Note a margine n. 431

coppia omo

RICORSO DI UN RAGAZZINO

L’ avv. Mariuccio Rossi Sperini, con studio legale in Roma, alla via del Ciocco Nero 22, procuratore domiciliatario e difensore del sig. Giannino Blanchi di anni 15, essendo nato a Roma il 14 luglio 2000, espone quanto appresso.
Il sig. Giannino è appena venuto a conoscenza della circostanza che, per legge, sta per essere ‘dato’ in adozione alla convivente-compagna di sua madre, laddove le due, da qualche tempo formano una coppia monosessuale.
Il sig. Giannino, ritenendo che da tale ‘dazione in adozione’ gli derivi grave pregiudizio, ha interesse ad impugnare e, pertanto, mio tramite, fa formale opposizione onde impedire che si verifichino a suo carico effetti consistenti in un suo particolare status di adottato del tutto discriminatorio e in aperta violazione del principio di uguaglianza legale di cui all’ art. 3 della Costituzione Repubblicana.
In linea principale, l’ opponente, in proposito, rivendica la sua identità di soggetto di diritto e non quella di un bene-oggetto sul quale possano accamparsi diritti o aspettative di diritto genitoriale da parte di terzi cui solo una formalità di legge ma non la concreta ed effettiva condizione naturale consente di riconoscere, oggi, l’ equipollenza giuridica al fondamentale nucleo sociale formato naturalmente da ben distinte paternalità e maternalità. Senza contare possibili future leggi del tutto diverse.
In primo luogo, precisa che le aspettative di genitorialità di una persona non possono avere valenza di diritto soggettivo, considerato che questo, per legge, può essere soltanto sulle cose o verso altre persone. Non esiste diritto, né nei codici né in natura, a diventare genitore (se non per dinamica naturale) e tanto meno ad adottare tout court. Sì che, dall’altra parte, non può esistere obbligo di una persona di subire passivamente una ‘dazione in adozione’ automatica. Senza contare che, le attuali regolamentari procedure di adozione sono costituite da una lunga serie di rigorose e prudenti cautele e prove preventive ivi compresa quella della necessaria verifica della compatibilità tra adottante e adottabile. Prevalendo, su ogni altro, sempre e comunque l ‘interesse del minore, non si può affermare l’esistenza di un diritto a ottenere in adozione per il solo fatto di essere (l’attuale) compagno del padre o la compagna della madre. Senza tralasciare la possibilità che la vera mira (segreta) di un persona che diventi compagno/a omo di un’ altra, sia quella – strumentale – di procurarsi un figlio, sia pure adottivo. Magari un ricco figlio. Con tanto di aspettative di natura patrimoniali. Un business.
Peraltro, il ricorrente sig. Giannino fa presente: a) di avere ancora un padre che lo ha generato, ex compagno della madre sino al momento dell’avvenuta sostituzione omosessuale da parte materna; b) di detestare visceralmente la compagna della madre cui dovrebbe – per legge – essere dato in adozione e di rifiutarne in assoluto ogni qualsivoglia potestà, mancando così ogni oggettiva sua possibilità di pacifica coabitazione con la stessa; c) di non condividere e non accettare il concetto di famiglia omosessuale, e, a maggior ragione, di rifiutarne ogni forma di convivenza con detto tipo di entità sociale; d) di sentirsi gravemente discriminato rispetto ai figli e adottati di famiglie eterosessuali, di sentirsi esposto ai disagi derivanti da metodi educativi connessi alla duplicazione della figura di un unico genitore, e messo a rischio nella sua normale vita di relazione quanto ad accettazione e affezione di parte di terzi; e) di volere sapere sin d’ora cosa avverrebbe di lui e del suo status di adottato, se la predetta convivenza finisse e, peggio, se la madre o la sua compagna ne cominciasse un ‘altra diversa o, addirittura, concomitante.
A coloro che affermano che la Costituzione non vieta matrimonio e famiglia omosessuali, il sig. Giannino fa presente che, ove si riconoscesse un presunto diritto alla genitorialità ad un soggetto-persona fisica, e/o anche ad un insieme di due dello stesso sesso (coppia omo), non si vedrebbe la ragione per negarlo, poi, anche ad insiemi di più persone ( tre, quattro, etc. ) e persino a soggetti-persone giuridiche, considerato che neanche questo è vietato dalla Costituzione.
Il ricorrente ritiene che, ove così fosse colpito da simile adozione, si attiverebbero in suo danno, solo in forza di una fictio legislativa assimilativa, situazioni e dinamiche concretamente e radicalmente dissimili da quelle di altri minori assunti in adozione da coppie la cui diversità sessuale offre ragionevoli prospettive formative non discriminatorie e non rischiose a priori; prospettive, cioè, che non comportino in re ipsa e ab initio, il pericolo – le cui dimensioni sfuggono ad ogni previsione – di uno status vissuto senza accettazione e con autoemarginazione. Una grave compromissione, cioè, del sacrosanto principio costituzionale di uguaglianza dei cittadini, ancorché minori. Ai quali, invece, deve essere assicurato un surplus di attenzione, considerazione e riguardo, e uguali possibilità.
Il ricorrente rivendica il proprio sacrosanto diritto d’ essere figlio alla stessa stregua di chi è figlio di coppie etero e respinge ogni tentativo che lo possa predestinare forzatamente a situazioni concretamente diverse ma assimilate per legge.
Gli effetti connessi e derivanti dal voto di maggioranza da parte di un temporaneo organo legislativo, infatti, sono strumenti tecnici idonei a rendere legale o illegale ciò che prima non lo era, ma che non incidono sulla realtà fattuale che rimane tale a prescindere dalle variabili maggioritarie del momento.
L’ opponente, pertanto, respinge, contesta e disconosce ogni validità di eventuali e provvedimenti con cui, qualunque ne sia la natura, si dispone della sua persona e delle sua vita, e si riserva sin d’ ora ogni sorta di personali iniziative mirate a respingere e a sottrarsi da situazioni che ritiene assai pregiudiziali, e a difendere la propria dignità umana e giuridica, morale e fisica, onde la stessa trovi pari sviluppo e sia trattata alla pari di altri minori figli o adottati in famiglie eterosessuali. Rammenta a chi di dovere, comunque, che una situazione ‘familiare’ di forte, insanabile costante contrasto tra i suoi componenti è condannata a violente conflittualità e a degenerazioni dagli intuibili ma imprevedibili esiti in danno di ogni suo membro. E questo certamente non è nel prevalente interesse del minore, parte debole e vittima certa. E, probabile futuro disadattato.
Avv. Mariuccio Rossi Sperini

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