Note a margine n. 412

invest

INVESTITURA

Ricevo da Elmiki – che credevo scomparso – e pubblico:

Svolazzava basso il corvaccio nero
ma già stava ben in osservazione
del bianconero braccio falconiero
che poi gli dié la sua benedizione
e per farlo volare alto da sparviero
gli affidò segreti e la promozione.

Giurò buon servizio e pur coraggio,
così inebriato di cotanta investitura,
a testa bassa diritto all’ arrembaggio
si gettò nero cavalier d’estremadura;
ma si spezzò di corna nell’ ingaggio
di prode guerriero:e che figuuuura!

Assai fremente lui non vedeva l’ ora
d’esser primo della classe, narcisista;
mo’ tira schioppettate alla cacciatora,
credendo che nessuno mai gli resista;
e, per farsi una carriera, alla invasora
gente egli ratto s’apprende e al basista.

Fra spocchia, il vanesio, e tanta boria,
cerca lo scontro, la disfida e il duello
per aver cronaca e gli attimi di gloria,
sì che il suo duca sommesso-poverello
gli dica ‘bravo’ e lo iscriva nella storia;
e lo promuova generale o colonnello.

Tra voli pindarici e qualche svolazzo,
il corvaccio nero ci rompe il sollazzo.
E mentre la Chiesa or vuol fare faville,
a fine anno si perderà l’ otto per mille!
Ché l’italiano, buono è e sempre restò
bravo e assai paziente: ma fesso no!

                                                  Elmiki

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Una risposta a Note a margine n. 412

  1. helena ha detto:

    Salve Elmiki caro alfine tornato tu, poeta, al tuo poeta, scrivendo versi che sembrano una musica. Continuano i tempi a muovere i passi su una terra desolata inseparabile compagna di quella di ieri forse, e anche di domani. Senza altro aggiungere ed anche per risparmiare spazio, allora ti mando:

    […]
    Noi che eravamo vivi ora stiamo morendo
    Con un po’ di pazienza.
    […]
    Cos’ e’ quel suono alto nell’aria
    Quel mormorio di lamento materno
    Chi sono quelle orde incappucciate che sciamano
    Su pianure infinite, inciampando nella terra screpolata
    Accerchiata soltanto dal piatto orizzonte
    Qual e’ quella citta’ sulle montagne
    Che si spacca e si riforma e scoppia nell’aria violetta
    Torri che crollano
    Gerusalemme Atene Alessandria
    Vienna Londra
    Irreali.
    […]
    Sedetti sulla riva
    A pescare, con la pianura arida dietro di me
    Riusciro’ alla fine a porre ordine nelle mie terre?
    Il London Bridge sta cadendo sta cadendo sta cadendo
    Poi s’ascose nel foco che gli affina
    Quando fiam uti chelidon –
    O rondine rondine Le Prince d’Aquitaine a’ la tour abolie
    Con questi frammenti ho puntellato le mie rovine
    Bene allora v’accomodo io. Hieronymo e’ pazzo di nuovo
    Datta. Dayadhvam. Damiata.
    Shantih shantih shantih
    THOMAS STEARNS ELIOT (da: La terra desolata)

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