena di dolorose decadenze e salate sanzioni (a cominciare dal pagamento anche di una somma irrisoria); semplicemente ordinatori quelli per la P.A. il cui mancato rispetto, a cominciare dal pagamento dei debiti verso il cittadino in attesa, non le comporta conseguenze.
Troppe volte accade che a un cittadino si faccia pagare carissima l’ omessa formalità prima di iniziare una attività non vietata; e così lo si spaventa, lo si dissuade, lo si condanna al fatalismo e all’ immobilismo, alla rinuncia di un sacrosanto diritto o al pagamento di ‘incentivi’ per ottenerlo quasi come un privilegio concesso. Sistema-pacchia per l’ attecchimento della corruzione e della concussione. Fioriscono ancora i boccioli dei ‘lei non sa chi sono io’, le “Eccellenze” vocative obbligatorie, i reati di resistenza o di oltraggio a pubblico ufficiale, etc. e il cittadino resta una sottospecie che, a sentire qualche esemplare degli imbecilli che ci spremono e ci vessano, ‘deve essere rieducato’, a parlare, a scrivere, a percepire, a pensare. Da loro. La supremazia è del politically correct e non più dei diritti costituzionali. Infatti, nemmeno questi ormai sfuggono alla falcidia della macchina infernale della interpretazione giudiziaria, arma letale che coventrizza la vera democrazia e le sue sacre libertà ripassate alle forche caudine dell’ arbitrio ermeneutico. Che, però, dà tanto potere; e perciò nessuno vi rinuncia. Manco fessi. Però.
Un esempio di altissimo profilo? La Corte Costituzionale (sent. n. 1/14) ha dichiarato (quanto alla legge in base alla quale è stato eletto l’ attuale Parlamento) “…è la circostanza che alla totalità dei parlamentari eletti, senza alcuna eccezione, manca il sostegno della indicazione personale dei cittadini, che ferisce la logica della rappresentanza consegnata nella Costituzione”. Legge illegittima, dunque; ma la Corte aggiunge, però…“ …Le elezioni che si sono svolte in applicazione anche delle norme elettorali dichiarate costituzionalmente illegittime costituiscono, in definitiva, e con ogni evidenza, un fatto concluso, posto che il processo di composizione delle Camere si compie con la proclamazione degli eletti. Del pari, non sono riguardati gli atti che le Camere adotteranno prima che si svolgano nuove consultazioni elettorali.
Rileva nella specie il principio fondamentale della continuità dello Stato, che non è un’astrazione e dunque si realizza in concreto attraverso la continuità in particolare dei suoi organi costituzionali: di tutti gli organi costituzionali, a cominciare dal Parlamento…le Camere sono organi costituzionalmente necessari ed indefettibili e non possono in alcun momento cessare di esistere o perdere la capacità di deliberare”. Insomma, la necessità di Stato prima della legittimità, cui fa riscontro un Parlamento illegittimamente eletto e privo di rappresentatività del Popolo e che, ciononostante, sta ciambottando alla grande nella Carta Costituzionale modificandola sostanzialmente. Siamo tornati alla ragion di Stato. Ecco un bell’ esempio della interpretazione giudiziaria. Una curiosità: tra i membri del Collegio che dichiararono la illegittimità di questo Parlamento c’era anche Sergio Mattarella che poi accettò la propria elezione a Presidente della Repubblica da parte dello stesso Parlamento. Che dire? Tutto regolare. Però.

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Una risposta a Note a margine n. 439

  1. helena ha detto:

    Quando le regole non vengono rispettate… e’ come lasciare cadere per terra dei fiori, che si sarebbero accontentati, invece, anche di vivere in una boccetta con poca acqua, per mantenere il loro stato di sovranita’. Ma questa e’ un’altra storia, forse soltanto un sorriso perso.
    Gio.. gio.. gio.. dicevo io, quando non sapevo pronunciare ancora la erre, e regolarmente me ne andavo a gambe all’ aria, ma si sa: sono sempre i piccoli a pagare. E per finire il mio commentino, e a proposito di questo ulteriore prezioso insegnamento n.439, aggiungo:
    CANTICO PER FANCIULLI
    E chi non ha il suo piccolo
    talento, che fara’ ?
    Morra’ e di lui dimentico
    il mondo rotera’ ?
    No, no, senza quei miseri
    ricchezza piu’ non v’e’ .
    Le loro piaghe e triboli
    salute son per te .
    —-(dal Romanzo da tre soldi) Bertolt Brecht

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