Note a margine n. 438

UMANITA

Umanità; ahi, ahi. Secondo le regole imposte oggi dall’ integralismo taleban-lessicale di qualche cervello sbandato a sguazzo nell’ italian politacally correct, dovremmo trovarne urgentemente un sinonimo alternativo; non basta che sia parola declinata al femminile. Troppo ancora emerge, infatti, il suo etimo maschile, l’ homo, cioè. E chi vuoi che se ne freghi, tra le ‘culesse’ (non dico culi perché quelli sono parte lesa o se ne fottono) inchiodate (ancora per poco) alle poltrone che contano, della radice sanscrita ‘bhu’- che successivamente divenne ‘hu’- (da cui anche humus = terra). Uomo significa quindi “creatura generata dalla terra”. Ma l’ orda assatanata delle femministe arrabbiate che in questi giorni hanno ciambottato persino con l’ italica Accademia della Crusca (presieduta al femminile, guarda caso e che ormai sdogana di tutto) per accreditare alla nostra lingua sindaca, avvocata, ingegnera, etc., è riuscita a sdoganare anche Presidenta, anche per compiacere la residenta (perché se scrivessi dire ‘residente’ sarei tacciato di sessismo) apicale della nostra Camera dei deputati. Insomma un lessico per legge e piaggeria.
Questo fa rammentare una famigerata quanto ridicola legge varata dal Fascismo nel 1927 per la revisione della lingua italiana in chiave nazionalista, con esiti più che comici oltre che fallimentari. Il che giustifica anche un po’ di fiducia nel futuro, perché, si sa, prima o poi il ridicolo uccide. Qui abbiamo soltanto cambiato la chiave, da quella nazionalista a quella antisessista. Sembra impossibile; eppure, in questa Italietta sbrindellata, anche a distanza di quasi un secolo di Storia, può riemergere la tentazione del potere di occupare e manipolare tutto, oltre il pensiero e l’ opinione, persino il lessico e la cultura, imponendo e mettendo al bando, autoristicamente, consolidate espressioni linguistiche oggetto del nostro prezioso patrimonio letterario che non può soggiacere, per definizione, ai colpi delle maggioranze, o cambiare secondo le combine parlamentari più o meno occasionali e  mutevoli. E guarda caso, un vizio autoritario  collegato a poteri non legittimamente affermatisi. Ricordiamoci, infatti, come si è espressa la Corte Costituzionale sulla legittimità della formazione di questo nostro attuale Parlamento; e ricordiamoci, anche, come prese il potere il Fascismo. Anche questo potere passerà ma la nostra tradizione culturale resterà libera, spontanea, preziosa per merito di coloro che non si saranno piegati a forsennate imposizioni.
Nel frattempo, non aspettiamoci che venga risparmiata almeno l’ Umanità; temo che stiano lavorandoci commissioni composte da fior di cervelli bacati. Da indiscrezioni trapelate, sembrano esservi già varie proposte e tra queste pare accreditarsi il pittoresco termine ‘Femmanità’. Che, approvato a maggioranza, sarebbe già passato alla storia del nostro lessico politically correct, se non fosse per la strenua opposizione dei rappresentanti dei generi intermedi o diversamente orientati che reclamano, democraticamente, la loro parte. E mi pare pure giusto. E le cazzeggianti politiche neolinguiste italiane devono tenerne debito conto; le cose o si fanno bene o non si fanno per niente; fosse anche una classica figura di merda. Come ora che ‘la farina del diavolo è finita in Crusca’.

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Una risposta a Note a margine n. 438

  1. helena ha detto:

    Il papa’ era Protestante, la mamma era Cattolica, la moglie se la prese Ebrea; e poi se ne ando’ per il Mondo quasi intero… e conobbe l’Umanita’. E ne scrisse e ne canto’ in buona compagnia.

    UN UOMO E’ UN UOMO
    Dice il signor B.B. che un uomo e’ un uomo
    e questa e’ cosa che ognuno puo’ dire.
    Ma il signor Bertolt Brecht dimostra poi
    che con un uomo ci puoi far quello che vuoi.
    Come un’ auto, stasera, smontano un uomo e fanno
    veder che si rimonta il tutto senza danno.
    Umanamente all’ uomo ci si approssima,
    senza brutalita’, ma con forza, pregandolo
    di volersi col mondo conformare
    e di lasciare ogni pesce nuotare.
    Con lui, qualsiasi cosa costruire si voglia,
    certo non ci si sbaglia. Ma pero’
    lo devi tener d’ occhio perche’ una notte puo’
    tramutarlo nel boia che ci scanna.
    Il signor Brecht si augura che tutti voi vediate
    sciogliersi come neve la terra su cui state,
    e i casi del portuale Galy Gay vi dimostrino
    quant’ e’ pericoloso il vivere a questo mondo.
    —Bertolt Brecht (da l’opera: Un uomo e’ un uomo)

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